Donato Amstutz – Apathia

Roma - 30/05/2012 : 30/06/2012

Da anni Amstutz indaga le potenzialità del ricamo, antichissima tecnica tradizionale che usa in modo originalissimo per rielaborare immagini tratte dalla vita quotidiana o dalla cultura massmediatica. Le immagini sono così trasfigurate in opere che acquistano un’identità propria.

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA VALENTINA MONCADA
  • Indirizzo: Via Margutta 54 - Roma - Lazio
  • Quando: dal 30/05/2012 - al 30/06/2012
  • Vernissage: 30/05/2012 ore 19
  • Autori: Donato Amstutz
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: da lunedi a venerdi, dalle 11.00 alle 19.00 (o su appuntamento).

Comunicato stampa

La Galleria Valentina Moncada inaugura mercoledi 30 maggio 2012 alle ore 19.00 Apathia, la mostra personale dell’artista svizzero Donato Amstutz.
Recentemente omaggiato dal museo CACT (Centro d’Arte Contemporanea Ticino) di Bellinzona in un’importante personale e vincitore di una borsa di studio per un programma artist-in-residence a Berlino, Amstutz ha esposto alla Galleria Moncada in altre due occasioni, Faces nel 2002 e Public Privacy nel 2008, distinguendosi per un originalissimo uso del ricamo su tela che è diventato il segno distintivo del suo fare artistico


In questa terza personale alla Galleria Moncada l’artista presenterà quindici opere, molte delle quali realizzate appositamente per l’occasione, altre provenienti invece dalla recente mostra al museo svizzero, tra cui la nuovissima serie di Vanishing Woman, 8 volti languidi di donne in estasi, immortalate in momenti di intimità oppure durante il sonno o l’agonia. Tra queste, anche l’immagine di una donna ricamata sul recto, che emerge dalla parete acquistando un senso quasi oggettuale e sfiorando la concezione tridimensionale dell’opera nello spazio. Sono immagini sospese sulle tele bianche, fatte di ombre e di mezzi toni, volti femminili o dettagli anatomici che appaiono sfuggenti, in trasparenza. Un linguaggio intimista ma al contempo lucidamente critico su quelli che sono i “relitti” del modernismo, immagini ritagliate da vecchi e popolari giornali pornografici fuori moda, ingranditi e ripetutamente fotocopiati finchè i pixels perdono la loro originale sostanza nella trama del punti ricamati. Le immagini, in bilico tra realtà e visione, perdono così anche il loro iniziale significato universale e diventano moderni ex-voto carichi di un’aura assolutamente unica.
Con lo stesso meccanismo di trasfigurazione Amstutz decontestualizza e decostruisce il significato originale di famosi marchi di medicinali e ne vanifica ironicamente il valore consumistico. In Apathia verrà esposto uno dei suoi Prozac: il celebre psicofarmaco viene riprodotto ricamando esattamente tutte le scritte e gli elementi grafici della reale scatoletta. L’artista attua lo strenuo tentativo di rendere unica, dunque opera d’arte, l’immagine di un prodotto industriale che normalmente è riprodotto in serie, dunque all’infinito. Il procedimento è molto simile a quanto la Pop-Art faceva con le icone consumistiche ma il senso finale non è necessariamente la perdita o il declino dell’ ‘aura’, come sosteneva Walter Benjamin. Al contrario, grazie ad una paziente, quasi maniacale elaborazione artigianale, acquistano una dignità e un valore molto più individuale e umano.
Infine l’opera Xenofobia è una grande pagina tratta da un dizionario francese riprodotta su tela con lo stesso accuratissimo ricamo a mano. La definizione della parola “xenofobia” che vi si può leggere viene semanticamente annientata dall’immagine di una farfalla che trova spazio nella stessa pagina. L’incontro casuale di parola e immagine che evocano significati opposti generano un cortocircuito vincente. Qui Amstutz riflette sul tema del linguaggio: immagine e testo giocano sul livello concettuale, come da lunga tradizione dagli anni Settanta in poi. Come spiega Mario Casanova, direttore del museo CACT: “Egli si pone, così, come specchio dell’iconografia all’interno dell’importante rapporto significato/significante, che ancora mortifica e inficia la nostra autentica capacità di osservazione; e del semplice guardare”.
Da anni Donato Amstutz indaga le potenzialità del ricamo, antichissima tecnica tradizionale con cui elabora immagini tratte dalla vita quotidiana o dalla cultura massmediatica trasfigurandole in opere che acquistano un’identità propria. In Faces - la prima personale alla Galleria Moncada - oltre ai volti femminili stampati su piccoli cuscini e poi ricamati, l’artista presentava una serie di scatole di medicinali, psicofarmaci o colliri di largo uso, riprodotti in ogni dettaglio con il ricamo a punto pieno. Moderni miti e riti di degenerazione di massa, simboli di un sociale analizzato con lucida ironia. “Un gioco di contraddizioni – notava Patrizia Ferri su “Flash Art” - la velocità della stampa seriale e la lentezza dell’azione del ricamare, pratica artificiale e manuale”. Dopo sei anni, in Public Privacy, sempre alla Galleria Moncada, Amstutz portava avanti la sua ricerca esponendo la prima serie di Vanishing woman, volti di donne tratti da giornali pornografici vintage ingranditi e trasfigurati punto per punto nella fitta trama del ricamo. “Amstutz spiazza l’osservatore intervenendo con ago e filo sulle fotocopie di ritratti femminili o altri soggetti ri-creando l’immagine di partenza con effetti che evocano Seurat, Signac e il pointillisme, le foto in bianco e nero di Man Ray degli anni ’30 e quelle più recenti di Deborah Tubeville” scriveva Massimo Di Forti su questi volti evanescenti.


DONATO AMSTUTZ (Stans, 1969) vive e lavora tra Zurigo e Parigi. Le sue opere sono presenti in numerose collezioni private e pubbliche.


Principali mostre personali:

2011 Concept and Vision, CACT Centro d’Arte Contemporanea, Bellinzona*
2010 Twelve pieces, Galerie Eric Mircher, Paris
2009 Apathia, Fondazione Ado Furlan, Pordenone
2008 Public privacy, Galleria Valentina Moncada, Rom
2007 Temps morts, Galerie Eric Mircher, Parigi
2006 Objets Brodés, Galerie Eric Mircher, Parigi
2006 Donato Amstutz & Bea Emsbach, Nidwaldner Museum, Stans
2005 Five Pieces, Galerie Arte Giani, Frankfurt a..M
2005 Stich nach Stich, Galerie Evelyne Canus, Basilea
2003 Faces, Galleria Valentina Moncada, Roma
2002 Donato ist Sticker, Fondation BINZ39, Zurigo.
Principali mostre collettive:

2012 Werk- und Atelierstipendien der Stadt Zürich, Helmhaus Zürich,
Portraits, CACT Centro d’Arte Contemporanea, Bellinzona
Vanités et autres récits, Galerie L’AGART, Amilly
2011 Cosmogonia - Odissea contemporanea, Palazzo Collicola Arte Visive, Spoleto*
2010 Il ritratto perduto, CACT Centro d’Arte Contemporanea, Bellinzona
Werk- und Atelierstipendien der Stadt Zürich, Helmhaus Zürich
2009 NOW 09, Nidwaldner Museum, Stans
2008 Werk- und Atelierstipendien der Stadt Zürich, Helmhaus Zürich,
Zentralschweizer Kunstschaffen 2008, Kunstmuseum, Luzern
2007 Zeichen zeigen, Nidwaldner Museum, Stans
On Ornaments, Galerie Arte Giani, Frankfurt a.M.
2006 Zentralschweizer Kunstschaffen 2006, Kunstmuseum, Luzern
Werk- und Atelierstipendien der Stadt Zürich 2005, Helmhaus Zürich, 2005 Swiss Art Awards 2005, Basel
Luxuskunst, Museum Bellerive, Zürich
2004 L’autre métissage, National Museum, La Paz, Bolivien
Ertraümte Räume, Galerie Arte Giani, Frankfurt a.M
2003 Eidgenössischer Wettbewerb für Freie Kunst, Basel
NOW 03, Salzmagazin, Stans
2002 Zentralschweizer Kunstschaffen 2002, Neues Kunstmuseum, Luzern
2001 Young Art from Europe, Fondazione Ado Furlan, Pordenone
Stipendiaten-Ausstellung Stiftung BINZ39, Zürich