Gabriela Maria Müller – Anima naturae

Lugano - 25/09/2020 : 01/11/2020

Esposta al MASI Lugano l’opera di Gabriela Maria Müller vincitrice della dodicesima edizione del Premio Artista Bally dell’Anno indetto dalla Fondazione Bally per la Cultura.

Informazioni

Comunicato stampa



La Fondazione Bally e il Museo d’arte della Svizzera italiana dedicano la mostra Anima naturae all'artista Gabriela Maria Müller, vincitrice del Premio Artista Bally dell’Anno, indetto dalla Fondazione Bally per la Cultura.


L’opera Cœurs sacrés, premiata per l’alta qualità e la significativa aderenza al tema “Sulla natura del mondo”, sarà esposta dal 25 settembre al 1° novembre 2020 al primo piano della sede di Palazzo Reali del MASI, insieme a una selezione di lavori dell’artista

Cœurs sacrés, realizzata tra il 2018 e il 2019, è composta da una grande spirale formata da migliaia di semi di un unico olmo fissati su un voile, successivamente avvolta in un velo intelaiato su legno e posta entro una struttura quadrilatera di metallo.
In Cœurs sacrés l’artista esprime l’amore per la natura, l’unione tra il micro e il macrocosmo, tra il visibile e l’invisibile, tra il materiale e l’immateriale, attraverso una simbologia stratificata. I semi, fragili e preziosi, rappresentano potenti nuclei narrativi e generativi; la spirale, emblema di infinito e di perfezione, richiama l’armonia e i cicli vitali; il velo è un invito alla scoperta dei misteri dell’inviolabile mondo della natura; il quadrato simboleggia la dimensione concettuale della soglia, oltre la quale ritrovare lo stupore e, al contempo, esperire il limite umano davanti all’immensità del creato. Le altre opere presenti sono Le grand secret, L’abbraccio all’albero, Flou flou - realizzate analogamente a Cœurs sacrés, con l’impiego di un velo sottile, materiale prediletto dall’artista per la sua leggerezza -, Il canto della terra e Rêver le mystère.
“Sulla natura del mondo”, il tema proposto dalla Fondazione per la dodicesima edizione del Premio Artista Bally dell’Anno 2019, invitava a uno sguardo diverso sulla natura, sulla sua evoluzione e sui processi trasformativi, lasciando aperti l’interpretazione sulla realtà e i possibili dialoghi tra uomo, natura e cultura. Le candidature, alla cui accurata selezione ha partecipato il Museo d’arte della Svizzera italiana, sono state numerose, indice di un cresciuto interesse della comunità artistica al Premio. La sinergia tra la Fondazione Bally e il MASI, di cui questa mostra è un primo rilevante risultato del pluriannuale accordo di collaborazione siglato nel 2019, rafforzerà ulteriormente il legame del Museo e della Fondazione con gli artisti della nostra regione.