Before it Happens
La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo presenta, in occasione dei 200 anni dalla nascita della fotografia, a Palazzo Re Rebaudengo a Guarene, la mostra fotografica Before it Happens, un progetto espositivo, a cura di Filippo Maggia, che riunisce otto artisti internazionali accomunati da una ricerca che assume il linguaggio delle immagini – fotografia, moving image e pratiche installative ibride – come strumento privilegiato di indagine politica, sociale e culturale.
Comunicato stampa
La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo presenta, in occasione dei 200 anni dalla nascita della fotografia, dal 13 giugno al 26 luglio 2026, a Palazzo Re Rebaudengo a Guarene, la mostra fotografica Before it Happens, un progetto espositivo, a cura di Filippo Maggia, che riunisce otto artisti internazionali accomunati da una ricerca che assume il linguaggio delle immagini - fotografia, moving image e pratiche installative ibride - come strumento privilegiato di indagine politica, sociale e culturale.
Attraverso opere inedite o raramente esposte in Europa, la mostra affronta alcune delle questioni più urgenti del presente: le diseguaglianze sociali, le trasformazioni economiche nei Paesi del Global South, le eredità del postcolonialismo, i processi migratori, la crisi ecologica, la tutela delle comunità indigene, le discriminazioni di genere e la persistenza di modelli patriarcali.
Le opere in mostra riflettono su come intere società si confrontino con la pressione di sistemi economici ancora orientati a paradigmi occidentali, con apparati politici e burocratici spesso incapaci di rispondere alle istanze collettive e con una modernizzazione che genera dislocamenti forzati, desertificazione, sfruttamento ambientale e precarietà del lavoro, colpendo in particolare le giovani generazioni.
Before it Happens racconta una condizione condivisa di impermanenza e destabilizzazione, ma anche la capacità di costruire forme di resistenza individuale e collettiva.
Le opere di Sheelasha Rajbhandari, sviluppate anche attraverso il dialogo con il collettivo nepalese Artree, ricostruiscono memorie familiari e traumi privati per interrogare le aspettative eteropatriarcali imposte alle donne. Il cuscino, supporto ricorrente nei suoi lavori, diventa insieme simbolo dello stereotipo domestico e testimonianza materiale del trauma.
Con The Revolutionary Dreams, Hit Man Gurung mette in scena i paradossi della società nepalese contemporanea, intrecciando memoria personale e trasformazioni collettive. Fotografie ambientate su un wallpaper composto da annunci di lavoro all’estero evocano la migrazione forzata che svuota i villaggi nepalesi e ridefinisce il rapporto tra identità e sopravvivenza.
Vinit Gupta documenta la straordinaria mobilitazione dei contadini indiani che tra il 2020 e il 2021 hanno circondato Delhi per opporsi alle riforme agrarie. Le sue immagini restituiscono la densità umana e politica di una protesta capace di trasformare l’infrastruttura urbana in spazio di permanenza e resistenza.
L’installazione Stick no Bills di Uzma Mohsin raccoglie manifesti elettorali deturpati dai cittadini, trasformandoli in una foresta di volti sospesi che riflette la crescente sfiducia nei confronti del sistema democratico indiano.
I due lavori di Ishan Tankha affrontano i conflitti legati alla gestione del territorio e delle risorse naturali in India. In Submerged e A Peal of Spring Thunder, la fotografia diventa pratica di testimonianza e militanza politica, capace di dare voce alle comunità marginalizzate.
Con Behula, Those Days…, Ashfika Rahman costruisce un archivio poetico di storie femminili raccolte lungo i fiumi tra Bangladesh e India. Il filo d’oro che attraversa immagini e ricami diventa metafora di connessione, memoria e trasmissione intergenerazionale.
Nel progetto in progress Geographies of Water, Musuk Nolte osserva il cambiamento climatico in Amazzonia e nelle Ande attraverso l’acqua, intesa come elemento capace di connettere catastrofi ambientali e resistenze locali in una geografia transnazionale del mutamento.
Infine, i due video di Alia Farid esplorano territori attraversati da tensioni ambientali e culturali: le paludi di Chibayish, tra Tigri ed Eufrate, minacciate dall’industria petrolifera, e l’isola iraniana di Qeshm, dove ritualità collettive e modernità convivono in fragile equilibrio.
Attraverso linguaggi visivi diversi ma profondamente interconnessi, Before it Happens propone una riflessione sul presente come spazio di tensione tra perdita e trasformazione, memoria e futuro, denuncia e possibilità.
Sempre il 13 giugno, dopo l’inaugurazione della mostra Before it Happens, alle ore 19, al Parco d’Arte Sandretto Re Rebaudengo di Guarene, avrà luogo lo svelamento di altre due opere permanenti: Lightning Room di Mario Airò e There Is Nothing Left Here di Susan Philipsz.