Davide De Paoli – Gioielli Sculture Cancelli artistici

Milano - 24/11/2011 : 12/01/2012

Le sue opere sono interrogazioni: cosa è il vuoto, cosa nascondono le cavità, cosa è il protendere e il ritirarsi delle forme. L’intera sua produzione, dai gioielli alle sculture ai cancelli-sculture, è infatti contrassegnata, oltre che da strategie realizzative (modularità, massimo sviluppo della minima superficie), anche da tensioni metafisiche.

Informazioni

  • Luogo: OSTRAKON GALLERIA
  • Indirizzo: Via Pastrengo 15 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 24/11/2011 - al 12/01/2012
  • Vernissage: 24/11/2011 ore 18
  • Autori: Davide De Paoli
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: da martedì a sabato dalle 15.30 alle 19.30
  • Email: anteapress@gmail.com
  • Catalogo: testi di Chiara Gatti e Alessandra Quattordio

Comunicato stampa

Lastre metalliche su cui vengono praticati tagli e piegature. Percorsi topologici. Centinature su cui appoggiano
involucri invisibili. Costruzioni reversibili che se ripiegate su sè stesse rivelano la matrice piana. Sono ricerche sulla
successione dei ritmi di pieno e vuoto, di modulazioni raffinate, di verifica di rapporti euclidei. Ma questa
constatazione non ci fa avanzare di molto nella comprensione di una esperienza artistica complessa come quella di
Davide De Paoli. Le sue opere sono interrogazioni: cosa è il vuoto, cosa nascondono le cavità, cosa è il protendere e il
ritirarsi delle forme

L’intera sua produzione, dai gioielli alle sculture ai cancelli-sculture, è infatti contrassegnata,
oltre che da strategie realizzative (modularità, massimo sviluppo della minima superficie), anche da tensioni
metafisiche che si esprimono, ad esempio, nello svuotamento dei volumi pieni. La scultura svuotata suggerisce il
tuttotondo ma segnala anche lo spalancarsi di interminati spazi di là da quella. E rafforza questa impressione proprio
l’assenza di ogni riferimento ontologico nelle dichiarazioni discrete dell’artista che, parlando di sè e della sua
esperienza, pare come attenersi controllatamente alla sfera del pronunciabile e del comunicabile. "Oggi rimangano
varie tracce del mio lavoro, in parte inedite, sparse in vari studi di amici, avendo io chiuso il mio laboratorio da due
anni. Tutte le opere che presento in questa mostra sono di mia proprietà, salvo alcuni degli anni ‘70, ‘80 e recenti
concessimi da amici o collezionisti a me molto vicini. Una piccola antologica, piccola per ragioni pratiche dato lo
spazio relativamente limitato della galleria, ma anche trovando molto complesso ristabilire contatti con vari
collezionisti per chiederne il prestito. Nei vari periodi ho affrontato diversi materiali, dal metallo al legno alla
terracotta. Mentre nel gioiello, attraverso la fusione la laminatura la saldatura si assiste ad un processo integrale, nella
scultura ho sempre attinto a materiali semilavorati industriali, in particolare lamiere da me tagliate in forme
prevalentemente geometriche e trasformate in forme bi-o-tridimensionali. Nel discorso della percezione ottica c’è
spesso un inganno: dove si sottende il pieno, esiste il vuoto proiettato dall’ombra di una forma piegata. Le mie opere
sono in gran parte così: volumi virtuali, percorsi topologici, composizione di moduli prefissi calcolando pieni e vuoti,
ritmi alternati o simmetrie. Oggi il mio compito è di riordinare, archiviare, fotografare, esporre i vari temi e forme
ricavate nei diversi periodi, in base a criteri innovativi e sperimentali. Le sculture spesso sono taglienti, simili ad armi
arcaiche o volumi riferiti alla sfera e al quadrato, geometrie elementari da me predilette."