Davide Rondoni – Vedere oltre. Fotografia e sacro

Informazioni Evento

Con un corpus di oltre novanta opere firmate da più di cinquanta autori, l’esposizione riflette sulle diverse accezioni della categoria del sacro all’interno di una società contemporanea spesso segnata dal disincanto.

Comunicato stampa

Fino al 7 febbraio 2027, al Museo Nazionale di Fotografia di Milano, Cinisello Balsamo, la mostra “Vedere oltre. Fotografia e sacro”, da un’idea del presidente del MUNAF Davide Rondoni, l'ampia ricognizione curata da Gabriele D’Autilia è realizzata con il patrocinio del Comitato Nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi. Con un corpus di oltre novanta opere firmate da più di cinquanta autori, l'esposizione riflette sulle diverse accezioni della categoria del sacro all'interno di una società contemporanea spesso segnata dal disincanto. Il percorso espositivo analizza la tensione costante tra il sacro delle istituzioni religiose e quell'esigenza di trascendenza più spontanea, laica e individuale che appartiene all'essere umano.

«La mostra sul sacro e la fotografia potrebbe sembrare quasi un paradosso perché il sacro non si vede, o meglio se ne vedono i segni. Grazie al professor D’Autilia che ha fatto un buon lavoro sia di archivio che di scoperta, abbiamo voluto mostrare come questa dimensione del sacro appartiene a ciascuno uomo e a tutte le civiltà in tutte le epoche. Dobbiamo non solo conservarla ma rinnovarla sempre perché se non c'è qualcosa di sacro, la vita è solo consumo, perdita. Il sacro non si perde, non si misura, non si commercia, ha un valore inestimabile» commenta Davide Rondoni presidente del Munaf e del Comitato Nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi «In questo anno, in cui si ricordano gli 800 anni dalla morte di San Francesco, e il 4 ottobre torna a essere festa nazionale, ricordarci che c'è qualcosa di sacro, una domanda verso il sacro da parte dell’uomo contemporaneo è importante. Francesco era un uomo che ha vissuto, che si è nutrito dal cielo quindi credo che sia anche bello questo».

La fotografia si presenta qui come strumento mediatore tra immanenza e trascendenza, capace di posare uno sguardo denso di stupore sul quotidiano. In un ricco confronto tra preziose immagini d'archivio e lavori d'autore, la mostra raccoglie opere di Luigi Ghirri, Gabriele Basilico, Mimmo Jodice, Luca Campigotto e Giorgia Fiorio, che trasformano la realtà in icone atemporali, le esplorazioni sul buddhismo e la spiritualità Sebastiana Papa, gli sguardi di Mario Giacomelli dedicati al paesaggio e alla vecchiaia, e il "sacro quotidiano" di Elio Ciol. A queste visioni si affiancano gli approfondimenti dedicati alla religiosità popolare con gli ex voto di Antonio Biasiucci, la dimensione monumentale del Sacro Monte di Orta documentata da Attilio Del Comune, fino alle indagini riservate ai riti del sacro politico, del mercato e delle moderne adunate collettive.

Con le parole del curatore della mostra, Gabriele D’Autilia: «Prima di diventare un elemento centrale delle religioni istituzionali, il sacro si è manifestato come un’esigenza umana. Se le sue manifestazioni più note appartengono alla sfera religiosa, la mostra racconta attraverso le immagini il dialogo continuo tra un sacro religioso codificato e un’esigenza più indefinita e spontanea, che può assumere forme diverse. Un’esigenza oggi declinata in modo nuovo e che fa del sacro una categoria resiliente: la ricerca del sacro diventa dunque, anche per i non credenti, una ricerca di valore, un modo per identificare ciò che si sottrae alla mediocrità e al disincanto della nostra contemporaneità.»

Il concept della mostra si sviluppa dunque attorno alla riscoperta del sacro inteso come fondamentale e primitiva esigenza umana. Sebbene il termine latino sacer nasca per indicare ciò che è "separato" e riservato alla divinità, nella cultura cattolica — a partire dall'esperienza francescana — tale netta demarcazione si ammorbidisce, consentendo al sacro di penetrare la storia e la vita di tutti i giorni.

Il sacro viene letto come categoria resiliente e ricerca di valore anche per i non credenti, capace di manifestarsi nella politica (con la sacralizzazione di simboli e leader), nel mercato (che avvolge di ritualità prodotti e luoghi di consumo) e nei fenomeni di massa come lo sport o i concerti rock, veri e propri catalizzatori di un "sacro selvaggio". La mostra antologica, organizzata in 7 sezioni tematiche, è il risultato di un’approfondita ricerca che ha preso avvio nelle collezioni del Museo per poi ampliarsi ad altri enti, archivi e agenzie, fino a mettere in dialogo oltre 90 opere di più di 50 autori italiani e internazionali.

Le opere in mostra appartengono in gran parte alle Collezioni del Museo Nazionale di Fotografia e ai fondi fotografici di Regione Lombardia depositati presso il Museo, ma è resa possibile anche grazie alla proficua collaborazione di una rete di prestatori: Archivio Appetito, Olivo Barbieri, Eredi Gianni Berengo Gardin, Collezione privata Silvia Berselli, Luca Campigotto, Contrasto, Giorgia Fiorio, Gabriele Galimberti, Eredi Mario Giacomelli-Simone Giacomelli, ICCD – Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, Christian Jungwirth-Atelier Galerie (Graz), Archivio Luce / Cinecittà, Magazzino- Roma, Giorgio Negro, Archivio Massimo Sestini, Sergio Siano, Vatican Media, Archivio Franco Zecchin.

La mostra “Vedere oltre. Fotografia e sacro” è promossa e organizzata dal Museo Nazionale di Fotografia, con il patrocinio del Comitato Nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi.