Giorgio Griffa

Torino - 07/03/2014 : 30/04/2014

La mostra, una ventina di acquerelli, racconta il percorso di Griffa degli ultimi due decenni , una storia fatta di segni e di numeri, simboli aperti per accogliere altri alfabeti e lingue scritte e sonore, materiali e no.

Informazioni

Comunicato stampa

Allievo di Filippo Scroppo, dal 1960 al 1963, Griffa intraprende una personale ricerca sul valore della pittura e sul significato dell’atto del dipingere. Strisce colorate, sequenze numeriche e guizzanti arabeschi tracciati su superfici di morbide tele grezze si manifestano nella loro immediata semplicità, e nello stesso tempo si rivelano come effetto di una scelta non compositiva, come conseguenza, si può dire, di un percorso fisico e mentale creativo, non rappresentativo. Io non rappresento nulla, io dipingo, è il titolo di una sua importante mostra personale del 1972

Titolo che coglie e sintetizza la natura dell’approccio di Griffa all’arte del dipingere, caratterizzato da un’elegante ricerca di linearità, un racconto indeterminato in cui il pittore mira alla memoria interna della pittura, al sedimento di significati che si celano nei segni.
L’utilizzo del colore, ora tenue, ora vibrante, realizza atmosfere sobrie ed eleganti.

La mostra, una ventina di acquerelli, racconta il percorso di Griffa degli ultimi due decenni , una storia fatta di segni e di numeri, simboli aperti per accogliere altri alfabeti e lingue scritte e sonore, materiali e no. Griffa è un glottologo che mescola suoni, parole, scrittura, musica, traducendoli in un flusso visivo continuo, che corre liquido da tela a tela, da carta a carta. È una conversazione aperta, un romanzo fatto di infiniti capitoli, che si richiamano attraverso il tempo, elementi di una ricerca rigorosa quanto poetica, analitica quanto sensoriale. Al centro “la pittura”, arte totale che tiene l’alfa e l’omega della storia dell’arte, in una quotidiana riflessione su se stessa come un organismo vivo in metamorfosi.
È una “filosofia parlata” e “numerata” che si teorizza attraverso i “segni” unici di Griffa. Segni che sono parte viva e preziosa di una memoria storica in cui sono state gettate le basi dell’attuale scenario artistico e si sono azzardate innovative avventure segniche, confermate e rilanciate dall’ultimo e attuale ciclo di opere dedicato al “Canone aureo”.