Attraverso i miei occhi: Frida Kahlo e la costruzione del mito
Attraverso una selezione di immagini realizzate da alcuni dei più grandi maestri della fotografia del Novecento, l’esposizione ripercorre il processo che ha trasformato Frida Kahlo in una delle icone più riconoscibili della cultura contemporanea.
Comunicato stampa
C'è un volto che, più di ogni altro, ha attraversato il Novecento fino a diventare un'icona universale: quello di Frida Kahlo. Ma come nasce un'icona? Quale ruolo ha avuto la fotografia nel trasformare il volto di Frida Kahlo in uno dei simboli più riconoscibili dell'arte e dell'immaginario collettivo del Novecento?
È questa la prospettiva inedita della mostra "Attraverso i miei occhi: Frida Kahlo e la costruzione del mito", che accoglierà i visitatori dall'8 ottobre 2026 all'11 gennaio 2027 presso MYOWNGALLERY – Superstudio Più di Milano. Attraverso una selezione di immagini realizzate da alcuni dei più grandi maestri della fotografia del Novecento, l'esposizione ripercorre il processo che ha trasformato Frida Kahlo in una delle icone più riconoscibili della cultura contemporanea.
Un tema oggi al centro del dibattito internazionale, come dimostra anche la grande mostra che la Tate Modern di Londra dedica alla costruzione dell'immagine di Frida Kahlo: un segnale di quanto la riflessione sul suo lascito artistico e culturale continui a suscitare interesse e nuove chiavi di lettura.
Pensata e curata da Vittoria Mainoldi appositamente per questo spazio espositivo, la mostra propone un percorso che intreccia fotografia, arte e biografia, invitando il pubblico a leggere la figura di Frida Kahlo attraverso gli sguardi di chi l'ha ritratta e ne ha documentato la straordinaria personalità. Il corpus iconografico, oltre a documentare il volto pubblico e il corpo segnato dalla sofferenza, restituisce la forza del suo spirito ribelle, la profondità del suo legame con la cultura messicana e la potenza innovativa della sua visione artistica, offrendo al tempo stesso una preziosa testimonianza del lavoro di alcuni dei più grandi fotografi del XX secolo.
Attraverso gli scatti di Edward Weston, Nickolas Muray, Imogen Cunningham, Lucienne Bloch, Toni Frissell, Julien Levy, Lola Álvarez Bravo, Bernard Silberstein, Gisèle Freund, Fritz Henle e Emmy Lou Packard la mostra offre uno sguardo intimo e sfaccettato su Frida Kahlo, mettendo in luce le sue passioni, le sue fragilità e la sua relazione con il mondo che la circondava. Ad arricchire il percorso espositivo è una sezione dedicata al materiale documentario, che contribuisce a contestualizzare ulteriormente il mito.
"Attraverso i miei occhi: Frida Kahlo e la costruzione del mito" è più di una semplice mostra fotografica: è una riflessione sull’identità, sull’autorappresentazione e sulla costruzione del mito.
Un percorso emozionante che invita il visitatore a esplorare non solo l’immagine pubblica di Frida Kahlo, ma anche la sua interiorità, la sua forza vitale e l’eredità culturale che continua a ispirare generazioni.
"Attraverso i miei occhi: Frida Kahlo e la costruzione del mito" è una produzione Navigare srl, in collaborazione con Superstudio Più – MyOwnGallery, con il patrocinio di Comune di Milano, Consolato Generale del Messico a Milano.
ATTRAVERSO I MIEI OCCHI - FRIDA KAHLO e la costruzione del mito
Frida Kahlo: l'icona tra arte e immagine.
Frida Kahlo era poco conosciuta al di fuori del mondo dell'arte fino a circa 40 anni fa, tanto che quando morì, nel 1954, il New York Times annunciò: “È morta Frida Kahlo, artista, moglie di Diego Rivera”.
Da allora le cose sono molto cambiate e Frida Kahlo è diventata un'icona culturale. Così come è accaduto per l’Urlo di Munch, il David di Michelangelo, o La notte stellata di van Gogh un'intera industria è cresciuta intorno a lei. Oggi il suo volto, con lo sguardo intenso e le celebri sopracciglia marcate, campeggia su tazze da caffè, magliette, carte da gioco, portachiavi, calamite, cartoline e poster, ma anche su oggetti più insoliti, come piastrelle, cosmetici, detersivi e persino prodotti alimentari. Ciò che colpisce, però, è che — a differenza degli altri esempi — a diventare icona non è stata un’opera, ma l’artista stessa."
La riscoperta di Frida Kahlo come artista è spesso ricondotta alla mostra del 1982 presso la Whitechapel Gallery di Londra, in cui le sue opere furono esposte accanto a quelle della fotografa Tina Modotti, e alla fondamentale biografia di Hayden Herrera — divenuta il principale testo di riferimento sulla sua vita — pubblicata pochi anni più tardi.
A partire dagli anni ’90, l’immagine di Frida Kahlo ha cominciato a permeare l’immaginario collettivo: numerosi film hanno raccontato la sua vita, stilisti di fama internazionale hanno tratto ispirazione dal suo stile inconfondibile, celebrità di ogni ambito ne hanno celebrato la figura, e le sue opere hanno spesso stabilito nuovi record nelle aste internazionali.
La mostra "Attraverso i miei occhi: Frida Kahlo e la costruzione del mito" si propone di indagare il profondo legame tra l’artista e la propria immagine. Pittrice che fece dell’autoritratto uno dei suoi principali strumenti espressivi, Frida Kahlo appartiene a quel ristretto gruppo di figure la cui identità è stata elevata a icona, fino a trascendere — in molti casi — la portata stessa della propria opera.
Diversi fattori hanno contribuito a questo processo di iconizzazione, e non pochi furono consapevolmente orchestrati dalla stessa Kahlo. È noto, ad esempio, che scelse di indossare abiti tradizionali messicani in netta controtendenza rispetto alla moda del tempo, e che arrivò persino a modificare elementi della propria biografia per allinearsi idealmente alla causa rivoluzionaria — dichiarando di essere nata nel 1910, anno d’inizio della rivoluzione messicana, o attribuendosi origini ebraiche. È dunque legittimo affermare che Frida Kahlo costruì con straordinaria lucidità la propria immagine, dando vita a una forma di autorappresentazione totale, anticipando con sorprendente modernità dinamiche oggi diffuse nell’era dei social media e dell’identità visuale.
Di particolare interesse è anche il rapporto dell’artista con la fotografia. Kahlo non solo non rifuggiva l’obiettivo, ma anzi si prestava con naturalezza allo sguardo dei più diversi fotografi e fotografe, generando una documentazione visiva tanto ampia quanto rara nel panorama delle arti visive del Novecento.
Lungi dall’essere un percorso biografico per immagini, la mostra si concentra sul dialogo tra Frida Kahlo e la sua raffigurazione fotografica, interrogandosi su quanto questa narrazione visiva sia stata guidata, influenzata o persino costruita dall’artista stessa.
Lo sguardo dell’amante, quello del gallerista, delle amiche più intime, dei fotografi più celebri, dei reporter, dei connazionali ispano-americani: Frida Kahlo è stata ritratta in innumerevoli fotografie, sin dalla tenera età, quando il padre Guillermo Kahlo — fotografo di professione — la scelse come soggetto privilegiato. Questo lungo e articolato corpus fotografico rappresenta oggi una chiave preziosa per comprendere non solo la figura pubblica dell’artista, ma anche il modo in cui lei stessa desiderava essere vista.
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I FOTOGRAFI IN MOSTRA
Imogen Cunningham la cui fotografia mette in evidenza la forza e la bellezza della figura femminile con uno stile che fonde la delicatezza con l'intensità.
Toni Frissell con cui incontrarono nel 1937, durante una sessione fotografica commissionata da Vogue dedicata alla moda messicana, realizzata nella casa blu di Coyoacán.
Lucienne Bloch amica e collega di Frida, che ha documentato con grande intimità la vita dell'artista, offrendo una visione di Frida fuori dai riflettori.
Edward Weston che, con il suo occhio acuto, ha colto Frida in momenti più riflessivi, usando la luce e la forma per rivelare la sua potenza interiore.
Bernard Silberstein con il suo approccio quasi iconografico, ha scattato fotografie che raccontano Frida non solo come artista, ma come un simbolo di forza e determinazione.
Lola Álvarez Bravo, una delle più importanti fotografe messicane, che ha contribuito a fissare immagini di Frida intrise di cultura e tradizione.
Nickolas Muray il fotografo più strettamente legato a Frida, ne fu anche amante, ha immortalato non solo la sua bellezza e la sua passione, ma anche la sua vitalità e le sue prime affermazioni come artista. Le sue fotografie sono un omaggio intimo alla loro relazione.
Julien Levy, il primo in assoluto ad aver esposto le opere di Kahlo, ha colto l’artista in momenti privati, rivelando la sua sensibilità e il suo carattere eccentrico.
Gisèle Freund che ha realizzato alcuni dei ritratti più celebri di Frida, cogliendo la sua quotidianità accanto all’ingombrante marito Diego Rivera.
Fritz Henle conobbe Frida Kahlo in Messico, realizzando negli anni '40 una serie di ritratti fotografici della pittrice. Le sue immagini colgono Frida nella sua quotidianità e nel suo ambiente domestico, contribuendo a documentarne l'iconografia visiva accanto a quella pittorica.
Emmy Lou Packard Il legame con Frida Kahlo fu profondo: amica e presenza quotidiana nella sua vita, Packard visse per un anno con Frida e Diego Rivera nella Casa Azul, realizzando fotografie intime e private, lontane dallo sguardo della fotografia ufficiale.
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BIOGRAFIA FRIDA KAHLO
Frida Kahlo, nata il 6 luglio 1907 a Coyoacán, in Messico, è stata una delle artiste più iconiche del XX secolo, famosa per i suoi autoritratti e per il modo in cui ha espresso il dolore, la passione e l’identità femminile attraverso l'arte. La sua infanzia è segnata da difficoltà: a sei anni contrae la poliomielite, che le lascia una gamba più debole e le procura un lieve zoppicare, una caratteristica che la renderà oggetto di scherno da parte dei suoi coetanei. Nonostante ciò, Frida cresce con una personalità vivace e determinata, che la porta a distinguersi a scuola e a sognare una carriera nella medicina.
A diciotto anni, però, un tragico incidente d’autobus cambia per sempre la sua vita. Le gravi ferite riportate costringono Frida a lunghi periodi di immobilità e a soffrire di dolori cronici per il resto della sua vita. Durante la convalescenza, inizia a dipingere per distrarsi e trova nei suoi quadri un modo per esprimere le sue emozioni. La pittura diventa così un mezzo per esplorare la sofferenza fisica e psicologica, un tema ricorrente nelle sue opere.
Nel 1929, Frida sposa il celebre pittore messicano Diego Rivera, con il quale condivide una relazione tumultuosa, fatta di passioni e tradimenti reciproci. Il loro legame intenso e complesso, sebbene spesso doloroso, diventa un punto di riferimento per la sua vita e la sua arte. In molti dei suoi dipinti, Frida esplora le dinamiche della loro relazione, mostrando le sue ferite emotive e il suo amore per Rivera.
Frida Kahlo è conosciuta soprattutto per i suoi autoritratti, caratterizzati da una fusione di realismo e simbolismo. I suoi quadri, spesso crudi e intensi, riflettono un linguaggio visivo unico che esplora il corpo femminile, l’identità di genere e le radici culturali messicane. Simboli come la natura, gli animali e il folklore messicano sono spesso presenti nei suoi dipinti, intrecciandosi con la rappresentazione di dolore e sofferenza.
Negli anni ‘40, Frida ottiene finalmente riconoscimento internazionale: le sue opere vengono esposte a New York e Parigi, e lei stessa viene acclamata come un’icona dell’arte messicana e del surrealismo, sebbene lei stessa rifiuti questa etichetta. Negli ultimi anni della sua vita, nonostante il peggioramento della salute, Frida continua a dipingere e a partecipare attivamente alla vita artistica e politica del Messico, sostenendo i diritti delle donne e le cause sociali.
Frida Kahlo muore il 13 luglio 1954 nella sua casa a Coyoacán, oggi trasformata nel Museo Frida Kahlo.
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BIOGRAFIE FOTOGRAFI
Imogen Cunningham (1883-1976) è stata una delle fotografe più influenti del XX secolo, celebre per la sua abilità nel ritrarre la bellezza della natura, dei corpi umani e degli oggetti quotidiani. Allieva di Edward Weston, Cunningham è conosciuta per il suo stile nitido e dettagliato, che univa il modernismo alla sensibilità poetica. Fu pioniera nella fotografia in bianco e nero, riuscendo a catturare l'intimità e la forza dei soggetti. La sua carriera, che ha abbracciato oltre sei decenni, ha lasciato un'impronta indelebile nel panorama fotografico mondiale.
Toni Frissell (1907-1988) fotografa newyorkese, iniziò come attrice e pubblicitaria prima di passare alla fotografia nei primi anni '30, spinta dalla morte del fratello Varick nel 1929. Autodidatta, divenne fotografa di moda per Vogue, poi fu fotografa ufficiale della Croce Rossa e del Women's Army Corps durante la Seconda guerra mondiale, documentando donne soldato e piloti afroamericani del 332° Fighter Group. Lavorò per Harper's Bazaar (1941-1950), poi si dedicò al fotogiornalismo freelance per LIFE, Look e Sports Illustrated (prima donna assunta dalla rivista nel 1953), fino al pensionamento nel 1967. Il suo contributo principale fu l'invenzione della fotografia di moda realistica, all'aperto, con prospettive insolite e inquadrature diagonali o grandangolari che davano un effetto di spontaneità e allungamento delle figure.
Lucienne Bloch (1909-1999) è stata una fotografa e artista elvetico-americana, celebre per il suo lavoro di documentazione e per i ritratti di figure artistiche e intellettuali del XX secolo. Fu una delle prime a ritrarre Frida Kahlo e Diego Rivera. Bloch era anche una talentuosa pittrice e muralista, fu infatti una delle assistenti di Rivera, e il suo stile fotografico si distingueva per la capacità di catturare l'intimità e l’essenza dei suoi soggetti.
Edward Weston (1886-1958) è stato uno dei fotografi più influenti del XX secolo, pioniere della fotografia modernista. Conosciuto per la sua abilità tecnica e la sua visione artistica, Weston ha rivoluzionato la fotografia con un approccio che enfatizzava la forma e la texture degli oggetti, catturando la bellezza nella natura, nei nudi e nei paesaggi. Membro fondatore del gruppo "Group f/64", ha promosso l'uso di una nitidezza impeccabile e della luce naturale. La sua opera ha avuto un profondo impatto sullo sviluppo della fotografia come arte.
Bernard Silberstein (1937-2020) è stato un fotografo e documentarista statunitense, noto per il suo approccio intimo e penetrante nel ritrarre le persone e gli eventi del suo tempo. Fotografo “per hobby”, il suo lavoro suscita un interesse tale da fargli ottenere incarichi a livello locale e poi nazionale. Si costruisce una reputazione internazionale con incarichi per National Geographic, Life, Holiday, The New York Times, Time, Colliers, Esquire, Popular Photography, The Camera e Photographic Society of America (PSA) Journal. Tra i suoi soggetti figurano il re del Marocco e artisti della scuola muralista messicana e del Taller de Grafica Popular.
Lola Álvarez Bravo (1907-1993) è stata una dei fotografi più importanti del Messico del XX secolo. Assieme al marito Manuel, considerato uno dei padri fondatori della fotografia moderna messicana, ha catturato immagini poetiche e simboliche della cultura e della vita quotidiana del suo paese. Fotografa di grande talento, ha lavorato principalmente nel campo del ritratto e della fotografia sociale, documentando la vita delle donne e delle comunità rurali messicane. Insieme, hanno contribuito in modo significativo alla fotografia latinoamericana.
Nickolas Muray (1892-1965) è stato un fotografo e artista ungherese-americano, noto per i suoi ritratti vividi e colorati di celebrità del XX secolo, tra cui Frida Kahlo, con cui ebbe una relazione sentimentale per diversi anni. Pioniere nella fotografia a colori, Muray ha contribuito a portare questa tecnica alla ribalta, influenzando la moda e il ritratto contemporanei. Le sue immagini sono caratterizzate da una straordinaria attenzione alla luce e al colore, catturando l’intimità e la personalità dei suoi soggetti. La sua opera ha avuto un impatto duraturo sulla fotografia commerciale e artistica.
Julien Levy (1906-1981) è stato un fotografo e gallerista americano, noto per il suo ruolo nel promuovere la fotografia come forma d'arte. Fondò la sua galleria a New York nel 1931, diventando un punto di riferimento per l’arte fotografica contemporanea. Le sue fotografie, spesso in bianco e nero, esplorano temi surrealisti e psicologici, e includono ritratti di artisti e scrittori dell'epoca. Levy è stato un pioniere nel portare la fotografia d'arte nelle gallerie e ha influenzato profondamente la percezione della fotografia nel contesto artistico.
Gisèle Freund (1908-2000) è stata una fotografa tedesca naturalizzata francese, conosciuta per i suoi ritratti di celebrità e figure letterarie del XX secolo, tra cui James Joyce, Simone de Beauvoir e Albert Einstein. Dopo aver studiato fotografia a Berlino, Freund si trasferì a Parigi, dove divenne una figura di spicco nel panorama fotografico. Il suo stile si caratterizzava per una profonda capacità di captare l’anima dei suoi soggetti. Ha anche contribuito al movimento del reportage sociale, documentando la vita quotidiana e le trasformazioni politiche.
Fritz Henle (1909 – 1993) è stato un fotografo tedesco naturalizzato statunitense, noto come "Mr. Rollei" per il suo uso caratteristico della Rolleiflex. Studiò inizialmente fisica prima di iscriversi alla Bayerische Staatslehranstalt für Lichtbildwesen di Monaco, e nel 1935-36 visitò Cina e Giappone. Emigrò a New York nel 1936, ottenendo la cittadinanza statunitense nel 1942, e lavorò come fotografo per la rivista Life dal 1937 al 1942. Collaborò inoltre con Fortune, Time-Life e Harper's Bazaar e la sua carriera durò circa 60 anni, durante i quali accumulò un archivio di oltre 110.000 negativi.
Emmy Lou Packard (1914–1998) è stata un’artista statunitense, pittrice, muralista e incisora, protagonista del realismo sociale americano. Cresciuta in California, alla fine degli anni Venti si trasferì in Messico, dove conobbe Diego Rivera, che ne incoraggiò il talento. Nel 1940 divenne sua assistente durante la realizzazione del murale Pan American Unity a San Francisco. In quegli anni strinse una profonda amicizia con Frida Kahlo, con cui visse per circa un anno nella Casa Azul di Coyoacán. Le fotografie che realizzò in quel periodo restituiscono uno sguardo intimo sulla vita di Frida e Diego. Tornata negli Stati Uniti, sviluppò una lunga carriera dedicata alla pittura, alla grafica e all’arte pubblica.
ATTRAVERSO I MIEI OCCHI - FRIDA KAHLO e la costruzione del mito
Vittoria Mainoldi – Storica dell’arte e curatrice
Una mostra inedita indaga il particolare rapporto tra una delle più importanti artiste del Novecento, Frida Kahlo, e l’immagine fotografica. “Attraverso i miei occhi” è un percorso espositivo che si articola attraverso 71 scatti di alcuni dei più grandi maestri del mezzo per analizzare il ruolo che la fotografia ha avuto nella creazione del mito di Frida Kahlo, sia per l’artista che per la cultura popolare.
Frida Kahlo era poco conosciuta al di fuori del mondo dell'arte fino a circa 40 anni fa, tanto che quando morì, nel 1954, il New York Times annunciò: “È morta Frida Kahlo, artista, moglie di Diego Rivera”. Da allora le cose sono molto cambiate e Frida Kahlo è diventata un'icona culturale. Similmente che per l’Urlo di Munch, il David di Michelangelo, o La notte stellata di van Gogh un'intera industria è cresciuta intorno a lei. Ora si può trovare il suo viso con il suo, sguardo penetrante e le sue sopracciglia pronunciate, su tazze da caffè, magliette, carte da gioco, portachiavi, calamite, cartoline e poster, ma anche oggetti più improbabili come, mattonelle, prodotti per cosmesi e pulizia e persino su prodotti alimentari. Ciò che è particolarmente interessante però, è che, a differenza degli altri esempi citati, è l'artista stessa piuttosto che uno dei suoi quadri ad essere divenuta icona.
La riscoperta di Frida Kahlo come artista è probabilmente riconducibile alla mostra del 1982 alla Whitechapel Gallery di Londra, in cui le opere della pittrice erano esposte accanto a quelle della fotografa Tina Modotti, o ancora alla fondamentale biografia scritta da Hayden Herrera, il principale testo di riferimento sulla vita di Kahlo, uscita qualche anno dopo. Dall’inizio degli anni ’90 le immagini che raffigurano Frida Kahlo permeano la nostra quotidianità, molti film ne hanno ripercorso la vita, altrettanti stilisti hanno tratto ispirazione dal suo modo di vestire, celebrità di ogni settore si sono dichiarate sue appassionate, e le sue opere hanno più volte infranto i record di vendita all’asta.
Questa mostra vuole indagare il particolare rapporto tra la Kahlo e la sua immagine. Pittrice che ha fatto largo uso dell’autoritratto, Kahlo è infatti entrata a far parte di quel ristretto numero di artisti che hanno subito un processo di iconizzazione e la cui figura ha trasceso spesso la portata della propria opera.
A questo processo di trasformazione in icona contribuirono diversi fattori, ad alcuni dei quali la stessa Kahlo non fu estranea. È ben noto, infatti, il fatto che l’artista scegliesse di vestirsi secondo i costumi tradizionali messicani – contrariamente alla moda dell’epoca - e ancora che la Kahlo avesse modificato la propria biografia per meglio farla aderire alla causa della rivoluzione messicana (fingendo di essere nata nel 1910, anno dello scoppio dei moti, o di avere origine ebraiche).
Possiamo asserire che Frida Kahlo sia stata determinata nel forgiare la propria immagine e nel costruire sé stessa, quasi come un’opera d’arte totale, in largo anticipo rispetto all’epoca nella quale viviamo fatta di immagini veicolate dai social media.
Di particolare interesse è anche il fatto che Kahlo amasse essere fotografata e non si sottraesse mai all’obbiettivo dei più diversi fotografi che a loro volta ci hanno restituito una documentazione amplissima e difficilmente paragonabile a quella di altri artisti visivi.
Lungi dal voler essere un precorso biografico per immagini, questa mostra vuole quindi indagare il particolare rapporto di Frida Kahlo con la sua raffigurazione fotografica e capire se questa è stata in qualche modo influenzata dall’artista stessa.
Lo sguardo dell’amante, quello del gallerista, quello delle amiche più intime, quello dei fotografi e delle fotografe blasonati; e ancora quello dei fotografi reportagisti e quello dei suoi conterranei ispano-americani, Frida Kahlo e stata immortalata in moltissime fotografie a cominciare dalla tenera età, quando il padre Guillermo Kahlo, fotografo di professione, fu il primo ad usarla come suo soggetto.
La mostra presenta le opere di Edward Weston, Nickolas Muray, Imogen Cunningham, Lucienne Bloch, Toni Frissell, Julien Levy, Lola Álvarez Bravo, Bernard Silberstein, Gisèle Freund, Fritz Henle, Emmy Lou Packard ed include anche diverso materiale documentario.
NAVIGARE SRL – Produzione
Azienda leader in Italia per la produzione, l’organizzazione e l’allestimento di mostre d’arte.
Presente ormai da diversi anni nel settore dei beni culturali e specializzata per l’organizzazione di mostre d’arte e multimediali, collabora con importanti istituzioni nazionali ed internazionali.
Progettazione mostre
Dall’ideazione del concept alla realizzazione della mostra, co-produce eventi con il settore pubblico o con enti privati, assumendoci il pieno rischio aziendale. Mette in campo le migliori eccellenze nel settore della produzione, dell’entertainment culturale, della creatività e degli eventi. Fornisce un’offerta integrata di servizi nel settore dei beni culturali.
Miglioriamo la fruizione dei luoghi della Cultura
Promuove accordi con soggetti pubblici e privati per ampliare il patrimonio museale.
La strategia adottata ha il fine di incrementare l’offerta nei luoghi della cultura, mirando ad estendere il grado di fruibilità̀ dei musei e dei siti culturali, secondo un approccio che interpreti le esigenze del grande pubblico.
Coordina attività̀ dirette alla conoscenza del patrimonio, promuove la conoscenza del patrimonio culturale implementando la capacità di comunicare e trasmettere il patrimonio attraverso l’analisi del pubblico attuale o potenziale cui ci si rivolge.
Tra gli obiettivi del management di Navigare Srl per la Valorizzazione del Patrimonio Culturali ha un posto rilevante il grado di fruibilità̀ dei musei e dei siti culturali, mettendo il visitatore al centro dell’attenzione.
Iniziative Culturali
Valorizzazione finalizzata al recupero dei beni culturali: un’azienda specializzata nella consulenza della gestione di iniziative culturali. Tra le attività̀:
• la pianificazione e l’organizzazione di attività̀ ed eventi prevalentemente culturali all’interno di siti storici, con lo scopo di contribuire ad aumentarne la notorietà̀ e la frequentazione e restituire loro dinamismo e vitalità̀ all’interno del tessuto turistico e culturale del territorio;
• la comunicazione e la promozione dell’insieme delle attività̀ di valorizzazione, realizzate al fine di favorire positive ricadute sul territorio;
• organizzazione di manifestazioni ed eventi culturali che promuovano la crescita culturale della città.
Movimentazione opere
Un team dedicato si occupa di progettare il trasporto delle opere d’arte nei minimi dettagli, garantendone la sicurezza in ogni fase del trasporto. Il servizio fornisce una serie di tecniche innovative per supportare le esigenze di musei, gallerie d’arte, case d’asta, artisti e collezionisti privati.
Articolazione organizzativa sul territorio di Milano e sede scelta
Navigare Srl conta da diversi anni attività e collaborazioni sul territorio nazionale.
A Milano vanta numerose collaborazioni con l’amministrazione del Comune e, in particolare, la realizzazione di mostre di grande successo, presso gli spazi della Fabbrica del Vapore, dedicate a grandi artisti, come Andy Warhol, Frida Kahlo, etc.
Da sempre attenta alle collaborazioni con specialisti del settore, la società ha trovato a Milano delle collaborazioni consolidate, che coinvolgerà anche per l’allestimento della mostra proposta alla MYOWNGALLERY di Superstudio Più.