Di Umana Materia

Informazioni Evento

Luogo
STAZIONE ARTE CONTEMPORARY
Piazza Gian Lorenzo Bernini, 6, 20131 Milano, MI, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al
Vernissage
01/10/2026

ore 18

Curatori
Giovanni Busacca
Generi
arte contemporanea

Comunicato stampa

“DI UMANA MATERIA”

Opere di Seni Camara e Liliana Malta

Mostra a cura di Giovanni Busacca, testo di Enrico Mascelloni

Opening Night Giovedì 1 Ottobre 2026, ore 18:00, Piazza G. Bernini 6, Milano.

Non c'è altro materiale, come la terracotta, che simuli prima di qualsiasi mediazione stilistica una sorta di originarietà della forma e persino della Storia. Per Malraux un umile oggetto in terracotta, sopravvissuto a disastri immani, a terremoti a incoronazioni a ristrutturazioni, dimostra l'impotenza del Tempo e della Storia. “La terracotta, materiale apparentemente povero ma radicato nella natura e nella consapevolezza di quanto il mondo sia plasmabile, è da sempre utilizzata per utensili: mattoni per le case, accessori agricoli… ma nella manualità di queste due artiste possono dar vita a una profondità di narrazione e di spiritualità uniche. Figurativa e tribale nelle figure scultoree di Seni Camara ed eterea nella monumentalità delle forme di luce di Liliana Malta: Il dialogo fra le opere nasce spontaneo”. Ecco come l’ideatore di questa mostra -il gallerista Giovanni Busacca- ha inteso cucire il sorprendente binomio.

Due artiste come Seni Camara e Liliana Malta, distanti come poche altre in termini geografici e anche generazionali, per non parlare del contesto in cui si sono formate come artiste, condividono un approccio primario e pressoché originario al materiale delle loro sculture. In definitiva rendono duttile l'argilla e la modellano con lo stesso atto (affrancato dal riprodursi sordo della vita, dunque già confusamente consapevole di attuare una trasformazione del mondo) con cui il primo Homo Sapiens, in un imprecisata savana africana punteggiata da lagune pericolose e attraversata da lampi di uragano, vedeva il suo gioco con le mani e con la terra umida consolidarsi a contatto del fuoco. Ecco materializzarsi il primo sogno di terra. Chiunque vedrà che i grattaceli d'argilla di Seni Camara e le strutture megalitiche di Liliana Malta sono diversissime nel linguaggio e nelle intenzioni, ma parlano di noi e dei nostri anni e lo fanno proprio esaltando la potenza primaria contenuta nella terra cruda attaccata e sconvolta dalle mani che ne percorrono le viscere. Come diceva il mio amico Renato Sala (René) mentre osservavamo i petroglifi del Kazakhstan centrale, di cui era il maggior specialista mondiale, “in fondo nulla di nuovo negli ultimi 6.000 anni”.
Tale è l'intento di questa mostra: porre in reciproca assonanza due storie dell'arte contemporanea da cui ci si aspetterebbero differenze abissali, mentre l'arte degna di tal nome può tranquillamente glissare tal questione. Inoltre, se teniamo a bada un mostro poco duttile come il Mito (che pur alloggia nelle opere di Seni Camara e sappiamo di imbattercene nelle architetture/sculture di Liliana Malta - apparentemente o realmente vuote?), se sgrossiamo le belle forme dell'estetica lasciandola almeno un po' nuda, ebbene vedremo che in questa mostra le opere sanno parlarsi e sanno parlare a noi e al nostro tempo di conflitti

Seni Camara, ritenuta da Louise Bourgoise già mezzo secolo fa “uno dei maggiori scultori su scala mondiale”, si forma come artista in una Casamance attraversata da conflitti identitari a volte sfociati in guerra con il Senegal (di cui fa parte), ma ormai sostanzialmente placati. Tuttavia le sue “colonne infinite” di terra, in cui essa stessa compare come antenato ancestrale (a volte in coppia con il marito) cosparso nel corpo da miriadi di teste infantili, sembrano affrancate dalla Storia in atto e dialogano sia con i miti identitari di Casamance che con la sua vita scandita (in fondo come ogni vita) da immani fatiche e da ossessioni non meno grandi: nel suo caso l'arte. Accertato che le sue realizzazioni non erano legate a preesistenti tradizioni tribali né a persistenti riti societari, seguiva la domanda canonica da cosa fossero scaturite. La risposta, ascoltata dal sottoscritto innumerevoli volte, risultava invariabile: “io sogno”. Ora che i riconoscimenti si accumulano e la Biennale di Venezia in corso ne fa il suo vero e proprio punto di riferimento, sarebbe stato almeno corretto esporre in un evento di tale importanza le sue opere migliori, piuttosto che lavori recenti stanchi e ripetitivi. Perché in effetti c'è sogno e sogno! Qui troverete alcuni suoi capolavori realizzati nella seconda metà degli anni '80, e non sarà difficile coglierne la differenza con quelli allestiti a Venezia.

Liliana Malta si forma come scultrice con Nino Caruso, dunque sin da subito in relazione pressoché esclusiva con la terracotta, che diventa il materiale costante del suo noviziato. Presto la alterna alla pittura, ma a una pittura che della terracotta contiene almeno l'atto dolce e crudele di farsi forma attraverso un atto gestuale nella sua stessa sostanza. Alcuni quadri sembrano infatti prender forma attraverso il gesto diretto della mano e in assenza di altre mediazioni strumentali, che pur ci sono ma vengono come trasfuse in carne e sangue. Tuttavia, non senza che un nuovo medium come la pittura lasci intatto lo stesso linguaggio scultoreo, il suo gesto si placa e sembra carezzare la materia. Le sue terrecotte diventano sculture/architetture vuote in cui potrebbe aggirarsi soltanto il Minotauro, o magari Arianna prima che arrivi in suo soccorso un troppo utilitaristico Teseo. E' infatti il mito a calibrare, e a sconvolgere, il linguaggio di Liliana Malta praticamente in ogni opera. Dalla sua particolare articolazione si produce un trompe l'oeil concettuale e al contempo di potente fisicità: pur di dimensioni ridotte, le sue sculture/architetture sembrano possibili (e percepibili) solo su scala megalitica. In fondo un altro sogno di terra.

Enrico Mascelloni

Per l’occasione gli artisti del gruppo Stazione Arte, Francesco Garbelli e Ernesto Jannini presenteranno un intervento artistico a omaggio della mostra, della biennale di Venezia e dell’arte Contemporanea Africana.