In occasione di Art City Bologna, Cheap – organizzatore del festival di street poster art che si tiene annualmente a maggio nel capoluogo emiliano – propone due interventi site specific che coinvolgeranno altrettante vie di grande passaggio collocate all'interno o nelle immediate vicinanze del centro storico.

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Comunicato stampa

In occasione di Art City Bologna, Cheap – organizzatore del festival di street poster art che si tiene annualmente a maggio nel capoluogo emiliano – propone due interventi site specific che coinvolgeranno altrettante vie di grande passaggio collocate all'interno o nelle immediate vicinanze del centro storico



Gli interventi – che saranno inaugurati giovedì 22 gennaio 2015 – verranno realizzati su una serie di spazi affissivi in disuso di proprietà del Comune di Bologna, traducendosi in una composita installazione temporanea volta a recuperare, reinterpretandole, le potenzialità comunicative di tali spazi di proprietà collettiva, un tempo utilizzati per l'affissione di avvisi comunali.

Più nello specifico, le strade interessate saranno viale Masini, via Indipendenza e via San Giuseppe, in un ideale percorso “a L” che coinvolgerà in totale settanta tabelle affissive. Il progetto pensato per Art City Bologna 2015 coinvolgerà tre artisti visivi italiani da tempo attivi nell’ambito della street art: 2501, James Kalinda e Signora K, autori caratterizzati da stili molto diversi che, tuttavia, hanno collaborato diverse volte tra loro.

2501 | Viale Masini

Negative Spaces 02 sarà il titolo dell'intervento che 2501 realizzerà sul muro di cinta dell'autostazione, scandito da ben 13 moduli composti ciascuno da un trittico di bacheche: una centrale (200x140 cm) affiancata da due di dimensioni inferiori (100x140 cm), per un totale di quarantatre spazi affissivi.

L'”unità base” che verrà utilizzata dall'artista per il suo intervento sarà una serie di fogli di carta 70x100 cm, che verranno fissati temporaneamente su ciascuna tabella affissiva, per poi essere dipinti a mano senza riguardo per i limiti spaziali imposti dalla dimensione del foglio stesso; in questo modo, il segno tracciato dall'artista sconfinerà sulla superficie di ciascun billboard.

Mediante la continua sovrapposizione di fogli di carta che vengono traslati, l'insieme del surplus di segni lasciati sull'area affissiva di ciascuna bacheca comporrà un'altra forma, capace di materializzare graficamente lo spazio negativo. Oltre ad essere riempimento, la nuova immagine così prodotta incarna anche un intervallo, che diventa equilibrio tra pieni e vuoti.

L’opera, rappresentativa della poetica minimalista dell’artista e dei suoi stretti rapporti con la cultura architettonica, trasforma completamente la simmetria e la spazialità delle 43 bacheche, che appaiono così trasfigurate dalla presenza di tracce sottili, al contempo ripetitive e irregolari, interne ed esterne.

James Kalinda e Signora K | Via Indipendenza e Via San Giuseppe

La centralissima via Indipendenza sarà il contesto in cui verranno installati i progetti di James Kalinda e Signora K, tra cui saranno suddivise le 24 bacheche collocate sotto i portici: ventuno con dimensioni 70x200 cm, due 100x300 cm, una 100x140 cm.

Mentre le cifre caratteristiche del progetto di 2501 risiedono nell'intervento di pittura a mano e nel ricorso a potenti forme astratte, la proposta di James Kalinda e Signora K si incentra su un linguaggio figurativo, altrettanto forte e penetrante. I poster sono il risultato non della stampa di un vettoriale, quanto piuttosto di una scansione da disegno.

James Kalinda parte da una riflessione sul rapporto tra madre e figlio. Da qui, in uno slittamento di dimensioni sempre più allargate, arriva a ricomprendere la relazione con la società, dimensione con cui i nuovi nati si rapportano costantemente già da subito.

Gosthmother – titolo dell'installazione – riprende soggetti e schemi compositivi di ritratti infantili d'epoca: ciascun bambino veniva messo in posa davanti all'obiettivo fotografico, mentre le madri li sostenevano, coperte di teli; una volta sviluppata l'immagine, le donne venivano escluse dal campo visivo per mezzo di un passepartout.

Al bianco e nero rigoroso e sporco di James Kalinda fanno da contrappunto inserti di disegni infantili monocromi, che sovrastano parti dei soggetti.

La figura femminile fa da ideale collegamento tra i progetti dei due artisti. Mentre tuttavia nel caso di James Kalinda la donna quasi si impone per la sua assenza, il lavoro di Signora K la rimette al centro, rappresentandola nella sua connotazione di “madre-dea”, artefice di una nuova connessione tra l'essere umano e le sue origini, intese come elemento naturale.

La scelta di una netta bicromia, che staglia i soggetti su uno sfondo assolutamente bianco, sottolinea la separazione e, al contempo, il ricongiungimento tra le due diverse sfere: l'umano – in nero – e l'animale – in color oro. A fare da ponte, l'elemento vegetale, da sempre utilizzato, nelle culture popolari, come come elemento magico in grado di favorire le guarigioni.