Carla Accardi – Senza passato

Roma - 15/02/2017 : 31/03/2017

Non è mai stata propensa a guardarsi alle spalle; ad amministrare saggiamente il suo passato. Così è sempre stata Carla Accardi, e il suo lungo percorso è stato così costantemente sbilanciato verso un domani da afferrare, verso una nuova ricerca, verso quel rischio che la giovinezza predilige e che lei ha sempre amato nei giovani.

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Comunicato stampa

Non è mai stata propensa a guardarsi alle spalle; ad amministrare saggiamente il suo passato. Così è sempre stata Carla Accardi, e il suo lungo percorso è stato così costantemente sbilanciato verso un domani da afferrare, verso una nuova ricerca, verso quel rischio che la giovinezza predilige e che lei ha sempre amato nei giovani



E’, quello che si inaugura prossimamente alla Nuova Pesa di Roma, nato da una concorde intenzione di Simona Marchini e Massimiliano Mucciaccia, con la consulenza dell’Archivio Accardi Sanfilippo (archivioaccardisanfilippo.it), un primissimo omaggio reso all’artista dopo la recente scomparsa: ad una figura che, intrepida, ha traversato la pittura della seconda metà del secolo scorso e l’avvio dell’attuale lasciandovi un’impronta a un tempo profonda e gioiosa, consapevole e azzardata.

Le quasi quaranta opere che costituiscono la mostra attuale – accompagnata da un esaustivo catalogo Carlo Cambi Editore – non pretendono di seguire passo passo l’intero evolversi della pittura di Accardi: sottolineandone piuttosto alcuni passaggi fondamentali, a partire dalla congiuntura di metà anni Cinquanta, quando Carla Accardi, tempestivamente vicina all’art autre di Michel Tapié, condivise con il critico e con un manipolo di artisti europei quella propensione a racchiudere in un segno povero e fin trascurato la verità dell’immagine, allineando così la sua ricerca alle più propositive strade internazionali. Una ricerca sul segno – che s’ingigantirà nel tempo, lasciando che si depositi al suo interno un colore vieppiù pieno e clamante, insieme orientale e matissiano – che la accompagnerà, attraverso sempre nuovi crampi sintattici, fino alla fine.