Chiara Coltro – Colore

Padova - 28/05/2021 : 06/06/2021

Quadri per un’Esposizione di CHIARA COLTRO.

Informazioni

  • Luogo: BIOSFERA
  • Indirizzo: Via San Martino E Solferino 5 - Padova - Veneto
  • Quando: dal 28/05/2021 - al 06/06/2021
  • Vernissage: 28/05/2021 ore 17
  • Autori: Chiara Coltro
  • Curatori: Enrica Feltracco
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: Dalle 11.00 alle 13.00 Dalle 16.30 alle 19.30 Aperto tutti i giorni

Comunicato stampa

Il colore è un mezzo per esercitare un influsso diretto sull’Anima.
Il colore è il tasto. L’occhio è il martelletto.
L’Anima è un pianoforte con molte corde.
L’artista è la mano che con questo o quel tasto porta l’anima a vibrare.
Wassily Kandinsky


Nella splendida sala dello Spazio Biosfera, venerdì dalle 17.00, apre al pubblico la personale di Chiara Coltro, Colore., curata da Enrica Feltracco e con l’intervento critico di Massimiliano Sabbion, con il supporto di Giardini dell’Arena.
Per tutta la durata della mostra si potrà godere del paesaggio sonoro di Manuel Cecchinato


Chiara Coltro è un’artista padovana, da sempre appassionata di disegno e pittura, ha frequentato la scuola del maestro Umberto Menin, si è poi occupata negli anni anche della creazione di eventi che per molto tempo hanno animato la cultura artistica della città, è tra i fondatori dell’associazione Artemisia e ora con altre sette artiste multidisciplinari di Reitia art. Come lei stessa afferma, la sua pittura si può definire informale e i temi che animano la sua ricerca sono proprio il colore e la materia e da essi i risultati che riesce ad ottenere, cambiando supporto, materiale usato, mai dimentica dell’importanza degli effetti emotivi ed empatici che si intrecciano con le percezioni visive.
La curatela della mostra è affidata a Enrica Feltracco che si sofferma subito sul titolo scelto dall’artista per la sua personale: “Intitolare una mostra Colore è un regalo che l’artista fa a se stessa e a chi osserva le sue opere, perché parlare di colore significa narrare la bellezza della luce, la serenità che ci viene regalata dalla natura, è raccontare il suo mondo, ma un po’ anche il nostro perché tutto intorno a noi è colore. In fondo Chiara Coltro ne fa un uso sapiente e misurato perché proprio attraverso accostamenti o miscugli o sovrapposizioni racconta i suoi sentimenti. Come diceva giustamente il pittore espressionista tedesco Emil Nolde «i colori sono vibrazioni come di campane d’argento e suoni di bronzo…». Il colore narra ciò che di naturale e puro è intorno a noi.
E non lo possiamo slegare da un’altra parola che mi viene in mente osservando i quadri di Chiara: energia. Le sue opere sono sempre un contrasto sapiente ed equilibrato di colori, di toni, di materia che insieme creano dei paesaggi in bilico «tra il dentro e il fuori», intimi e al tempo stesso cosmici, e danno vita a racconti sempre nuovi, sempre diversi: sarà un pensiero o un pianeta, un sentire o un toccare?”.
Prosegue, sempre sottolineando il valore simbolico del titolo della personale, il critico d’arte Massimiliano Sabbion: “Il colore possiede Chiara Coltro e l’artista possiede il colore: emotivamente empatico il suo lavoro, ricco di sinestesie che fanno scaturire ricorsi, assaporare gusti, profumi, suoni, espressioni astratte indagate nel tempo e affini ad artisti quali Mark Rothko o Gerhard Richter in cui strati di colore diventano il simbolo di un’estasi vibrante fatta solo di colore o di materia pronta a scomparire o, al contrario, esserne la protagonista assoluta. È un lavoro dell’anima quello che Chiara Coltro compie nelle sue tele, un compito che trasuda gioia e fatica e in cui la forza segna lo spazio attorno e i pennelli sono solo lo strumento che accarezzano e graffiano la tela.
Di fronte alle opere dell’artista si può parlare di istinto ragionato, o meglio, di impronta vissuta: ogni gesto, ogni colore, ogni sgocciolatura, ogni pennellata, ogni spatolata, raccoglie il silenzio che viene lacerato dalla forza del colore, dal gesto compiuto, dal segno che rincorre un’emozione ed è visibile come l’esecutrice della tela sia diventata solo un tramite per il risultato finale”.