Fatto a Pezzi. L’arte del collage

Mestre - 21/03/2014 : 21/05/2014

Il Collage è una forma d’arte che non ha subito grandi critiche a differenza della pittura figurativa discriminata almeno per tutti gli anni ’70. Per la sua caratteristica frammentaria, non poteva essere colpevolizzato di nostalgie reazionarie o ritorni all’ordine. Artisti: Bibiana Mele, Lane Collage, Patrick Bremen, Rob Benders, Takahiro Kimura, Domenico Goi, Paolo Franzoso, Miguel Leal, Nuno Evaristo, Martin Dosek, Sohrab Crew, Damiano Fasso

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA VAINART
  • Indirizzo: Via Felisati 56. cap 30171 - Mestre - Veneto
  • Quando: dal 21/03/2014 - al 21/05/2014
  • Vernissage: 21/03/2014 ore 18
  • Curatori: Fabio Pinelli
  • Generi: arte contemporanea, collettiva

Comunicato stampa

FATTO A PEZZI

Quasi cento anni sono passati dal collage dadaista di Hannah Höch, Taglio con coltello da cucina attraverso il ventre gonfio di birra della Repubblica di Weimar, (1919) esposto nel 1920 alla prima fiera internazionale Dada di Berlino. La realtà “fatta a pezzi”, e per questo poi considerata “degenerata” (entartete), scaturisce nel collage dadaista degli anni Venti a causa di una profonda crisi determinata dalla fine della prima guerra mondiale, una crisi che formalmente rifiutava la fede progressista dell’apparato cubo-futurista, il quale finirà per essere fagocitato dai dettami dei poteri dittatoriali già pronti ad esplodere


Il Collage si evidenzia da allora principalmente in due forme. Una è quella tecnico formale, dispone e valorizza il frammento concependo l’arte attraverso un percorso non razionale e alogico, differente del cubismo costruttivista. L’altro è il profondo senso politico che nell’opera d’arte annulla la scatola prospettica attraverso colori e forme stranianti. E’ forma evocativa ma allo stesso tempo controbatte criticamente il senso evoluzionistico della Storia. Il lato contemplativo del collage, quello più vicino a una dimensione del recupero della memoria storica, si farà rivedere solo dagli anni Sessanta. Dal Merzbau di Kurt Schwitters questa poetica del trauma si farà sentire ancora dopo la seconda guerra mondiale con gli assemblages di Rauschenberg e i décollages di Mimmo Rotella, dove il tema del contrasto, il rifiuto degli schemi di potere promossi dalla fiducia dei beni di consumo, rimandano alla contemplazione delle macerie e al lento lutto da rielaborare; binomi psichici sempre emergenti dopo crisi, catastrofi e guerre.
Forma d’arte che non ha subito grandi critiche a differenza della pittura figurativa discriminata almeno per tutti gli anni ’70, il collage, proprio per la sua caratteristica frammentaria, non poteva essere colpevolizzato di nostalgie reazionarie o ritorni all’ordine. Perche? Nutrendosi di“copie” è indifferente al discorso mistico sull’originalità dell’immagine, se ne appropria siano esse private o mediatiche, le riassembla in un non-senso dove le certezze dei linguaggi iconografici cedono al potere polisemico del loro stesso montaggio.
In questa mostra le personali ed intime proiezioni identitarie di Takahiro Kimura, Sohrab Crew e Patrick Bremen, risultano frammenti perfettamente dialoganti con il macrocosmo sconquassato e ansiogeno di Paolo Franzoso, Rob Benders e Lane Collage. Formalmente i lavori di Martin Došek e Domenico Goi rievocano illustri predecessori della tecnica del collage come Hannah Höch e Romare Bearden, ma la contemporaneità del collage sta nei diversi sensi che si formano dal contesto e non nell’assunto.
Che sia soggetto a ironiche allusioni sulla contemplazione dell’oggetto feticcio , come in Damiano Fasso, o alle costruzioni di identità ed esorcismi come nei lavori di Bibiana Mele, Miguel Leal e Nuno Evaristo, il potere immaginifico che offrono i lavori degli artisti in mostra convalidano a pieno diritto il collage come tecnica attuale dell’arte contemporanea.

Fabio Pinelli