Coralie Maneri – Ethiopia

Biella - 05/12/2014 : 11/01/2015

Sono diversi anni che Coralie Maneri, nata a Varese ma bolognese d’adozione, viaggia e scatta fotografie. Straordinarie nella loro ricerca formale, sempre rigorosa, e per saper raccontare la storia di luoghi e delle persone che abitano quegli orizzonti: deserti assolati e carceri, riti religiosi e gesti quotidiani, la forza della natura e l’apparente fragilità dell’essere umano.

Informazioni

  • Luogo: BI-BOX
  • Indirizzo: Corso del Piazzo, 25 - Biella - Piemonte
  • Quando: dal 05/12/2014 - al 11/01/2015
  • Vernissage: 05/12/2014 ore 18
  • Autori: Coralie Maneri
  • Generi: fotografia, personale
  • Orari: mercoledì - giovedì - venerdì dalle 16 alle 19 sabato dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19 domenica dalle 16 alle 19

Comunicato stampa

“Si dice che un’immagine può aiutare una persona a viaggiare,
che osservare una fotografia può condurre lontano,
in un altro tempo o in un altro luogo. Appena le ho viste,
le foto in bianco e nero di Ethiopia
mi hanno fatto esattamente questo effetto.”
Walter Veltroni

Sono diversi anni che Coralie Maneri, nata a Varese ma bolognese d’adozione, viaggia e scatta fotografie

Straordinarie nella loro ricerca formale, sempre rigorosa, e per saper raccontare la storia di luoghi e delle persone che abitano quegli orizzonti: deserti assolati e carceri, riti religiosi e gesti quotidiani, la forza della natura e l’apparente fragilità dell’essere umano. Sguardi che oggi ritornano a Biella con la mostra «Ethiopia» che si inaugura venerdì alle ore 18 da BI-BOx Art Space. Una trentina di scatti tratti dall’omonimo libro pubblicato per raccogliere fondi a favore della Fondazione Butterfly onlus e quindi realizzare un pozzo d’acqua potabile in uno dei paesi più poveri del “Corno d’Africa”. Volume che ha la prefazione di Walter Veltroni e la presentazione di Andrea Calabresi. «Le immagini gentili di Coralie non ci consolano in falsi stupori, non ci inducono allo scandalo, non reclamano pietà per chi vive in condizioni diverse, neanche ci fanno indignare – scrive Calabresi. Nelle sue immagini non troveremo smorfie tragiche o caricaturali su corpi scomposti, troveremo solo confronti di esseri umani di pari e indiscutibile dignità».