Cu avi lingua passa u mari

Palermo - 16/06/2012 : 16/07/2012

La saggezza limpida e puntuale del detto siciliano implica una serie intensa di suggestioni e rimandi alle idee del viaggio, del linguaggio, della consapevolezza che ciascuno di noi ha riguardo alle proprie potenzialità, anche laddove la scoperta di sè non sempre è immediata e accettata.

Informazioni

Comunicato stampa

Il senso più profondo del progetto che ho curato risiede nel titolo stesso della mostra: "CU AVI LINGUA PASSA U MARI" proverbio suggeritomi dal bellissimo lavoro di Domenico Mangano presente in mostra. La saggezza limpida e puntuale del detto siciliano implica una serie intensa di suggestioni e rimandi alle idee del viaggio, del linguaggio, della consapevolezza che ciascuno di noi ha riguardo alle proprie potenzialità, anche laddove la scoperta di sè non sempre è immediata e accettata




Dunque mi è sembrato così semplice utilizzare la forza delle parole per spiegare quanto importante sia riconoscere nella propria esistenza il valore della verità, che è libertà.

Parlare chiaramente può far viaggiare le idee, i diritti, migliora le relazioni, unisce le persone.

Credo che la metafora del viaggio spieghi più di ogni altra come attraverso l'esperienza, che è conoscenza e scambio, sia possibile allargare i propri orizzonti, abbattere le barriere.

Anche a volte non muovendosi mai da casa propria. Perché è un concetto mentale quello del viaggio, è uno stato di fatto, che porta la gente a sentirsi sempre in relazione con l'altro. Allarga la mente e ci rende simili.

E' questo che desideravo arrivasse dal mio lavoro con gli artisti, soprattutto nel rispetto di un tema tanto controverso e complicato. Desideravo purificarlo da qualunque riferimento esplicito al mondo Gay, renderlo trasversale, e al contempo desideravo togliere il velo, per raccontare l'orgoglio inteso come appartenenza comune, rivendicazione di una libertà naturale. Senza categorie e senza gabbie.

Ho cercato la condivisione attraverso il linguaggio, comunicando un sentimento vero, un vissuto intimo e solo parzialmente evidente, in cui ciascuno esprime la propria natura, ciò che davvero è.


Dichiarare la propria identità penso sia una forma di estrema onestà che mette al riparo dalla solitudine e dalla menzogna, e soprattutto nella società contemporanea così schiva, poco incline ai sentimenti veri, a volte persino torbida, l'onestà è un bisogno vitale.


Ludwig Wittgenstein sostiene che il linguaggio esprime e rispecchia il mondo perché mostra la forma logica della realtà. Una realtà fatta di centralità e periferie, geografiche e mentali, periferie che racchiudono mondi paralleli.


Su questo concetto lavorando con sei artisti di respiro internazionale ho cercato, pur restando neutro rispetto a preconcetti e luoghi comuni, di estendere verso orizzonti più ampi e universali il concetto di "orgoglio". Insieme abbiamo esplorato la possibilità di raccontare, in punta di piedi ma con la forza offerta dall'arte, l'universo della diversità mettendone in luce la bellezza, la ricchezza, il valore aggiunto insito in tutto ciò che è unico.