Gento-ban. Il Giappone dell’Ottocento nelle diapositive della Collezione Perino

Lugano - 18/07/2014 : 25/01/2015

L'esposizione allestita al piano terra dell'Heleneum porterà il visitatore nell'atmosfera magica, piena di luce e di colori, del Giappone di fine Ottocento, grazie a un centinaio di opere della Collezione Perino del Museo delle Culture.

Informazioni

  • Luogo: MUSEC - MUSEO DELLE CULTURE
  • Indirizzo: Riva Antonio Caccia 5, 6900 - Lugano - Ticino
  • Quando: dal 18/07/2014 - al 25/01/2015
  • Vernissage: 18/07/2014
  • Generi: fotografia
  • Orari: Il Museo è aperto tutti i giorni dell'anno a eccezione dei Lunedì e di tre festività natalizie. Durante il periodo natalizio il museo ha orari di apertura particolari: 31 dicembre 2013 10.00 - 16.00 1 gennaio 2014 14.00 - 18.00 6 gennaio 2014 10.00 - 18.00 Giorni di chiusura annuali 24 e 25 dicembre 2013
  • Biglietti: Tariffa intera Chf 12.- Tariffa ridotta Chf 8.- (AVS, AI, Lugano card, Tessera Agip Plus, Tessera di soggiorno, Touring Club Italiano, giovani 17-25 anni)

Comunicato stampa

L'esposizione allestita al piano terra dell'Heleneum porterà il visitatore nell'atmosfera magica, piena di luce e di colori, del Giappone di fine Ottocento, grazie a un centinaio di opere della Collezione Perino del Museo delle Culture. Si tratta di diapositive in vetro, fotografie all'albumina e cromolitografie raccolte in tempi recenti da Claudio Perino, medico e appassionato di arte tradizionale giapponese da oltre venti anni



La quasi totalità delle immagini sono esemplari della cosiddetta Scuola di Yokohama, cui appartengono anche le oltre 5000 fotografie all'albumina dipinte a mano che il Museo delle Culture conserva e valorizza attraverso un'intensa attività di ricerche ed esposizioni a livello internazionale (Collezione Ceschin Pilone/Fagioli).
La presente esposizione si focalizza su supporti diversi dalle fotografie all'albumina e mette ulteriormente in evidenza il ruolo centrale che ebbero le immagini della Scuola di Yokohama nella formazione, in Occidente, di un immaginario collettivo sul Giappone. Tale fenomeno caratterizzò proprio i tumultuosi anni del periodo Meiji (1868-1912), quando il Giappone si aprì all'Occidente dopo secoli di isolamento e avviò una rapida e profonda trasformazione, che ha portato al Giappone contemporaneo. Fu un periodo ricco di contraddizioni, caratterizzato da curiosità e visioni reciproche, esotiche ed esotizzanti, che sono espresse nei soggetti scelti dai fotografi del tempo: geisha tra fiori, samurai, lottatori di sumo, kendôka, ma anche Occidentali in risciò, Ainu barbuti dell'Hokkaidô, o ancora, i lampioni a gas lungo le vie delle città giapponesi.




La dimensione quasi onirica delle immagini della Scuola di Yokohama è accentuata da un peculiare supporto, all'epoca molto diffuso e oggi quasi dimenticato: le delicate diapositive realizzate con lastre in vetro, chiamate gentô-ban (燈板), che letteralmente significa “illusione di luce”. Le immagini sulle diapositive erano ottenute a partire da negativi fotografici o stereografici e poi, come le stesse fotografie all'albumina, erano finemente colorate a mano da maestranze locali. A differenza delle fotografie, le diapositive erano proiettate su un muro bianco con la lanterna magica, una sorta di proiettore antesignano del cinema.

In una delle sale all'Heleneum sarà possibile rivivere l'esperienza della lanterna magica, proprio come avveniva quando le lastre in vetro erano proiettate in sale buie e diventavano così le protagoniste di uno spettacolo collettivo di pre-cinema, in cui gli astanti potevano sognare il Giappone, mondo lontano e incantato. Nelle altre sale le diapositive saranno visibili su speciali teche con un fondo retro illuminato, accompagnate da fotografie all'albumina colorate a mano e da cromolitografie che ne riprendono i soggetti, che il collezionista ha personalmente abbinato alle diapositive.
L'esposizione Gentô-ban. Il Giappone dell’Ottocento nelle diapositive della Collezione Perino è interamente ideata e prodotta dal Museo delle Culture ed è corredata da un catalogo a cura di Moira Luraschi.