Carlo Rea – Impermanenze

Roma - 28/04/2014 : 25/07/2014

La mostra che presenta un repertorio di opere dovute ad una sensibile ricerca e a un'attenta disciplina individua il sentiero di un linguaggio inedito e personalissimo, ricco di innovazione e legami tra tradizione musicale e arte plastica.

Informazioni

  • Luogo: GALLERJA
  • Indirizzo: Via della Lupa 24 - Roma - Lazio
  • Quando: dal 28/04/2014 - al 25/07/2014
  • Vernissage: 28/04/2014 ore 18
  • Autori: Carlo Rea
  • Curatori: Bruno Corà
  • Generi: arte contemporanea
  • Orari: martedì - sabato 11.00 - 13.30 / 15.00 - 19-30
  • Uffici stampa: STUDIO MARTINOTTI

Comunicato stampa

Lunedì 28 aprile, alle ore 18, si inaugura a Roma presso lo spazio Gallerja la mostra personale di Carlo Rea dal titolo "IMPERMANENZE - Forme e immagini delle superfici in fluttuazione", a cura di Bruno Corà.


Il percorso artistico di Carlo Rea si è sinora sviluppato nell'arco di circa venticinque anni, attraverso una serie di profonde esperienze che dalla musica lo hanno fatto approdare alle arti visive

Questa, dopo una intensa e meditata fase durata qualche anno e a seguito di una elaborazione processuale di un pattern linguistico soddisfacente le proprie esigenze, è la sua prima e significativa mostra personale in Italia che propone un nucleo coerente di opere diverse realizzate in successivi periodi e che delineano compiutamente, nel loro insieme, il profondo e autentico processo estetico dell'artista e la sua compiuta personalità.
La mostra che presenta un repertorio di opere dovute ad una sensibile ricerca e a un'attenta disciplina individua il sentiero di un linguaggio inedito e personalissimo, ricco di innovazione e legami tra tradizione musicale e arte plastica. L’esperienza di Rea, soprattutto negli ultimi anni, appare rivolta alla rappresentazione della fluttuazione della materia intesa come spazio fisico e metafisico, proponendo l’impermanenza costante delle cose che ci circondano e il concetto di instabilità che tutto permea.
Nelle sue esperienze musicali, ma anche nel disegno, nella pittura e nella plastica le nozioni di istantaneità e continuità sono al centro della sua indagine, trovando nell’impiego di materiali come la garza, la ceramica o il gesso ideali veicoli di visualizzazione delle entità sopra indicate.
Il percorso espositivo dunque mette in mostra superfici monocromatiche a base di garze in cui la stratificazione di parti o la loro torsione produce orizzonti di continuità plastica, gessi e ceramiche che l’artista, oltre a disporre nello spazio, sovente adopera come strumenti di sorprendente sonorità.

CARLO REA

Nato a Roma nel 1962 in una famiglia di artisti. Il padre Ermanno scrittore, la madre tedesca, Annette scrittrice e fotografa. La nonna materna, in arte Annette Bach, è stata una attrice di teatro e cinema tra gli anni 30 e gli anni 40, il nonno paterno pittore e commerciante a Napoli dagli anni 20.
Carlo Rea ha studiato musica frequentando i conservatori di Milano, Napoli, Roma e Ginevra diplomandosi in violino e viola.
L’incontro a Roma, all’inizio degli anni 80, con l’ambiente culturale e artistico della città e con la pittura astratta è decisivo. Lo studio della musica e la pratica della pittura si fondono in lui in un unico linguaggio, egli traspone la musica su carta, tela, ceramica. Significativi sono i disegni a base di grafia musicale, in cui l’annotazione diviene forma pittorica.
Nel 1991 si trasferisce a Parigi dove prepara la sua prima mostra personale inauguratasi l’anno successivo. Questo evento segna in modo irreversibile il suo impegno nell’arte pittorica.
Il percorso creativo di Carlo Rea passa anche attraverso l’utilizzo di materiali considerati extra pittorici e con intrinseca valenza plastica: legno, juta, asfalto, terracotta, ceramica, ecc.. nei quali egli cerca sempre la vibrazione, il suono, il respiro, come ad esempio la serie “sostanza impermanente”, sculture variabili in ceramica realizzate tra il 2013 e il 2014, che l’artista, oltre a disporre nello spazio, sovente adopera come strumenti di sorprendente sonorità emettendo suoni se sfiorate dalle dita.
La sua produzione nell’ultimo decennio, enunciata in estrema sintesi, si caratterizza nella scomposizione poetica di quella sorta di non-colore (o anche di somma di tutti i colori) che è il bianco. Lavora su grandi superfici monocromatiche a base di garze in cui la stratificazione di parti o la loro tensione/torsione produce estensioni che tendono a rendere sempre più evanescenti le impronte presenti qua e là sul fondo, oppure su superfici nelle quali la sola stratificazione e tensione del materiale produce impermanenze e assenza di riferimenti spazio temporali.


Per la mostra sarà presentata una pubblicazione monografica a cura di Bruno Corà con un testo critico e le immagini di tutte le opere esposte. Edizioni Magonza 208 pag.