Flavio de Marco – Screen Life

Informazioni Evento

Luogo
VILLA DELLE ROSE
via Saragozza 228/230 Bologna, Bologna, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

Venerdì 15.00 - 18.00
Sabato e domenica 11.00 - 18.00

Orari straordinari in occasione di ART CITY Bologna 2026
Giovedì 5 febbraio 14.00 - 20.00
Venerdì 6 febbraio 14.00 - 20.00
Sabato 7 febbraio 14.00 - 22.00
Domenica 8 febbraio 14.00 - 20.00

Vernissage
31/01/2026

ore 18

Biglietti

ingresso libero

Patrocini

Mostra promossa da
Comune di Bologna | Settore Musei Civici | MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna

Artisti
Flavio De Marco
Curatori
Lorenzo Balbi
Generi
arte contemporanea, personale

Screen Life, mostra personale dell’artista Flavio de Marco, curata da Lorenzo Balbi e realizzata in collaborazione con Galleria Studio G7 (Bologna).

Comunicato stampa

Dall'1 febbraio al 29 marzo 2026 il MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna del Settore Musei Civici del Comune di Bologna presenta nella sede di Villa delle Rose Screen Life, mostra personale dell'artista Flavio de Marco, curata da Lorenzo Balbi e realizzata in collaborazione con Galleria Studio G7 (Bologna).

L'esposizione rientra nel programma istituzionale di ART CITY Bologna 2026 (5 - 8 febbraio), il palinsesto di mostre ed eventi promosso dal Comune di Bologna con il sostegno di BolognaFiere in occasione di Arte Fiera, con la direzione artistica di Lorenzo Balbi.
L'inaugurazione si svolgerà sabato 31 gennaio 2026 alle ore 18.00.

La ricerca di Flavio de Marco (Lecce, 1975) indaga lo schermo come nuovo paesaggio del contemporaneo, muovendosi tra i vari generi della pittura: le opere attraversano figurazione e astrazione per rappresentare l’esperienza dello spazio riconfigurato dalla nuova società digitale.
Il progetto espositivo, ideato appositamente per gli spazi di Villa delle Rose, attraversa ventisei anni di attività dell’artista offrendo una lettura estesa della sua ricerca pittorica che sancisce il passaggio epocale dalla vita analogica a quella digitale. Nelle prime tele dedicate alle schermate del computer, de Marco ravvisa l’esperienza del nuovo paesaggio contemporaneo ridefinendo la percezione del reale. Negli anni questo spazio ha continuato a rappresentare per l'artista il campo di ricerca privilegiato attraverso cui indagare soggetti differenti che spaziano dalla natura morta al ritratto, generi pittorici in cui l’esperienza del reale diventa proiezione in uno spazio immateriale.

Nove i nuclei tematici che raccontano con circa settanta opere la produzione di de Marco: Autoritratto, Paesaggio, Orizzonte, Souvenir, Vedute, Fiction, Xenia, Virtual Reality e Avatar.

Nella sezione Autoritratto, i disegni a pastello degli ultimi anni vengono affiancati ad Autoritratto nelle vesti di Georg Gisze (2022), il lavoro in cui l'opera rinascimentale realizzata da Hans Holbein il Giovane viene ripresa per affrontare il tema dell’identità dell'artista in rapporto ad altri autori.

La seconda stanza di Villa delle Rose, dedicata al nucleo sul Paesaggio, ospita Spazio privato pubblico pittorico (Paesaggio) (1999), prima opera in cui de Marco fa utilizzo dello schermo come suo nuovo modello. Nei lavori di fine anni Novanta e primi Duemila il sistema spaziale dei software genera una nuova idea di orizzonte, trasformando la funzionalità della schermata in un paesaggio: uno spazio da vedere privo di testi e icone.

Opere come Mediterraneo (2007-2025), Paesaggio (Cima da Conegliano) (2009-2019) e Paesaggio (ready-made) (2006-2014) fanno parte della sezione Orizzonte. In questi lavori il meccanismo di sovrapposizione delle finestre digitali si sviluppa in nuove composizioni a cui fanno da contrappunto elementi di scenari classici.

Nelle opere raccolte nella sezione Souvenir emerge per la prima volta la presenza di immagini figurative all’interno delle schermate; la storia della pittura è contaminata da simboli e dispositivi del mondo digitale. In Souvenir Schifanoia (luglio) (2014-2025), ad esempio, frammenti del ciclo dei mesi della Scuola Ferrarese convivono con la struttura di Photoshop e del programma Promemoria, dando origine a un risultato ibrido e fuori fuoco.

Nel nucleo Vedute è manifesta l'attitudine di de Marco a rileggere questo genere attraverso una visione stratificata di cartoline, manifesti, mappe, navigatori satellitari e guide turistiche. Nella grande tela Add Files (Montafon) (2014–2025), una località di montagna appare come sfondo di un sito di trasferimento dei file, attribuendo al paesaggio una funzione decorativa nella prospettiva del viaggio.

In Fiction sono raccolti i paesaggi dell’isola di Stella, un luogo immaginario di cui l'artsita ha realizzato una guida turistica, frutto di un lungo processo di sperimentazione formale sul genere del paesaggio. Vi sono, inoltre, rappresentazioni di luoghi extra-terrestri e letterari, come l’isola di Pala del romanzo utopico L'isola di Aldous Huxley.

Nelle opere contenute nella sezione Xenia a tornare è il motivo della natura morta riorganizzato intorno alla pervasiva presenza dello smartphone, inteso come dispositivo per abitare più luoghi nello stesso tempo, alternando la fisicità degli oggetti quotidiani all’immaterialità delle applicazioni.

Nella stanza Virtual Reality la realtà è filtrata da schermi e dispositivi che invertono il rapporto tra realtà e rappresentazione. In Das Mädchen in der Straßenbahn o Hausaufgaben (2023) lo sguardo si sposta su ambiti di vita quotidiana nei quali le figure sono assorte nell’astrazione proiettiva della comunicazione privata.

Con Avatar si chiude il cerchio del percorso espositivo tornando ai ritratti che qui rappresentano figure reali e virtuali. I riferimenti alla ritrattistica si mescolano alle pagine di Instagram e ai videogiochi, in una galleria in cui robot-artisti, influencer e identità inesistenti appaiono sullo stesso livello di realtà.

In ultimo, il secondo piano della Villa propone una selezione di disegni sui diversi temi esposti nelle singole stanze.

L'esposizione è accompagnata da un catalogo prodotto da Collezione Maramotti ed edito da Quodlibet che raccoglie testi di Franco «Bifo» Berardi, Luca Bertolo, Mauro Covacich, Giorgio Falco, Federico Ferrari, Aldo Nove, Maria Luisa Pacelli, Nicola Samorì, Sandro Sproccati, e una introduzione di Lorenzo Balbi.

Flavio de Marco
Nato a Lecce nel 1975, ha studiato all'Accademia di Belle Arti di Bologna e attualmente vive e lavora tra Berlino e Urbino.
Ha esposto per la prima volta nel 1997 e, a seguire, è stato protagonista di numerose mostre personali in Italia e all’estero. Si ricordano, tra le altre, le esposizioni presso Künstlerhaus Bethanien (Berlino); Frankendael Foundation (Amsterdam); Estorick Collection of Modern Italian Art e Istituto Italiano di Cultura di Londra (Londra); Collezione Maramotti (Reggio Emilia); Museum Frieder Burdan / Salon Berlin (Berlino); Palazzo dei Diamanti (Ferrara).
Le sue opere appartengono a importanti in collezioni private e pubbliche di realtà quali MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna (Bologna); Musei Civici di Forlì (Forlì); Collezione Maramotti (Reggio Emilia); Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (Roma); GAMC - Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara (Ferrara); Kustbibliothek Staatliche Museen (Berlino); Simmons & Simmons (Londra).
flaviodemarco.com