Carlo Levi e la Basilicata: dal confino a Italia ’61

Torino - 26/11/2018 : 28/02/2019

La mostra espone 39 opere del grande artista, intellettuale, scrittore e politico torinese.

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Comunicato stampa

È convinzione del Comitato Scientifico e del Consiglio di Amministrazione della Fon-dazione Giorgio Amendola e del Direttivo dell’Associazione lucana in Piemonte Carlo Levi che Matera, Patrimonio dell’Unesco nel 1993 e Capitale europea della cultura 2019, non sarebbe arrivata a tanto, se non ci fosse stata la penna di Carlo Levi pittore, che ne scrisse nel suo Cristo si è fermato a Eboli

Non che di Matera non si fosse parlato in precedenza; ma se n’era parlato come un caso di estrema miseria e degrado, “vergogna nazionale” da sanare - disse Togliatti nel 1948 tanto da arrivare all’emanazione, da parte di De Gasperi, di una legge speciale nel 1952. Ne avevano parlato soprattutto visitatori e giornalisti venuti da lontano, inorriditi da uno spettacolo inimmaginabile. Nonostante i tempi non fossero ancora di alta civiltà e progresso, nessuno poteva mai pensare che ci fosse una città intera, i cui abitanti, tranne pochi privilegiati, vivevano in autentiche grotte, come gli antichi trogloditi. Così disse, fra gli altri, il Pascoli, docente di latino e greco nel Liceo di Matera tra il 1882 e il 1884.

Il problema, però, era politico e sociale, non certo culturale. La penna e la fantasia di Levi pittore fecero il miracolo. Ad Aliano, dove era venuto a contatto diretto con l’anima contadina, Matera, per lui, così come descritta dalla sorella Luisa, diventava la capitale del mondo contadino che, al di là delle grotte e nonostante le grotte, cioè la miseria, non poteva considerarsi ad un grado di civiltà inferiore rispetto a quella moderna, industriale, borghese, torinese. Nasceva, anzi, il mito di Matera, capitale dei contadini, simbolo di una umanità integra da salvare e da riversare, come lievito, nella civiltà industriale, corrotta e deviata dall’anarchia dell’individualismo.

Con queste considerazioni, Levi affascinò Adriano Olivetti, Giorgio Bassani, Fede-rico Friedmann, Gilberto Marselli e altri. A Matera, nell’immediato dopoguerra, letto Levi, arrivarono cineasti, pittori, scultori, fotografi, filosofi, sociologi. Per tutti la città, “vergogna” per le sue condizioni economiche e sociali, diventava “bellissima, pittoresca e impressionante”. Proprio come l’aveva definita Luisa Levi e, per lei, il fratello Carlo.

Sta di fatto che, per tutti gli anni successivi al 1936, Levi ritrovò sé stesso in Matera, in Aliano, nella Lucania di Rocco Scotellaro, suo fraterno amico. Matera fu la sua seconda patria per nascita, forse la prima per afflato spirituale ed etico. Non è un caso perciò se, nel 1961, in occasione del primo centenario dell’unità d’Italia e su indicazione di Ma-rio Soldati, proprio a Carlo Levi fu dato il compito delicato di rappresentare la Lucania all’interno della grande mostra allestita per l’occasione. E Carlo Levi dipinse il grande telero “Lucania 61”. Perciò, quando, per la legge di risanamento dei Sassi, questi furono chiusi e murati, e mentre molti pensavano di abbandonarli in rovina, o distruggerli, fu Levi ad opporsi, insieme con Giorgio Bassani, dando ai Sassi abbandonati la dignità di “fori contadini”, di pari rilievo con i fori imperiali di Roma. Cominciò così la sua battaglia per la loro conservazione e destinazione a bene culturale, se non artistico.

Non è perciò sbagliato, o eccessivo, credere che, se i Sassi si sono salvati e oggi sono una meraviglia del mondo, e non solo d’Italia, il merito è soprattutto di Levi, che un gior-no, da senatore, si occupò, con legge, persino del pane di Matera e della sua tradizione, in contrapposizione alle direttive europee, che non volevano i forni a legna, cioè i forni contadini per eccellenza!

Il caso o la storia hanno poi voluto che ben altri legami si stringessero tra Aliano, Matera, la Lucania tutta e Torino. A migliaia, verso la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta del secolo scorso, dalla Lucania salirono nel capoluogo piemontese brac-cianti, contadini e manovali, con donne e bambini al séguito, alla ricerca di lavoro. Lì, quasi sempre nei capannoni della Fiat e delle altre fabbriche torinesi, ebbero la dignità di lavoratori, portatori di diritti, oltre che di doveri. Sta di fatto che oggi la città metropo-litana torinese non sarebbe la città metropolitana di rango europeo senza i circa 50.000 lucani che formano una popolazione pari, se non superiore, a quella di Matera e Potenza singolarmente prese. Si dice, perciò, che essa è la terza città lucana.

Sono queste, tra letteratura, arte e politica, le ragioni profonde che ci spingono a celebrare, a cavallo tra il 2018 e i1 2019, in Torino, l’opera pittorica di Carlo Levi con particolare attenzione alle opere dipinte durante il suo confino a Aliano.

Il 26 novembre 2018 alle ore 18 sarà dunque inaugurata una grande mostra che vedrà esposte, nei locali della Fondazione Giorgio Amendola, le tele che Carlo Levi, dando una svolta alla sua pittura, e segnando il suo destino di uomo e intellettuale, dipinse ad Aliano.

Sulla mostra dominerà la fedele riproduzione del grande telero di “Lucania ’61”, sintesi della lotta per la libertà contadina, tutta incentrata sulla figura del poeta lucano Rocco Scotellaro, che Carlo Levi assimilò ad altro suo “eroe”, Piero Gobetti, simbolo del riscatto operaio al Nord. Due giovani, due mondi, un’Italia nuova, da cui, senza retorica, è nato il fiore di “Matera Capitale europea della cultura 2019”.
La mostra è organizzata di concerto con la Fondazione Carlo Levi di Roma e il Polo Museale Regionale della Basilicata.

In occasione della mostra saranno esposte anche gli scatti di scena del film di Francesco Rosi: Cristo si è fermato ad Eboli.