Carol Rama – Capitolo 1. Dorina e gli altri
Il Castello di Rivoli dedica un progetto pluriennale a Carol Rama: una sala monografica che si trasformerà nel tempo.
Comunicato stampa
Carol Rama si è distinta per una ricerca incessante, all’interno della quale si sono intrecciate molteplici stagioni creative. Originale inventrice di una vasta iconografia, l’artista ha indifferentemente prodotto opere figurative oppure astratte, utilizzando materiali e supporti più tradizionali o del tutto inediti. Questa sua coerente incoerenza, così come la stretta relazione tra il suo vissuto e la sua arte – oltre alla tipologia di temi trattati, tra cui disagio psicologico, eros, malattia – pongono Rama come una delle più grandi artiste del Novecento. La sua influenza si estende potentemente al presente, fino alle generazioni di artisti e artiste più giovani.
Riconoscendo l’assoluta vitalità dell’opera di Rama, il Castello di Rivoli dedica all’artista una sala monografica, con importanti opere provenienti da collezioni private. A cura di Marcella Beccaria, il progetto concepisce la sala come un dispositivo dinamico che, dall’autunno 2026 e per i tre anni successivi, vedrà l’avvicendarsi di più capitoli espositivi. “Questo progetto pluriennale – dice Beccaria, Vice Direttrice del Castello di Rivoli – intende guardare alla molteplicità della produzione di Carol Rama e alla sua peculiare capacità di re-inventarsi periodicamente, procedendo per cicli di opere, con inaspettati cambiamenti, eclettismi e brusche rotture. L’idea è quella di pensare alla sala museale dedicata a Carol come a uno spazio flessibile, all’interno del quale, in più momenti, saranno presentati dialoghi tra opere dell’artista appartenenti a periodi diversi, accogliendo anche materiale documentario. In questo senso, la sala vuole anche dichiarare un punto di vista che, dal presente, guarda al passato, senza stringersi in una cronologia lineare”.
Il primo capitolo, Dorina e gli altri, presenta una selezione di rilevanti acquerelli figurativi su carta appartenenti agli esordi dell’artista accanto a lavori con gomme, parte delle sperimentazioni astratte e multimateriche realizzate dagli anni settanta.
Firmati olgacarolrama oppure carolrama, e da lei datati secondo un periodo che va dal 1936 al 1946, i lavori su carta di Rama – al Castello presentati in un gruppo di otto lavori dal 1939 al 1941 – sono caratterizzati da tratti delicati e colori morbidi, la cui dolcezza contrasta con le pose sfrontate o i riferimenti erotici che accomunano i soggetti e gli oggetti raffigurati. Le protagoniste, Dorina e altre, sono spesso giovani donne che Rama disegna adornando il loro capo con corone arboree, secondo un’iconografia che guarda alle antiche divinità femminili. Le stesse donne sono anche il soggetto delle carte Appassionata, dove la componente erotica è inscenata rievocando il cosiddetto “due Pini”, il temuto ospedale psichiatrico a Torino dove, negli anni d’infanzia dell’artista, fu ricoverata sua madre Marta.
Secondo una tradizione che ricorre nella letteratura sull’artista, questi suoi lavori sono presentati a Torino nel 1945, in una mostra subito chiusa dalle autorità perché considerata oscena. La grande rivelazione dei primi acquerelli avviene solo nel 1979. È in quel decennio che Rama inizia a lavorare con le camere d’aria di automobili e biciclette, secondo una sperimentazione non lontana dalla ricerca processuale e materica di altri artisti del periodo. Riferendosi appunto a quell’originale e inaspettata sincronicità tra i lavori d’esordio e quegli degli anni settanta, il primo capitolo del progetto dedicato a Rama, Dorina e gli altri, presenta anche una selezione di tre lavori con gomme, dove l’astrazione resta intrisa di forti rimandi erotici. Si tratta di lavori che rimandano anche alla drammatica vicenda del padre, Amabile Rama, imprenditore e inventore poi morto suicida, che aveva fondato una ditta di componenti per automobili e brevettato una bicicletta. Le gomme esposte includono Movimento e immobilità di Birman, 1977-78, opera di grandi dimensioni il cui evocativo titolo rimanda alla foresta scozzese descritta nel Macbeth di Shakespeare. È anche allestito Il chiodo di Corrado, 1993, lavoro testimone dell’indomito spirito di sperimentazione dell’artista nei confronti di materiali trovati e inediti, oltre che tributo personale di Rama all’amico Corrado Levi, architetto e artista, la cui complicità intellettuale l’ha accompagnata negli anni.
Dorina e gli altri avviene al Castello nel contesto di una stagione espositiva che include una personale dedicata a Marisa Merz (in collaborazione con Fondazione Merz e GAM Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino) e un riallestimento della Collezione che pone attenzione all’Arte povera e ai grandi artisti e artiste che hanno fatto di Torino un’effervescente fucina creativa. “Parte di un programma che intende creare assonanze tra mostre temporanee e collezione – dichiara Francesco Manacorda, Direttore del Castello di Rivoli – questo progetto porta la dirompente contemporaneità di Carol Rama al centro della riflessione sulla portata internazionale di Torino nel campo delle arti visive del secondo novecento.”
Il progetto è sviluppato grazie alla collaborazione con l’Archivio Carol Rama, i cui spazi a Torino inaugurano con la mostra la libertà dei piromani. Carol Rama e Guglielmo Castelli.
Carol Rama
Olga Carolina Rama, in arte Carol Rama, nasce a Torino nel 1918. Artista autodidatta, Rama avvia la propria ricerca pittorica negli anni trenta. In questi anni frequenta l’atelier di Felice Casorati, che, individuandone il potenziale pittorico, ne sostiene la ricerca artistica. Nella prima metà degli anni quaranta, Rama si sposta dalla casa di famiglia a un appartamento in via Napione 15 a Torino, un alloggio mansardato dove l’artista lavorò e visse fino alla sua scomparsa nel 2015. Dal dopoguerra, una profonda amicizia la lega a Edoardo Sanguineti e negli anni stringerà forti legami con più intellettuali e artisti, tra cui Man Ray, Albino Galvano, Paolo Fossati, Corrado Levi. Nel 1947 tiene la sua prima mostra personale alla Galleria del Bosco di Torino. Negli anni successivi partecipa a numerose esposizioni: nel 1948 espone per la prima volta alla Biennale di Venezia (poi anche nel 1950, 1956, 1993, 2003 – anno in cui riceve il Leone d’oro alla carriera –, 2011, 2013, 2022) e sempre nel 1948 alla Quadriennale di Roma (poi anche nel 1951, 1955, 1973, 2016). Nel 1951 aderisce al MAC Movimento Arte Concreta, orientando la propria ricerca verso l’astrazione. Nel 1980 partecipa alla collettiva L’altra metà dell’avanguardia. 1910-1940, curata da Lea Vergine.
Ulteriori mostre personali includono: Galleria La Bussola, Torino (1957); Galleria La Carabaga, Genova (1964); Museo Civico, Pistoia (1965); Galleria Le Lutrin, Lione (1966); Galleria Anthea, Roma (1972); Galleria Il Fauno di Torino (1974, con un testo in catalogo di Man Ray); Galleria Luciano Anselmino, Milano (1976); Galleria Martano, Torino (1979); Galleria dell’Oca, Roma (1987); Stedelijk Museum, Amsterdam (1998, poi itinerante presso The Institute of Contemporary Art, Boston); GAM Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino (1999); Ulmer Museum, Ulm (2004); Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino (2004, poi itinerante presso Mart Museo di arte moderna e contemporanea di Rovereto e BALTIC – The Centre for Contemporary Art, Gateshead); Palazzo Ducale, Genova (2008); Kunsthalle, Düsseldorf (2012); MACBA Museu d’Art Contemporani, Barcellona (2014, poi itinerante presso Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, Parigi, EMMA – Espoo Museum of Modern Art, Espoo, IMMA, Irish Museum of Modern Art, Dublino e GAM Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino); New Museum, New York (2017); Schirn Kunsthalle, Francoforte (2024, poi itinerante presso Kunstmuseum, Berna).