Barbara Frascà – Visioni da un film. L’odio

Roma - 06/12/2015 : 06/12/2015

La mostra fotografica di Barbara Frascà offre una nuova prospettiva sulle immagini del capolavoro in bianco e nero diretto da Mathieu Kassovitz nel 1995.

Informazioni

  • Luogo: MONK CLUB
  • Indirizzo: Via Giuseppe Mirri, 35 - Roma - Lazio
  • Quando: dal 06/12/2015 - al 06/12/2015
  • Vernissage: 06/12/2015 ore 20.30-2
  • Autori: Barbara Frascà
  • Generi: fotografia, personale

Comunicato stampa

ISIONI DA UN FILM - L'ODIO
MOSTRA FOTOGRAFICA DI BARBARA FRASCA'

LE IMMAGINI DEL CAPOLAVORO DI MATHIEU KASSOVITZ VISTE DALLA MACCHINA FOTOGRAFICA DI BARBARA FRASCA'

MONK CLUB
VIA GIUSEPPE MIRRI 35 – ROMA
6 DICEMBRE 2015 ORE 20:30-2

In occasione del XX anniversario del film La Haine (L'Odio), si terrà domenica 6 dicembre al Monk Club di Roma (Via Giuseppe Mirri, 35), dalle ore 20:30 alle 2, "Visioni da un film - L'odio", mostra fotografica a cura di Barbara Frascà e si assisterà alla sonorizzazione live, da parte degli Asian Dub Foundation, della soundtrack originale che accompagna il film mentre verrà proiettato tramite un computer di supporto, in lingua originale con sottotitoli in italiano.

"L'odio" di Mathieu Kassovitz rappresenta una delle pietre miliari della storia del cinema. Adottando un bianco e nero che definisce i volumi geometrici dei volti e degli edifici e rende tutto molto più plastico, Kassovitz parte dai disordini scoppiati dopo il pestaggio da parte della polizia di un sedicenne algerino, per raccontarci le condizioni di vita di quei giovani allo sbando, disoccupati che popolano i quartieri periferici delle grandi città, in questo caso Parigi. Il bianco e nero, inoltre, accentua il senso di squallore della periferia diventando quasi metafora di una condizione esistenziale incolore e scialba.

La mostra fotografica di Barbara Frascà offre una nuova prospettiva sulle immagini del capolavoro in bianco e nero diretto da Mathieu Kassovitz nel 1995. In un viaggio sensoriale composto da 37 foto (dimensioni 30x36, stampa su carta opaca e montaggio successivo su passepartout nero), esposte seguendo il percorso delineato dalla pellicola cinematografica, la poliedrica artista romana esplora le immagini potenti, per contenuto e spettacolarità, che compongono questa vibrante storia di povertà, violenza ed emarginazione, intensificandole attraverso l'adozione di una prospettiva "altra", dettata dal caso ma immediatamente pensata come nuova possibilità di espressione.

VISIONI DA UN FILM - L'ODIO
Mostra fotografica di Barbara Frascà
Monk Club (Via Giuseppe Mirri, 35 – Roma)
6 dicembre 2015. Orario: 20:30 - 2
INGRESSO con Tessera ARCI + Contributo Associativo


NOTE DELL' ARTISTA
La mia mostra nasce in camera. Sdraiata sul letto, mi accingevo a vedere il film “L'odio” per la ennesima volta (rientra tra i miei primi 5 film preferiti). Il computer nel quale avevo inserito il dvd era leggermente rialzato rispetto al letto e, quindi, al mio sguardo. Spingo il tasto “play” e con esso nasce una nuova visione cinematografica che poi diventerà anche una nuova visione fotografica. Per la prima volta le immagini di questo film mi appaiono distorte. Mi risultano espressive e sfocate allo stesso tempo. Forti, caricaturali, fumettistiche, disegnate, quasi dipinte. Sembrano “scratchate” proprio come i suoni della periferia metropolitana. A tratti ricordano i wall painting stencils. E' colpo di fulmine. Me ne innamoro a prima vista anzi in prima visione. Nessuna delle foto realizzate è ritoccata in post produzione. Sono foto originali, semplicemente scattate durante la visione del film. Il bianco e nero che inasprisce i toni di questa pellicola lascia qui il posto ad un blu metallico come quello delle bombolette usate dagli spray painters per disegnare i paesaggi spaziali che tanto attirano i passanti. Da qui il salto verso la macchina fotografica, il desiderio di immortalare "L'odio" a partire da quella visione. Lo scatto segue la narrazione. Il ritmo è serrato come quello del film. Nelle foto sono impressi i protagonisti e il loro ambiente. Si attraversa il loro quotidiano e con esso il disagio destabilizzante e tormentato. Le luci di una periferia spenta e la pistola simbolo del degrado appaiono con violenza e stanno ad indicare la caduta dell'uomo e quindi della società in cui esso vive. Odio che genera odio e che inasprisce i contorni sfumati di una realtà già fredda e opaca. La fotografia in cui appare un cartellone pubblicitario su cui è scritto “Il mondo è nostro” è una frase corretta da Said, uno dei protagonisti del film, e testimonia il suo urlo interno e disperato, il suo desiderio di riappropriarsi degli spazi, della vita, del rispetto reciproco, della tolleranza e della convivenza, del presente e del futuro.
La mostra ci fa avvicinare a questa pellicola (che coniuga l'intento di analisi e denuncia sociale con una dimensione narrativa di forte impatto) adottando una nuova chiave di lettura: la mia visione fotografica del film. Visioni accese su immagini potenti per contenuto e spettacolarità. Visioni piene di amore per una grande pellicola. Visioni da un film – L'odio.
Il film di Kassovitz è un viaggio in bianco e nero a picco verso il basso tra discorsi insensati e azioni cariche di odio dei protagonisti. Questa mostra fotografica rivive questa pellicola, immergendosi nelle sue immagini così potenti ed espressive grazie ad un semplice cambio di prospettiva del mio sguardo. Tutto cambia. Il viaggio cambia colore, si fa blu metallico, mi sento totalmente dentro al film, come se vivessi realmente anche io il disagio dei tre protagonisti. Nello scattare le foto, avverto la mia totale partecipazione all'evento filmico. Sono attivamente coinvolta. L'Odio è un film duro e coinvolgente allo stesso tempo. I tre protagonisti vivono in un mondo periferico sotto la lente di ingrandimento dell'indifferenza e dell'invisibilità. Sono state le politiche francesi a creare delle periferie marginali e a non favorire l'integrazione delle persone provenienti principalmente dalle ex colonie con i francesi bianchi. Il risultato? La nascita di comunità multietniche abbandonate ad una vita carica di odio. Le giornate dei tre protagonisti scorrono senza alcuna prospettiva di riscatto da una condizione quasi imposta dalla Parigi bene. Il tempo scivola tra le loro mani. Cercano di afferrarlo, di esistere anche loro ma l'unica valvola di sfogo grazie alla quale si sentono ancora vivi è la violenza. Questo film è di forte attualità. L'odio si palesa tra le piaghe dell'intolleranza nei confronti del diverso. Ho respirato e sentito, ancor di più, tutta la forza espressiva di questo capolavoro cinematografico grazie ad un fortuito cambio di prospettiva. Sarebbe interessante se la condizione di degrado delle periferie di tutto il mondo possa con un semplice cambio di prospettiva cambiare il nostro modo usuale di vedere la realtà per migliorarla e farle spiccare il volo verso nuovi e più vasti orizzonti. Un viaggio sensoriale dove tutti siamo protagonisti.