Edoardo Miola – Deja Vu–Soi Cowboy

Torino - 24/11/2012 : 13/01/2013

Il contesto geografico e culturale nell'ambito del quale la ricerca fotografica di Edoardo Miola è stata condotta si trova rispecchiato nel titolo stesso della mostra: siamo a “Soi Cowboy”, quartiere a luci rosse nel cuore di Bangkok, distretto cittadino che deve il suo nome a TG "Cowboy" Edwards, un aviatore americano in pensione che vi aprì uno dei primi bar nel 1977 (il soprannome "Soi Cowboy" con cui l'uomo era conosciuto deriva, invece, dal cappello da cowboy sovente indossato).

Informazioni

  • Luogo: PAOLA MELIGA GALLERY
  • Indirizzo: Via Maria Vittoria 46/D 10123 - Torino - Piemonte
  • Quando: dal 24/11/2012 - al 13/01/2013
  • Vernissage: 24/11/2012 ore 18.30
  • Autori: Edoardo Miola
  • Generi: fotografia, personale
  • Orari: martedì’ – sabato ore 10.30/12.30 – 15.30/19.30 Domenica e lunedì chiuso

Comunicato stampa

Sabato 24 novembre alle ore 18.30 negli spazi della Galleria d'arte Paola Meliga in Torino si terrà, alla presenza dell'artista, la cerimonia inaugurale della mostra fotografica "Deja Vu - Soi Cowboy", curata dal fotografo genovese Edoardo Miola, che esporrà una serie di scatti - alternati in vedute d'insieme, particolari, interni e ritratti - dedicati alla notte di Bangkok, offrendo al pubblico il quadro inusuale di una dimensione che si vorrebbe ‘asiatica’ ma che in realtà potrebbe appartenere a qualsiasi megalopoli del Mondo



Il contesto geografico e culturale nell'ambito del quale la ricerca fotografica di Edoardo Miola è stata condotta si trova rispecchiato nel titolo stesso della mostra: siamo a “Soi Cowboy”, quartiere a luci rosse nel cuore di Bangkok, distretto cittadino che deve il suo nome a TG "Cowboy" Edwards, un aviatore americano in pensione che vi aprì uno dei primi bar nel 1977 (il soprannome "Soi Cowboy" con cui l'uomo era conosciuto deriva, invece, dal cappello da cowboy sovente indossato).

Riguardo ai due maestri internazionali, Steve Mc Curry e Mike Yamashita, che hanno accompagnato Edoardo Miola a Bangkok, fornendogli lo spunto per la ricerca, il fotografo ligure dichiara: "Quando mi si è presentata l'opportunità di seguirlo ed ascoltare le sue parole, non ho esitato a raggiungere Steve a Bangkok. Con lui c'era un amico di sempre, Mike Yamashita, un vero maestro dello scatto e della composizione.”

Come ci illustrano i critici Elisabetta Papone e Marco Riolfo, il percorso narrativo proposto da Edoardo Miola non è lineare, è costruito per frammenti, ed impone una progressiva accelerazione nei ritmi, che diventano quasi frenetici: le immagini generano una sorta di vortice ossessivo, incombono e diventano assordanti; la luce artificiale si dilata ed è protagonista assoluta. Più che una rappresentazione, le sue fotografie si propongono come restituzione di sollecitazioni visive e mentali esasperate.

Negli scatti esposti il movimento – o meglio la sua illusione - non vuole essere la registrazione del passaggio di un oggetto da uno stato a un altro; è la luce, o meglio il colore della luce artificiale, a creare questi macrosegni che inducono nello spettatore la sensazione di un passaggio, di uno spostamento.

Il movimento si genera in realtà dentro di noi, nel nostro occhio e nel nostro cervello: paradossalmente è proprio questa percezione, inesistente o quantomeno invisibile nella realtà, che viene restituita.

I colori vivissimi degli scatti, la cromaticità estrema degli stessi, esaltano in modo apparentemente paradossale, dunque vitalissimo, il movimento delle persone e delle cose, fatto di attese ed accelerazioni, di pulsioni immaginate.

Considerate isolatamente, astraendole dal percorso visivo entro cui si collocano, le fotografie di Edoardo Miola correrebbero il rischio di estetizzazione, della pura ricerca formale: dunque, è ancora una volta il contesto che ci riconduce, concretamente, dentro una situazione storicamente determinata e culturalmente connotata, di fronte alla quale ognuno è libero di porsi criticamente, vedendo nei vortici di luci colorate pure forme spettacolari o riconoscendole come esasperate espressioni di un mondo o di un’assenza; o decidendo di astenersi dall’attribuire loro alcun significato.

Il “divertimento intelligente” è assicurato e l’omaggio all’ “homo – ludens” particolarmente riuscito.

L’esposizione allestita negli spazi della Galleria d'arte Paola Meliga, che si protrarrà sino al 13 gennaio 2013, avviene in contemporanea con la mostra organizzata dallo stesso autore nella sede di Palazzo Rosso a Genova, visitabile dal 7 dicembre 2012 al 13 gennaio 2013.


Cenni biografici:

Edoardo Miola nasce a Genova il 16 ottobre 1954.
Si laurea in Architettura nel 1979.
Si dedica alla produzione di prototipi e modelli, offrendo la sua collaborazione agli architetti e designer di maggior successo italiani e internazionali.
La fotografia lo accompagna da sempre e diventa la voce principale del suo “io”, inizialmente in parallelo con la sua professione, ora a tempo pieno.
Nel 2007 segue Thich Nhat Hanh durante il suo ritorno in Vietnam dopo quasi 40 anni di esilio in Francia. Gira il Paese in ciclomotore. Trova nel viaggio e nello spostamento la sua unica vera ragione di “stabilità
Dice Edoardo “quando visito una città, amo fermarmi e guardare la gente, il movimento, cerco di capire cosa pulsa tra queste strade, tra quelle persone. Solo quando mi sento di aver colto l’anima del luogo decido di tenere l’immagine.
Si può scegliere una location, un momento , una luce particolare ma poi è la vita che si svolge davanti ai nostri occhi che determinerà il nostro scatto.
Inutile inseguire uno schema predisposto, il nostro scatto finale, quello che riconosceremo degno di essere “conservato” , sarà quello che racchiuderà un piccolo frammento di una storia che la luce sarà stata capace di porre in risalto di fronte ai nostri occhi”.