Danh Vo – Chung ga opla

Roma - 10/01/2013 : 10/02/2013

La mostra personale di Danh Vo dal titolo Chung ga opla (Uova al tegamino) costituisce la seconda tappa del percorso espositivo a mia cura incentrato sul tema dell’Accademia.

Informazioni

Comunicato stampa

La mostra personale di Danh Vo dal titolo Chung ga opla (Uova al tegamino) costituisce la seconda tappa del percorso espositivo a mia cura incentrato sul tema dell’Accademia.

Nato a Saigon nel 1975 Danh Vo si è imposto in pochi anni come una delle voci più singolari nel panorama artistico internazionale in virtù del linguaggio con cui tratta i grandi temi della storia – come il colonialismo, l’imperialismo economico e culturale, il rapporto tra Occidente e Oriente e la guerra – da un punto di vista del tutto personale

Il suo lavoro fonde l’autobiografia con le grandi narrazioni, facendo collassare la divisione tra Storia e storie, tra la dimensione del vissuto individuale e l’orizzonte degli eventi mondiali.

All’età di quattro anni Danh Vo, insieme alla sua famiglia, lascia il Vietnam alla volta della Danimarca, al termine di una successione di eventi storici che hanno coinvolto tanto il suo Paese di origine quanto le precedenti generazioni della sua famiglia. L’esperienza della guerra, la divisione del Paese, la conquista francese e la conversione al cattolicesimo… questi e altri traumi collettivi entrano nel lavoro di Danh Vo in una costante fusione di passato e presente, di violenza e di poesia, di distruzione e di trasformazione.

In occasione della mostra a Villa Medici Danh Vo ha realizzato una serie di interventi in collaborazione con i suoi familiari.
L’intimità di questa situazione fa da contraltare alla monumentalità del contesto che la ospita, in una fusione di quotidianità e ufficialità che il titolo amplifica. "Chung ga opla", infatti, è la traduzione fonetica dell’espressione vietnamita che indica le uova al tegamino (in francese “œuf au plat”), evocando quindi l’immagine della condivisione mattutina del cibo come rito di unità.

All’interno delle sue installazioni di oggetti trovati e manipolati, l’artista sviluppa un linguaggio formale che contempla riferimenti all’arte post-minimalista e all’Arte Povera, alla museografia di natura etnografica e archeologica, al display commerciale, allo spazio e al teatro.

La mostra a Villa Medici sarà costituita da un’alternanza di opere esistenti e di lavori realizzati per l’occasione, all’interno di un progetto inedito e ideato per l’Accademia di Francia a Roma.

La mostra personale Danh Vo fa parte di un ciclo di tre mostre personali che completa idealmente il percorso espositivo iniziato con il Teatro delle Esposizioni #3 e svoltosi a Villa Medici nel giugno e nell’ottobre del 2012. Questo ciclo indaga il concetto di Accademia in quanto spazio simbolico dove l’idea della presunta neutralità dell’arte si sovrappone al concetto di identità nazionale, e all’interno del quale si incontrano le dimensioni della storia, della tradizione, della politica e della cultura. Ciascuno con il proprio linguaggio tutti e tre gli artisti coinvolti in questo progetto esplorano la Storia dell’Arte come un luogo attraversato da molteplici forze: le ideologie politiche, gli scenari dell’economia, le narrazioni storiche dominanti e i rimossi della coscienza collettiva.
La mostra Danh Vo segue il progetto di Patrizio Di Massimo Il Turco Lussurioso (23 novembre – 16 dicembre 2012) e anticipa la personale di Victor Man in programma per la fine di giugno 2013.

Danh Vo (1975, Saigon, Vietnam. Vive e lavora tra Berlino e New York) ha recentemente vinto il prestigioso Hugo Boss Prize (2012). Al premio corrisponderà una mostra personale al Guggenheim di New York in programma per il marzo del 2013. Sempre nel 2013 sono in programma mostre monografiche dell’artista presso il Musée d’art moderne de la Ville de Paris e presso il Museion di Bolzano. Mostre personali sono state dedicate a Danh Vo da prestigiose istituzioni come la Renaissance Society di Chicago, la National Gallery di Copenhagen, la Kunsthaus Bregenz (tutte nel 2012); la Kunsthalle Fridericianum di Kassel (2011); la Kunsthalle di Basilea (2009) e lo Stedelijk Museum di Amsterdam (2008).