Carlo Bertocci – Rinverdire

Catania - 10/10/2015 : 04/11/2015

Mostra personale di Carlo Bertocci "Rinverdire" a cura di Arnaldo Romani Brizzi.

Informazioni

Comunicato stampa

Rinverdire


Questa mostra, fortemente voluta e curata da Arnaldo Romani Brizzi, doveva avere un suo testo in catalogo pensato e meditato a lungo: per una serie di impedimenti, che lo hanno tenuto molto occupato negli ultimi mesi, Arnaldo non ne ha potuto completare la stesura così molte delle idee che sono sorte nei nostri colloqui sono rimaste senza scrittura

L’idea di questa mostra, come delle altre numerose che nei 30 anni di amicizia e collaborazione abbiamo ideato e progettato insieme, è emersa dalla sua continua attenzione allo svolgersi e all’evolversi del mio lavoro più recente: ragionando sui temi delle mie ultime opere e in quelli presenti in questa esposizione. In questo scambio, insieme abbiamo trovato nel verbo Rinverdire il titolo della presente mostra.
Rinverdire stabilisce una continuità con le mie mostre precedenti: Veder Verde alla Galleria del Carbone di Ferrara, Tra Cupole e Ortiche alla Villa Castello Smilea di Montale (Pistoia) e Foglie e Conchiglie alla Galleria Il Polittico, Roma (quest’ultima presentata dallo stesso Arnaldo in quello, che insieme al socio Massimo Caggiano, è stato il suo spazio espositivo di grandissimo prestigio sulla scena romana per più di venti anni) .
Gradualmente il tema del verde diviene sempre più importante
e in questa mostra catanese acquista un sicura centralità.
Il titolo secondo l’idea critica acquista un senso più largo rispetto al dato verde-natura includendo il rinnovare, il rinvigorire il raggiungimento di nuova freschezza e il germogliare di nuove speranze, nuovi desideri e ambizioni che nelle opere trovano testimonianza.. La mancanza del testo scritto non può essere sostituita dal mio racconto; ecco che una raccolta dei testi, che negli anni Arnaldo ha scritto nelle numerose occasioni che ci hanno visto insieme, è utile per ripercorrere i sentieri di un giardino che continua a fiorire, dove quelle piante già radicate e coltivate nel passato continuano non solo a verdeggiare ma a mostrare un nuovo vigore.
Carlo Bertocci







Antologia di scritti di Arnaldo Romani Brizzi sull’opera di Carlo Bertocci.

Ansia di sguardo fisso
Il vento aveva smesso di scompigliare gli alberi; ma ora un po’ di bruma li velava. Carlo si attarda nel giardino, meditando sulle sue letture; aveva, sotto il braccio, due libri dalle rosse rilegature: quei testi fiammeggiavano nella sua testa e, respirando, li trasmise all’esterno: divenne anche lui uno dei “suonatori di luce” che tante volte aveva dipinto.
Camminò, a uscire dal giardino, verso la piccola piazza dove la chiesa rosata si opponeva agli alberi e al panorama. Sotto arcate di marmo lirico si fermò e vide, alzando di poco gli occhi, il campanile della chiesa, privo di campane;e il silenzio dilagò, i suoni si sospesero alti, oltre la cornice del cielo.
Si diresse verso il parapetto, limite estremo della piazza che come un balcone si aggettava sul panorama; ma inciampò, e qualcosa rotolò. Così, evento dal sapore irreale, notò una conchiglia di mari profondi, luccicante nella sua madreperla. La raccolse con incredulità; ma non si domandò logica: quel pomeriggio non la richiedeva: Portò la conchiglia all’orecchio, con gesto automatico. Ma le argute risate di due fanciulli lo distolsero: li aveva alle spalle, e presto lo superarono.
Erano nudi, coi bei capelli di ricci e volute ioniche. Lo guardarono frenando il loro ridere, e guardarono la conchiglia; poi i rossi libri. Allora Carlo glieli donò e, con pochi passi giunto al parapetto, vi posò la conchiglia. I due fanciulli lo interrogarono con lo sguardo; ed egli, senza parole, gli invitò alla contemplazione. Ubbidirono e, poggiando i libri e le braccia sul marmo, assunsero le pose che il desiderio di Carlo aveva voluto. Sicché uscì dalla tela per farne pittura e, come usava dirsi in passato, immortalò.
Poiché la conchiglia diceva le ore di un tempo senza più clessidra, i fanciulli osservarono, in essa, le ere; il fossile che sarebbe divenuto, o forse già era; la promessa di mare che il suo suono segreto racchiudeva. E si rapirono in una fissità che era gioia di contemplazione: lusso per gli dei, per i cibati d’ambrosia. Stettero; e divenne nostra la loro ansia di sguardo fisso.
Roma, 1986

Pubblicato in Index, a cura di Francesco Gallo, Galleria d’Arte Moderna, Comune di Paternò, 1986; e successivamente in I. Mussa, Carlo Bertocci, De Luca Editore, Roma 1987.



Carlo Bertocci o l’incontro folgorante dell’arte

La bellezza che si afferma tuttavia
La Bellezza come ansia di contemplazione è il nodo centrale della pittura -toscana in senso larghissimo, e forse più senese che fiorentina- di Carlo Bertocci, Pittore coltissimo di quella dominazione felice e vasta che è la ‘Pittura Colta’, egli persegue il coraggio dell’estetica come elevata proclamazione di poetica e progetto mentale.
[…] la bellezza è la più rivoluzionaria delle possibilità espressive, perché contrappone alle brutalità della volgarità conclamata, il diritto del sogno umano e utopistico di perfezione, fors’anche inattingibile, e perciò maggiormente struggente.
Carlo Bertocci in virtù di tale consapevolezza, e nella tradizione della grande pittura toscana, definisce le possibilità contemporanee della nuova figurazione attraverso una dichiarazione iniziale di conoscenza; questa per forza di narrazione contraddistinta da malinconia- e sottolineata da costanti ore del tramonto […] narrando, per immagini pure e splendenti come cristalli incontaminati quell’ansia di contemplazione di cui si è detto.

Pubblicato in I. Mussa, Carlo Bertocci Arc-en-ciel, catalogo della mostra, Centro Ausoni, Roma, ed. De Luca 1989.













Roma, lunedì 8 novembre 1999



Carissimo Carlo,


Ecco il passo dell’angelo:
egli non vola, ma cammina
su una musica estesa
a tappeto sotto i piedi.
Ecco: se vuole, sapendo
Di sapere, può andare
nell’aria del paesaggio,
colma di note, di crome
e cromie, di luce
suonata come trombe
di giudizio. Ecco, passeggiare
nel paesaggio, tra terra e cielo
è sogno reale degli angeli
che sanno dove guardare


Un abbraccio dal tuo
Arnaldo


Lettera–poesia inedita, scritta in attesa della mostra personale Nel Paesaggio, Galleria Il Polittico, Roma, 1999.





Salve
Su per le scale
Siamo saliti un giorno,
insieme. Cercando aria tersa,
limpida da poterla bere.
Abbiamo vinto il sole e la luna,
anche le stelle, continuando a salire.
Poi abbiamo guardato in basso,
sugli eterni fanciulli del mondo,
e ci siamo commossi:
versi di uccelli svolazzanti
li coronavano di allegria
nella città e nelle campagne,
nei luoghi dei giochi e dell’impegno…
A loro come a noi,
dicemmo salve e riprendemmo a salire.

Arnaldo Romani Brizzi


















Pubblicato in Carlo Bertocci. Sulle Scale, catalogo della mostra, Galleria Il Polittico, Roma 2003

Arnaldo Romani Brizzi. Il Suono del Silenzio
In merito a un tema ricorrente nella pittura di Carlo Bertocci,

In realtà, Carlo Bertocci, discendente dai rami della nominazione Pittura Colta di Italo Mussa, esprime con il suo fare pittorico, costantemente, l’azione consapevole dell’artista che non finge di ignorare, o proprio ignora, ma che addirittura «osa» raccontare un vissuto culturale capace di passare attraverso maglie strette del racconto figurativo – vissuto pronto a palesarsi attraverso il coraggio di letture approfondite e non superficiali




Pubblicato in Carlo Bertocci, Fogli e Conchiglie, Catalogo mostra , Galleria Il Polittico, Roma 2012