Cecilia Luci – Gravità

Spoleto - 15/12/2012 : 27/01/2013

Mostra dell'artista romana alla sua prima personale in un’istituzione pubblica italiana. Una mostra che inaugura la Sala S&L come nuovo spazio espositivo del museo, confermando un’attenzione speciale per le nuove generazioni e le evoluzioni contemporanee dei linguaggi storici.

Informazioni

  • Luogo: PALAZZO COLLICOLA ARTI VISIVE - MUSEO CARANDENTE
  • Indirizzo: Piazza Collicola, 1, 06049 - Spoleto - Umbria
  • Quando: dal 15/12/2012 - al 27/01/2013
  • Vernissage: 15/12/2012 ore 12
  • Autori: Cecilia Luci
  • Curatori: Gianluca Marziani
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: DAL MERCOLEDÌ AL LUNEDÌ 10.30-13.00 / 14.30 - 17.00 CHIUSO IL MARTEDÌ
  • Biglietti: BIGLIETTO UNICO MUESO CARANDENTE E PIANO NONILE intero - € 6.50 ridotto A - € 5.00 (dai 14 ai 25 , oltre 65 anni e oltre 15 persone) ridotto B - € 3.00 (dai 7 ai 14 anni) omaggio (fino a 6 anni) BIGLIETTO INTEGRATO PALAZZO COLLICOLA (Collezione Collicola, Piano Nobile, II Piano) intero - € 9.00 ridotto A - € 7.00 (dai 15 ai 25 , oltre 65 anni e oltre 15 persone) ridotto B - € 3.50 (dai 7 ai 14 anni) omaggio (fino a 6 anni) BIGLIETTO AGEVOLATO MOSTRE +50 (Spoletocard - Residenti - Scuole) *Riduzione per tesserati FAI

Comunicato stampa

Palazzo Collicola Arti Visive presenta il lavoro di CECILIA LUCI, artista romana alla sua prima personale in un’istituzione pubblica italiana. Una mostra che inaugura la Sala S&L come nuovo spazio espositivo del museo, confermando un’attenzione speciale per le nuove generazioni e le evoluzioni contemporanee dei linguaggi storici. La Luci lavora con il medium fotografico in maniera disciplinata e “orientale”, dando narrazione e intimità diaristica ai cicli progettuali, usando preziose carte fotografiche, elaborando i suoi set in modo pittorico e morandiano

Un’artista classicamente attuale, metodica nel processo elaborativo, complessa nei contenuti simbolici, essenziale e profonda nei soggetti che sceglie e nei mondi che ci racconta.

Le ambientazioni delle immagini sono così: liquide come latte silenzioso, mercuriali come scie acquatiche, evanescenti come nebbie compatte. Creano atmosfere dense che avvolgono lo sguardo, riportandolo a una visione ancestrale, istintiva, dentro l’energia fluttuante dei sensi. Gli stadi della materia riempiono i cicli fotografici della Luci, ne determinano temperatura e volumi, codici estetici e contenuti. Tutto scorre tra l’anima del liquido e il corpo del solido, lungo linee gassose che diventano il limbo scenico del suo armamentario ad alta temperatura sensoriale. Non si tratta di feticismo, qui gli oggetti incarnano una simbologia con molteplici derivazioni, frutto di viaggi intellettuali, percorsi psicanalitici, esperienze letterarie, vissuto privato. L’artista sceglie elementi con una forte carica prosaica: un pettine, un guanto da cucina, i bastoncini per lo Shanghai, dei semplici fili… cose esili eppure resistenti, legate ad azioni primarie (curare il corpo, pulire, giocare, collegare…) ma ricche di curve interiori, come se fossero aggregatori emotivi, piccoli diari intimi dove le frasi vengono cucite con pazienza, metodo e concentrazione.


Scrive Gianluca Marziani: “Un pettine che scioglie nodi e ostacoli, scivolando e risalendo lungo l’asse verticale dell’immagine… Una sfera che galleggia, si riproduce, aderisce o sfiora altre sfere bianche… I guanti in lattice che diventano silhouette elastiche, sinuosamente femminili… I bastoncini di legno che somigliano ad una zattera e animano il campo monocromo del fondale…I fili che si intrecciano, simili ad un sistema nervoso di connessione… Cecilia Luci racconta la sfida privata della femminilità in un mondo chiassoso e confusionario. Ricerca l’ordine nascosto delle cose, i sussurri senza grida, la bassa velocità e la lunga resistenza. Le opere non implicano il facile effetto ma l’effettiva durata figurativa, per questo vivono dentro una fluidità amniotica che conserva e lascia crescere. Il tempo e le mode rimangono distanti da queste geografie emozionali: lo spazio occupato appartiene ai puri archetipi, gli unici che pulsano, respirano, chiamano, stimolano, evocano…”


Scrive Giovanni Intra Sidola: “Nelle opere di Cecilia Luci la comunicazione del contenuto avviene per mezzo di un linguaggio formalmente raffinato ed attraente, che porta l’osservatore ad addentrarsi nel discorso, a leggere
l’esperienza dell’artista e a riconoscersi in essa. Ciò avviene anche perché l’artista sceglie come soggetti degli oggetti propri della quotidianità, che appartengono inconsciamente alla personale memoria emotiva. Questi oggetti, una volta decontestualizzati, assumono un significato preciso nella riflessione dell’artista sul suo passato. In veste di “attori” chiamati ad interpretare un ruolo sul palcoscenico, essi dismettono i panni quotidiani per diventare protagonisti di una storia. Un palcoscenico spesso liquido: gli oggetti immersi in un fluido portatore emotivo, che muove e ridefinisce le situazioni, trovano il giusto posto che dà loro valore e senso. Cecilia Luci ricostruisce, così, un mondo immaginifico fatto di elementi tratti dal passato. In Lessico Animico, ad esempio, l’acqua è il medium attraverso il quale si manifesta l’essenza delle cose, l’intima verità unica e irripetibile di ciascuna anima. In Milk il latte, meno incorporeo dell’acqua e più materno, è densa superficie in movimento che a volte fluisce, a volte s’acquieta, nascondendo e manifestando a tratti ciò che permane. In Dal passato, invece, l’assenza del medium emotivo riporta all’esigenza di placare le emozioni lasciando posto all’osservazione vagliata dalla ragione. Il tutto veicolato da una ricerca della perfezione estetica che, lungi dall’essere un eccesso formalista, è misura della profonda meditazione sull’essere che sottende a tutti i lavori dell’artista. In altri lavori (per esempio, Costellazioni Familiari) l’ispirazione deriva dall’osservazione dei campi morfologici individuali e familiari, collettivi e appartenenti alla società tutta, a partire dagli studi portati avanti dall’artista con Bert Hellinger. Attraverso il campo morfologico emergono il vissuto inconscio e le dinamiche relazionali di ognuno di noi rispetto alle varie circostanze.


Cecilia Luci: ”La ricerca nel mio lavoro tende al superamento del mio passato, facendo riaffiorare inconsci ricordi. Il vissuto viene trasportato dai fluidi che a volte affondano, a volte fanno affiorare le cose ed i personaggi attraverso dei flash, delle apparizioni, delle visioni scaturite nella mente. Trasmuto e ricostruisco un mondo immaginifico fatto di elementi tratti dalla memoria. Cosi questo mio costante ritorno al passato e ad un ripristino, mi fa rivisitare e ridisporre fatti, cose e persone, legate a luoghi interiori familiari, metabolizzate attraverso diversi codici semantici.