Christina Calbari – Trapped

Bari - 30/03/2012 : 28/04/2012

Acquerelli e fotografie, un’iconografia dichiaratamente femminile, una mano leggera dalla delicatezza preziosa che racconta le due serie in mostra: quella dei disegni Game Traps e quella delle fotografie UnfoldingAbsence, apparentemente molto diverse ma che raccontano dello stesso disagio e dello stesso mondo, quello della femminilità, che prende corpo in figure a metà tra la giovinezza e l’età adulta.

Informazioni

  • Luogo: ARTCORE
  • Indirizzo: via De Giosa 48 70121 - Bari - Puglia
  • Quando: dal 30/03/2012 - al 28/04/2012
  • Vernissage: 30/03/2012 ore 19
  • Autori: Christina Calbari
  • Generi: fotografia, arte contemporanea, personale

Comunicato stampa

TRAPPED il titolo della personale di Christina Calbari, una sola parola che racchiude perfettamente “i sensi” che compongono il lavoro di questa artista greca


Acquerelli e fotografie, un’iconografia dichiaratamente femminile, una mano leggera dalla delicatezza preziosa che racconta le due serie in mostra: quella dei disegni Game Traps e quella delle fotografie UnfoldingAbsence, apparentemente molto diverse ma che raccontano dello stesso disagio e dello stesso mondo, quello della femminilità, che prende corpo in figure a metà tra la giovinezza e l’età adulta, in quello status di passaggio in cui l’identità si forma e si trasforma e ancora non è riconoscibile. Christina Calbari riesce a mettere in atto un contrasto tra visione e percezione, in cui l’estetica leggera è quasi rassicurante, mentre comunque provoca e inquieta, incuriosisce la ricerca, conducendo l’occhio e la mente al di là di una bidimensione pazientemente costruita. Le donne o le ragazze, le protagoniste assolute, intrappolate, appunto, in contorsioni di corpi e di pensieri, quasi incatenate mentre provano disperatamente a spiccare il volo. Cambiano forma i corpi e si trasformano per diventare parte dell’altro, cambiano senso gli arti e si innestano altrove, mai casualmente, per modificarli, quei corpi, quasi volessero sfuggire dalla condizione comune. Difficilmente sole le fanciulle della Calbari, spesso ammassate e omologate nella apparente volontà di restare unite, diventando poi, forse inconsapevolmente, una forma unica fatta di pezzi indistinguibili, tenuti tra di loro da un unico abbraccio forte e stretto e sempre senza volto.
Condivisione e comunità anche nelle foto che si macchiano di nero, sporcando attimi costruiti in pose fotografiche, immagini d’epoca, recuperate da un passato rigido e ingabbiato nella disciplina, sempre donne, che provano ad imparare mentre i loro pensieri prendono una forma oscura.
Una mostra totalmente al femminile, che racchiude tutto il fascino incantatore della donna, dalla mano che costruisce i lavori in mostra alle figure che sotto quella mano prendono corpo.