Bernardo Cecchetti – Rivisitazione Futurista

Fabriano - 04/10/2014 : 25/10/2014

Nelle opere di Cecchetti l’uso della fotografia si intreccia con quello del collage e delle sovraimpressioni fotografiche con un particolare interesse per tutto ciò che riguarda il movimento, vero soggetto dei suoi lavori.

Informazioni

  • Luogo: NUOVA GALLERIA DELLE ARTI
  • Indirizzo: Via Vincenzo Gioberti (60044) Fabriano - Fabriano - Marche
  • Quando: dal 04/10/2014 - al 25/10/2014
  • Vernissage: 04/10/2014 ore 18
  • Autori: Bernardo Cecchetti
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: tutti i giorni dalle 17.00 alle 20.00 dal giovedì alla domenica.

Comunicato stampa

Sarà inaugurata il 4 ottobre alle ore 18.00 nella Nuova Galleria delle Arti a Fabriano la mostra “Rivisitazione Futurista”, personale dell’artista Bernardo Cecchetti.
Insegnante d’ arte, Cecchetti è appassionato di fotografia, tecnica che usa per realizzare le sue opere. Nel corso nella sua carriera artistica ha esposto sia in Italia che all’estero, ottenendo significativi riconoscimenti e segnalazioni.
Nelle opere di Cecchetti l’uso della fotografia si intreccia con quello del collage e delle sovraimpressioni fotografiche con un particolare interesse per tutto ciò che riguarda il movimento, vero soggetto dei suoi lavori

Attraverso la successione cinematografica delle immagini in sequenza della cronofotografia Cecchetti evoca il dinamismo di corpi ed oggetti. In altri casi il moto è rappresentato congelando i soggetti in particolari momenti.
Ad ispirare Cecchetti sono le avanguardie storiche: il Futurismo di Filippo Tommaso Marinetti, di Umberto Boccioni e Giacomo Balla, il fotodinamismo di Anton Giulio Bragaglia, le cronofotografie degli scienziati Marey e Muybridge, il teatro e la danza della scuola tedesca del Bauhaus.
“Come un esploratore del tempo, trattiene nelle sue pupille e nell’esperienza una pluralità di immagini e di sperimentazioni che furono capaci di imprimere un sostanziale sviluppo alla storia dell’arte visiva occidentale”, scrive Alessia Locatelli nel suo testo critico.
Elisabetta Longari indaga nelle sue opere dichiarando: “ Le immagini mantengono un andamento e un corpo simili al ricordo nella consistenza densa e insieme fantasmatica e nello spiccato senso residuale, partecipe di un ciclo perenne di costruzioni e distruzioni”.
Il risultato finale è quello di un forte dinamismo di oggetti e corpi che si sovrappongono e si rincorrono a gran velocità o che si immobilizzano con forte staticità. Il tutto senza l’utilizzo della tecnica digitale ma attraverso un processo artigianale. “La spontaneità visiva che abbiamo di fronte è il risultato di una lunga e precisa operazione artigianale”, precisa Marco Speroni, “l’artista non ha adottato le tecnologie digitali ma si è affidato alle ormai anacronistiche diapositive, proiettate e sovrapposte su uno schermo. Le immagini sono poi modificate a mano”.
Equilibri spezzati e un velo di ironia completano quelle che sono le sedici opere di questa mostra. Fabrizio Rovesti commenta così la componente del “gioco” insita nelle opere di Cecchetti: “L’articolata sintassi compositiva delle opere ci porta a intravedere in controluce la volontà dell’artista- fotografo di parafrasare giocosamente quella complessa dimensione del tempo-memoria che fu tanto cara a Boccioni”. “Cecchetti, nella vibrante rivisitazione del foto dinamismo, non crea una frattura con il passato”, scrive Jacqueline Ceresoli, “ma una continuità attraverso per lo più sovrimpressioni fotografiche, con l’obiettivo di indagare le potenzialità espressive della molteplicità delle immagini in cui il gesto diventa materia viva”.
E ancora Gianfranco Malafarina parla di Cecchetti con queste parole: “Agendo sul documento fotografico con elementi lineari, effetti cromatici o assemblaggi eterogenei che ne alterano in chiave onirica o astratta l’univocità del messaggio visivo, Cecchetti rinvia l’osservatore a un processo di “congelamento” del


dinamismo non dissimile da quello di fine Ottocento, ma nel suo caso del tutto mentale, nonché inscritto dentro l’odierno dibattito sull’egemonia dell’apparato mediatico e la conseguente colonizzazione dell'immaginario visivo da parte della pervasiva onnipotenza dei media”.
In conclusione si tratta di “rivisitazione intesa come viaggio polimorfo tra fotodinamismi e montaggi cronofotografici, con citazioni di sensazioni energiche, figure in sequenza, ripetizione di linee, slanci curvilinei, sfocature e tagli decentrati”, per usare le parole di Claudio Cerritelli.