Francesco Locatelli – A Sphere in the Heart of Silence (II)

Lissone - 16/05/2013 : 27/07/2013

Il MAC di Lissone arricchisce le sue collezioni permanenti con l’acquisizione dell’opera A Sphere in the Heart of Silence (II) di Francesco Locatelli, una china su carta montata su legno e vetro fumè. Nelle intenzioni dell’artista, «il disegno di una montagna si sviluppa mescolando diverse tipologie di tratteggio: i volumi, i dettagli delle ombre e i riflessi danno forma ad improvvise geometrie e inaspettate prospettive.

Informazioni

  • Luogo: MAC - MUSEO D'ARTE CONTEMPORANEA
  • Indirizzo: Viale Elisa Ancona, 6 20851 - Lissone - Lombardia
  • Quando: dal 16/05/2013 - al 27/07/2013
  • Vernissage: 16/05/2013 ore 21
  • Autori: Francesco Locatelli
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: Martedì, Mercoledì e Venerdì h 15-19 Giovedì h 15-23; Sabato e Domenica h 10-12 / 15-19
  • Biglietti: ingresso libero

Comunicato stampa

Il MAC di Lissone arricchisce le sue collezioni permanenti con l’acquisizione dell’opera A Sphere in the Heart of Silence (II) di Francesco Locatelli, una china su carta montata su legno e vetro fumè. Nelle intenzioni dell’artista, «il disegno di una montagna si sviluppa mescolando diverse tipologie di tratteggio: i volumi, i dettagli delle ombre e i riflessi danno forma ad improvvise geometrie e inaspettate prospettive

Il vetro che copre l'immagine è racchiuso in una cornice inclinata che offre al disegno una profondità e una presenza scultorea, il colore scuro del vetro proietta la composizione in una dimensione notturna, in cui la danza tra il bianco e il nero, l'astratto e il figurato, è immersa in una silenziosa sospensione».

Tutt’altro che obsoleto, il paesaggio è stato definito il genere «des plus riches, des plus agréables et des plus féconds de la peinture». Il locus amoenus degli inizi, scenario di miti e temi letterari, ha conquistato un ruolo di primo piano col vedutismo italiano – divenuto romanticamente sublime alla fine del XIX secolo – sottoponendosi a continui ribaltamenti di segno e di senso. Francesco Locatelli non sfugge alla tradizione del paysage moralisé impostosi nel momento in cui gli artisti avevano compreso di poter infondere nel soggetto qualità e valori umani in un rapporto di reciprocità emotiva. Con un disegno al tratto, che potremmo equiparare a un’incisione a puntasecca, Locatelli ha dato vita a uno scenario arido e allo stesso tempo denso, formato da acrocori imponenti, granitici, vertiginosi – giacimento della materia e del pensiero, oltre che sorgente del divenire e dell’essere.
Da Annone fino ai giorni nostri la Terra è stata sottoposta a innumerevoli esplorazioni (e conseguenti spoliazioni), in lungo e in largo, in profondità e in altezza; viaggiatori d’ogni epoca hanno ricercato un nuovo paradiso terrestre, ma ovunque andassero la loro presenza risultava incompatibile con gli idilli naturali. Presi dalla smania di conoscere/conquistare dimenticavano di purificarsi. Proprio per questo motivo Locatelli estromettere l’uomo dal paesaggio, lo relega in disparte a guardare, quasi volesse costringerlo a riflettere sulle proprie responsabilità deontologiche.
Immaginando un’altra via – meglio ancora: un altro ciclo della vita – l’artista ci obbliga a espiare e a purificarci, per meglio comprendere, accettare e rispettare il pianeta in cui viviamo. Non si tratta tuttavia di ricreare un Eden terrestre, né di dar forma a una novella Arcadia, ma di optare per un climax di “revisionismo vedutista”, sorta di formazione olistica del mondo che è (sempre e comunque) un precipitato della natura umana. Palcoscenico geologico che contrappone allo slargo paesaggistico uno slancio in verticale, un’alta quota in cui la contemplazione si fa più assorta e intima, com’è lecito aspettarsi dall’arte che funge sia da baricentro sia da barometro. La visione diventa quindi un vagheggiamento che esorta lo spettatore a tornare ai territori senza veleni dell’immaginazione.
L’acquisizione dell’opera di Francesco Locatelli è anche un riconoscimento all’attività culturale non-profit presente sul territorio. Attento a monitorare il fermento artistico della provincia di Monza e Brianza, il MAC di Lissone intende infatti rendere merito allo Studio Apeiron di Sovico che nei mesi scorsi ha ospitato una mostra personale dell’artista.