Boscolo | Fiore | Zolfo

Milano - 17/03/2012 : 01/04/2012

Mostra tri-personale

Informazioni

Comunicato stampa


Le figure di Gaetano Fiore sono autentiche epifanie. Si manifestano allo sguardo del fruitore come presenze allusive, evocative, affiorando come macchie d’ombra o sagome di luce dalla superficie monocroma e vibrante di un quadro alla Mark Rothko. In quelle ampie campiture di colore intenso (blu, viola, rosso) la presenza di tali silhouettes assume immediatamente i caratteri di un elemento straniante e, soprattutto, non figurativo: il contesto è tale da influenzare nettamente non solo la percezione delle forme, ma anche e soprattutto la loro lettura, la loro possibile interpretazione. E poi c’è la faccenda del quadrato

[...] E la figura dipinta, l’albero o l’intreccio di alberi o altro, campeggia al centro della scena (quadrata) come un’apparizione metafisica, qualcosa di mentale, qualcosa di sinteticamente astratto. E la sequenza di quadri, di alberi metafisici inscritti in quadrati di puro colore, assume il valore di una ricerca concettuale sul rapporto tra il soggetto e il mondo circostante, tra un soggetto e un altro soggetto, e tra diversi soggetti. Gli alberi di Gaetano Fiore siamo noi. Attraverso quello che T.S. Eliot (e Montale con lui) avrebbe chiamato un “correlativo oggettivo” Gaetano Fiore ci racconta l’essenza dell’uomo, “sub specie aeternitatis”. Il suo rapporto col mondo circostante, con l’altro, con gli altri, le possibilità del convivere civile. L’albero è l’uomo. E il bosco è la società umana: l’intrecciarsi di relazioni, lo stare accanto, l’affondare le radici nella stessa terra, lo stagliarsi nello stesso cielo.

Virgilio Patarini


Nelle altre sale della Galleria sarà possibile visitare le mostre personali di:

Simone Boscolo
Vita morte e miracoli di Emanuele Gudester

Spazio Burri
A cura di Valentina Carrera

Alessia Zolfo
Carte contro

Sala Fontana
A cura di Virgilio Patarini


Cronaca di un’apocalisse minore

Attraverso le più recenti opere di Boscolo veniamo trascinati in una suggestiva parata di fantasmi, in un reportage di un mondo di memorie estinte, la cui traccia è visibile quasi solamente nei musei etnografici o nelle collezioni di qualche appassionato di cultura contadina. Sì perché di questo si tratta. Quella di Boscolo non è la cronaca della fine della società, le memorie che richiama non sono gli aulici resti delle grandiose civiltà antiche. Quella di Boscolo è la cronaca di un’apocalisse minore. “Minore” perché tratta la scomparsa di una cultura “piccola” come quella contadina dei nostri monti della quale, come è accaduto per molte altre piccole realtà culturali del nostro passato ormai scomparse, non abbiamo più bisogno. E la racconta come la cronaca di un crudo fatto. Un fatto incontrovertibile come lo scorrere del tempo. Quel che ci dice è che è esistita, ma che non appartiene e non vuole appartenere più al nostro tempo. La stiamo dimenticando proprio perché consci del fatto che non potrà più tornare nel modo in cui è esistita.(Davide Corsetti)