Franko B – Oh… i’m so fucking queer!
Comunicato stampa
Siamo lieti di invitarvi alla mostra personale di Franko B “Oh… i’m so fucking queer!”
Franko B dichiara il suo antagonismo esplicitamente. Lo fa sul piano dell’estetica e lo fa su quello della politica. Il suo, infatti, è un lavoro pienamente politico, in cui la strategia di narrazione è sostanziata da una critica dell’esistente senza filtri e senza sconti. Si potrebbe dire che tutta la sua ricerca è un atto di guerriglia in cui l’artista si impegna fondendo arte e vita, portando sulla pelle, così come nella sua opera, i segni estetici della lotta e della critica.
La critica al potere è la base su cui si fonda tutta la riflessione dell’artista: si tratta di un potere che pervade il quotidiano e che si inserisce nella dimensione esistenziale di ciascuno uniformandola in base agli interessi dell’omologazione. È così che nel lavoro di Franko B ciò che potrebbe apparire come una provocazione, in realtà ha fondamenti più profondi e finisce per mettere in discussione le coordinate esistenziali imposte.
Proprio il titolo della mostra, che fa riferimento ad una categoria che rischia ormai di essere svuotata di significato (queer), rivendica la totale fusione fra la dimensione esistenziale dell’artista e la sua scelta di condurre una lotta politica quotidiana che vuole mettere in discussione le basi stesse su cui il potere si fonda.
Le opere diventano quindi armi da impiegare in una battaglia che vuole coinvolgere gli spettatori, inducendo in loro un trauma, uno shock dal quale partire per elaborare una riflessione sulla propria condizione nel mondo di oggi. Etica ed estetica si fondono, quindi, e fondendosi finiscono per combattersi, per cercare di guadagnare terreno nel campo di lotta della critica dell’esistente. L’ironia che permea il lavoro installativo è poi uno strumento che non vuole affatto sdrammatizzare ma che, al contrario, serve a dare ulteriore potenza alle opere e al loro messaggio.
Non ci sono filtri nel lavoro di Franko B. Tutto viene sbattuto in faccia a chi guarda, senza il timore di spaventare o di scandalizzare, perché non è compito dell’artista preservare il pubblico dallo scandalo anzi, l’artista deve buttare benzina sul fuoco e sottolineare il dramma, mettere sotto i riflettori le contraddizioni, senza sconti.