Figlia della notte

Rieti - 25/05/2013 : 14/06/2013

Mostra d’arte contemporanea

Informazioni

  • Luogo: STUDIO7 IT - SPAZIO ARTE
  • Indirizzo: Via Pennina 19 - Rieti - Lazio
  • Quando: dal 25/05/2013 - al 14/06/2013
  • Vernissage: 25/05/2013 ore 17
  • Curatori: Francesco Santaniello
  • Generi: arte contemporanea, collettiva
  • Orari: ven-sab ore 18-20 oppure su appuntamento

Comunicato stampa

Studio7 Arte Contemporanea, Via Pennina 19, Rieti, inaugura sabato 25 maggio 2013, alle ore 17, FIGLIA DELLA NOTTE, una mostra collettiva di arte contemporanea, a cura di Francesco Santaniello, in cui sei artisti - Stefano Bergamo, Cristiano Carotti, Eliana Frontini, Ilaria Novelli, Marco Piantoni e Roberta Ubaldi – si confrontano sul tema della morte.
‘(…) Gli autori presenti nella mostra allestita presso Studio7 (…) hanno affrontato questo argomento secondo i modi delle loro differenti maniere e poetiche, senza scadere nelle vacue forme retoriche


Ilaria Novelli attraverso il suo peculiare linguaggio surreal-pop, caratterizzato dalle marcate declinazioni dark e dall’uso delle accese cromie virate nei toni acidi, delinea visioni paradossali e oniriche, nelle quali gli incubi assumono le sembianze zuccherose dei sogni. Ilaria pone l’accento sulla bellezza perturbante delle sue creature, circondate da una fitta trama di rimandi simbolici, letterari, musicali.
Una chiara matrice pop sottende anche la ricerca di Marco Piantoni, che ha messo in scena il funerale di Peter Pan, poiché con profonda amarezza ha constatato che il paladino della fantasia e della spensierata fanciullezza non poteva più vivere in questo nostro mondo prosaicamente assurdo e dominato dalle logiche del materialismo e del business. Tuttavia, l’Arte possiede la capacità di farci ricordare che noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni (Shakespeare) e quindi potremmo far risuscitare Peter.
L’ironia è la chiave di lettura dell’opera di Stefano Bergamo, con la quale, evitando gli accenti catastrofistici, affronta la questione degli incidenti stradali. Gli scontri e l’accumulo indistinto di autovetture sono tra i temi iconografici prediletti dell’autore e anche in questo dipinto costituiscono un pretesto per rappresentante una deflagrante esplosione di colori che disgregano le forme in un vorticoso dripping, allusione al caos materiale e morale che ci circonda. Tra il serio e il faceto Cristiano Carotti ha dedicato alla Morte una sorta di altarino devozionale surreal-kitsch (visto che non possiamo sfuggirle, cerchiamo di ingraziarcela, verrebbe da dire), contenente il simulacro di un cervello umano (la ragione) e l’immagine di una squadra di calcio (una delle tante umane passioni).
Sull’immagine del teschio, pittoricamente corroso dalla ossidazioni del ferro o mimeticamente con-fuso tra i toni rugginosi e il ritratto di un giovane uomo, si è indirizzata l’attenzione di Roberta Ubaldi. Nella maniera di Roberta le ruggini indotte sulle lastre ferrose usate come supporto hanno la stessa valenza dei pigmenti, ma in questa sede possiamo rivestirle di un ulteriore significato, poiché indicano la lenta e inesorabile trasformazione (e decomposizione) che accomuna tutto ciò che si trova sotto la volta celeste. Molto prima del ferro la materia pensante e senziente chiamata uomo è destinata ad irreversibili cambiamenti, che si devono accettare perché siamo “docili fibre dell’universo”.
Un’atmosfera di elegiaca mestizia pervade le immagini composte da Eliana Frontini, vedendo le quali non posso non pensare a quella corrispondenza d’amorosi sensi – di foscoliana memoria – che lega ognuno di noi a coloro che abbiamo amato e che sono passati “a miglior vita”. Con il suo filo, metaforicamente composti dall’intreccio di memoria, nostalgia e affetto Eliana cerca di ricucire le lacerazioni causate dal distacco tra chi resta e chi muore. Il suo filo allude a quello che scorre tra le mani delle Parche ed è un filo metafisico, che avvolge immagini e simulacri, capace di legare alla realtà contingente il mistero dell’aldilà.
La vita implica la morte, non può essere altrimenti, ma, come sostenuto da Hermann Hesse “ […] Forse il momento stesso della morte/ci farà andare incontro a nuovi spazi:/della vita il richiamo non ha fine..../Su, cuore mio, congedati e guarisci..” (Francesco Santaniello, dal testo in catalogo della mostra)