Claire Fontaine – Tutto è comune

Roma - 28/09/2018 : 30/10/2018

Tutto è comune è una meditazione visiva sull’orrore del presente e i suoi sistemi di dissimulazione.

Informazioni

  • Luogo: T293
  • Indirizzo: via Ripense 6 - Roma - Lazio
  • Quando: dal 28/09/2018 - al 30/10/2018
  • Vernissage: 28/09/2018 ore 18
  • Autori: Claire Fontaine
  • Generi: arte contemporanea, personale

Comunicato stampa

Tutto è comune è una meditazione visiva sull’orrore del presente e i suoi sistemi di
dissimulazione. Comune è al tempo stesso ciè che si incontra di frequente e non ha nulla di
eccezionale e ciò che può essere condiviso e in quanto tale costituisce il tessuto stesso delle
nostre vite. Opponendosi all’idea dello straordinario e dell’“interessante” come soggetto
naturale dell’arte contemporanea Claire Fontaine si riallaccia alla tradizione del ready-made
e propone un insieme di opere legate dalla preoccupazione di dar senso al nostro mondo
frammentario, in cui la solitudine tecnologica domina sulla realtà materiale del contatto
umano


Untitled (Naked after beating) e Untitled (They sexually harass and torture then photograph
and publish) sono due light-box che riprendono l’estetica pubblicitaria di aeroporti e centri
commerciali ma presentano due immagini trafugate dalle prigioni yemenite in cui i detenuti
denunciano per iscritto e tramite incredibili disegni i soprusi cui sono sottoposti. Le
fotografie appaiono smagliate da un reticolo di fratture e ci restituiscono ingrandita
un’esperienza tipicamente contemporanea: quella dell’osservazione del mondo attraverso
uno schermo di telefono rotto. La scultura Evil/Good rappresenta il familiare logo di Apple
senza il morso mancante della mela. L’opera si riferisce a un ipotetico tempo prima del
peccato originale in cui il male e il bene potevano essere riconosciuti come tali senza rischio
di errore e confusione. La tecnologia oggi è l’esempio più flagrante di questo impossibile
manicheismo perchè permette all’umanità tanto le migliori quanto le peggiori cose.
Postcard rack #metoo (Olympia) è un ready-made che evoca l’estetica delle librerie dei musei
e offre al pubblico delle cartoline in distribuzione libera che riproducono il celebre e
controverso quadro di Manet con l’aggiunta del “tag” #metoo. L’opera spinge il visitatore a
mettere in discussione l’intera banca dati della storia dell’arte e in particolare della pittura,
che essendo stata costruita in una prospettiva esclusivamente patriarcale risulta altamente
problematica. Olympia è uno dei rari quadri del diciannovesimo secolo in cui l’immagine del
nudo femminile guarda direttamente lo spettatore con un’aria di sfida e malizia. La frase
#metoo ovviamente partecipa all’ambiguità del dipinto in cui la cameriera nera è anch’essa
sottoposta al dominio patriarcale, razziale ed economico; la frase appartiene tanto alla
prostituta bianca che alla fantesca che regge i fiori.
News floor (Il Manifesto) è un’installazione site-specific realizzata qui con copie del
quotidiano Il Manifesto; il pavimento coperto di giornali trasforma il white cube in uno
spazio in cui le opere “galleggiano” su parole scritte come se dei lavori di ridipintura o di
restauro fossero in corso nello spazio espositivo. Il gesto dell’artista sottintende anche che il
valore d’uso della stampa cartacea è in crisi e che la libertà d’espressione è sempre meno
garantita.
In occasione del cinquantesimo anniversario del ’68 Claire Fontaine ha rivisitato alcuni dei
classici poster che furono stampati allora nell’atelier dell’Accademia di Belle Arti di Parigi.
Includendo le imperfezioni esistenti delle serigrafie originali in quelle di loro produzione,
l’artista ha creato dei détournement che declinano i temi dell’oppressione dell’epoca tradotti
al tempo dei social media.








T293, Via Ripense 6 00153, Roma T. +39 06 89825614 E. [email protected] W. www.t293.it








Claire Fontaine
Tutto è comune
29 September - 30 October, 2018
Opening 28 September 6pm
www.t293.it
[email protected]


Tutto è comune (Everything is Common) is a visual meditation upon the horror of the
present and the systems in place for its dissimulation. “Common” is at the same time what is
frequently encountered (and is in no way exceptional) and what can be shared, and as such
constitutes the very fabric of our lives. Opposing the idea of the extraordinary and the
“interesting” as the natural subject for contemporary art, Claire Fontaine reconnects to the
tradition of the ready-made and proposes a group of works united by the preoccupation of
giving meaning to our fragmentary world, where technological solitude overshadows the
material reality of human contact.
Untitled (Naked after beating) and Untitled (They sexually harass and torture then
photograph and publish) are two light-boxes quoting the advertising aesthetics of airports
and shopping malls, they present two images smuggled out of a Yemeni prison where the
inmates report through vivid drawings and minimal writing their endured abuses. The
photographs appear laddered by a net of fractures and offer us a typically contemporary
experience blown-up: the observation of the world though a broken phone screen. The
sculpture Evil/Good represents the familiar Apple logo without the bite missing from the
fruit. The work refers to a hypothetical time before original sin when good and evil could be
recognised without risk of error or confusion. Technology today is the most flagrant example
of this impossible Manichaeism because it makes the worst as much as the best things
realizable for humanity.
Postcard rack (#metoo olympia) is a ready-made evoking the aesthetics of the museum gift
shop, it offers a free postcard to take, reproducing the famous and controversial painting by
Manet with the tag #metoo. The work pushes the beholder to question the entire data bank of
art history and painting in particular, which having been built in an exclusively patriarchal
perspective is nowadays highly problematic. Olympia is one of the rare paintings from the
nineteenth century where a female nude is gazing directly at the spectator with defiance and
malice. The sentence #metoo obviously partakes in the ambiguity of the painting where the
black maid is also submitted to patriarchal, economic and racial domination; the sentence
belongs as much to the white prostitute as to the maid who is holding the flowers.
Newsfloor (Il Manifesto) is a site-specific installation realized with contemporary copies of
the Il Manifesto newspaper, which covering the floor with newsprint transforms the white
cube into a space where the artworks “float” on written words as if some renovation or wall
painting was taking place in the exhibition space. The artist’s gesture also implies that the
use value of printed media is undergoing a crisis and that freedom of expression is less and
less guaranteed.
On the occasion of the fiftieth anniversary of ’68 Claire Fontaine has revisited some of the
iconic posters that were printed at the Beaux Arts’ studios in Paris, including the existing
imperfections of the original silkscreens in the ones of her own production, the artist has
created détournements that decline the themes of the oppression of the time translated to the
era of social media.