Francesca Montinaro – Ritratto continuo

Roma - 30/11/2013 : 09/03/2014

Ritratto continuo mod. 3.375.020.000, riferito al numero approssimativo di donne nel mondo, è un ritratto di gruppo al femminile in cui le singole donne, prese nel loro insieme e valorizzate nella loro singolarità, sono espressione di un nuovo concetto d’identità sociale.

Informazioni

Comunicato stampa

Inaugura sabato 30 novembre 2013 alle ore 18.00 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, Ritratto continuo mod. 3.375.020.000 un progetto di video installazione pensato e realizzato dall’artista romana Francesca Montinaro, con la curatela di Maria Vittoria Marini Clarelli, art promoter Ines Musumeci Greco e accompagnato da un testo critico di Miriam Mirolla.

Ritratto continuo mod

3.375.020.000,, riferito al numero approssimativo di donne nel mondo, è un ritratto di gruppo al femminile in cui le singole donne, prese nel loro insieme e valorizzate nella loro singolarità, sono espressione di un nuovo concetto d’identità sociale, incentrato sull’originalità individuale, sulla forza vitale e sulla convinzione, tipicamente femminile, di poter influire positivamente sul futuro del mondo. L'artista chiede a ogni donna partecipante di riflettere sulla propria identità e sul proprio ruolo, e sintetizzarlo compiendo un gesto simbolico: sporcarsi le mani per scagliare un messaggio al di là del video.


Perchè “sporcarsi le mani”?
E’ un invito ad agire, esprimersi, mettersi in gioco, raccontarsi, prendere una decisione. Un messaggio scritto sulle proprie mani e lanciato a generazioni future.

Chi sono le donne coinvolte in questa prima fase del progetto?
L’artista ha individuato quattro modelli femminili: le spose, le suore, le saleswomen door-to-door, le scultrici della parola.
Tutte donne-icona, donne in divisa.
Le spose con i loro abiti rappresentano ancora oggi per molta popolazione femminile la tappa obbligata per l’emancipazione dalla famiglia d’origine.
Le suore, anche loro in abiti/divisa, sono le prime donne ad aver studiato, ad aver lavorato, e sono le prime ad amministrare i grandi patrimoni.
Le saleswomen, la cui divisa è rappresentata dall’ufficio/borsa, sono quelle donne che, negli anni 60/80, hanno attuato una rivoluzione sociale, economica e intellettuale, attraverso l’invenzione americana del door-to-door.
Le scultrici della parola, infine, sono tutte quelle donne che usando professionalmente la parola come veicolo del proprio pensiero, diventano il salvacondotto per i pensieri di tutte le altre.
Tra le donne invitate a partecipare al progetto Dacia Maraini, Francesca Reggiani, Serena Dandini, Francesca Franci, Camilla Baresani, Roberta Torre, Myrta Merlino, Simona Izzo e molte altre ancora. Come spiega Miriam Mirolla “Donne che, con modalità diverse, hanno trovato una via alla propria identità e ora, seguendo le semplici quanto calorose indicazioni dell’artista, mettono in scena con orgoglio e consapevolezza le parti simbolicamente più forti di sé: il volto, il corpo, il pensiero.”

Come si arriva al messaggio scritto?
Ogni frase scaturisce da una libera scelta della partecipante; poi la condivisione e la scrittura dei messaggi sulle mani avviene insieme all’artista, in un processo artistico, intimo e corale al contempo, che l’artista chiama “viaggio dell’identità” .

Come si svolge l’azione?
E’ uno spettacolo rituale, muto, lento, ipnotico: seduta su una sedia girevole, la partecipante si mostra di spalle, poi si gira e infine mostra il messaggio scritto direttamente sulle proprie mani. Il video-ritratto, curato in ogni dettaglio cromatico, di luce e di inquadratura, acquista quella straordinaria monumentalità tipica delle statue antiche ammirate dal basso.

Ritratto continuo mod. 3.375.020.000 è un video-ritratto collettivo che include tutte le donne del mondo. Tutti i video-ritratti, di 90 secondi ognuno, sono montati in sequenza e privi di audio. La durata complessiva dipende dal numero dei video-ritratti realizzati e in questa prima esposizione sono circa 300, divisi per modello e fruibili da 4 monitor da 75 pollici.
Si tratta di un’opera costruita in parecchi mesi, fruibile dal pubblico in un tempo esteso, ciclico e occasionale. Il risultato finale è un linguaggio narrativo diretto e di forte impatto visivi i cui contenuti sono incerti: si sostanziano ritratto dopo ritratto.