Cecilia Luci – Tra memoria ed ascolto

Perugia - 03/05/2018 : 24/06/2018

Sorge un percorso inedito per l’artista, un ensemble ove vengono accostate fotografie, video installazioni, suoni, ed il corpo e la sperimentazione di quest’ultimo attraverso l’unione del campo morfico, dello psicodramma e del contact improvisation.

Informazioni

Comunicato stampa

Dopo le mostre Made in water al Macro, Spazi di Percezione alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Gravita’ a Palazzo Collicola Arti Visive, un nuovo spazio accoglierà in un lungo percorso con quindici artisti in mostra le opere di Cecilia Luci. Si tratta del Museo Civico-Palazzo della Penna a Perugia. Nasce così Tra memoria ed ascolto all’interno di Articolo 3 curata da Gianluca Marziani, un nuovo capitolo per Cecilia Luci, lavoro proveniente dalle sue intense ed ultime ricerche presso La Fondazione G.B. Bietti Istituto per lo Studio e la Ricerca in Oftamologia - e arricchiti ulteriormente da opere inedite



Sorge un percorso inedito per l’artista, un ensemble ove vengono accostate fotografie, video installazioni, suoni, ed il corpo e la sperimentazione di quest’ultimo attraverso l’unione del campo morfico, dello psicodramma e del contact improvisation.

L’esposizione, presenta dunque il lavoro ultimo e inedito di Cecilia Luci e traccia – attraverso il carattere scientifico dell’indagine dell’artista – un preciso percorso mistico e interiore che guarda al presente ma che trova il suo inizio nei luoghi inconsci della memoria. Cecilia Luci dismette i panni del passato, alla ricerca di una nuova identità ancora indistinta ma vitale. La peculiarità delle opere e la loro forza comunicativa risiedono nella capacità a esse intrinseca di saper evocare scenari diversi, mondi individuali e collettivi disegnati in caleidoscopi della mente dove i ricordi sopiti del fruitore vengono risvegliati e dove i fotogrammi di visioni non ancora percepite vengono svelati.



In elegante equilibrio tra percezioni esterne e interne, Cecilia Luci ragiona per immagini sull’energia offerta dall’esplorazione di luoghi concreti e intangibili. Squarcia il bozzolo che imprigiona la comprensione di sé e analizza la mappa dell’occhio umano come fosse una sfera di costellazioni che descrive l’io e le sue fragilità; combina la rarefazione semantica con l’intensità metaforica attraverso immagini fotografiche e, per la prima volta nel percorso dell’artista, con video-installazioni.





Cecilia Luci si serve del mezzo fotografico per indagare un’intimità conflittuale, raccolta, a tratti addirittura straziante; altri lavori, invece, trattengono a fatica un’esplosione interiore, fatta di ricordi e di gioiosità contenute. Un’indagine che non si accontenta di fioche intuizioni, ma accudisce con estrema cura lo spunto, il dettaglio, dilatandolo sovente in superfici rarefatte, filtrate dall’acqua. Un liquido amniotico che non può essere stagnante, ma vibrante e vitale, che cela senza nascondere. Oggetti quotidiani, come guanti, pettini, posate, compongono un universo familiare - evocato negli stessi titoli, lasciando affiorare memorie agrodolci, immobilizzate nella loro potente sintesi simbolica. Il processo creativo è tutt’altro che agevole, non si limita alla costruzione equilibrata di oggetti o al sapiente dosaggio di luce e colore, è un faticoso esercizio di elaborazione la cui origine sconfina talvolta al di là dei muri domestici per abbracciare il mondo degli esclusi; una realtà fragile e complessa che Cecilia Luci avvicina in silenzioso rispetto, restituendone l’essenza dopo aver sottratto ogni inutile e retorica sovrabbondanza. La peculiarità di queste opere è che esse sono in grado di evocare scenari diversi per ciascuno di noi, risvegliano ricordi sopiti, svelano inediti fotogrammi dell’inconscio, in fondo è come se fossero in possesso di una sorta di lasciapassare che consente loro di viaggiare ovunque.





Cecilia Luci (www.cecilialuci.com) dal 2008 espone presso numerose realtà nazionali. Tra le altre, nel 2014 presenta la personale “Made in Water” presso MACRO (Museo d’Arte Contemporanea) di Roma, “Spazi di percezione” presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma