At first light

Milano - 13/06/2015 : 31/07/2015

Un progetto che prende avvio da una precisa volontà critica che vuole analizzare come tre significativi artisti, che iniziarono ad operare tra gli anni ottanta e gli anni novanta, si sono confrontati con una problematica originaria che, dalle riflessioni dell’Abate Sugerio a Saint-Denis, si interroga sul rapporto fra luce e materia, su come quest’ultima influenzi la nostra “percezione”.

Informazioni

Comunicato stampa

Luca Tommasi è lieto di annunciare il progetto espositivo “At first light”, progetto che prende avvio da una precisa volontà critica che vuole analizzare come tre significativi artisti, che iniziarono ad operare tra gli anni ottanta e gli anni novanta, si sono confrontati con una problematica originaria che, dalle riflessioni dell’Abate Sugerio a Saint-Denis, si interroga sul rapporto fra luce e materia, su come quest’ultima influenzi la nostra “percezione”

Ian Davenport, un giovane terribile alla ricerca del e sul colore, Anne Blanchet, candida incantatrice di luminosi grafemi diafani e Domenico Bianchi, eterno viaggiatore alla scoperta dell’eleganza del ritorno alla materia-pittura, ci accompagneranno verso una riscoperta di ciò che sta all’inizio, at first, della fruizione delle Arti Visive, Light.
Nella sede espositiva di Milano sarà presente un selezionato gruppo di opere realizzate a partire dall’ultimo decennio del secolo scorso, che ben illustrano come in un periodo complesso quale quello degli anni novanta, dove si intraprese una lenta metabolizzazione dello stravolgimento ontologico e percettivo che gli anni ottanta portarono con se, artisti provenienti da ambiti culturali ed anagrafici diversi abbiano trattato una stessa tematica, quella della percezione dei fenomeni luminosi, con esiti differenti e complementari dati dalla diversità delle tecniche e dei materiali utilizzati.
La luce viene compresa da Domenico Bianchi come mezzo attraverso il quale far si che la materia (cera) trascenda sé stessa regalando morbide e avvolgenti sensazioni; Anne Blanchet parte da un’analisi più algida e scientifica degli indici di rifrazione del materiale (plexiglas) per giungere a ritrovare l’irriducibile varietà del genere umano quale centro di tutto il suo operare; Ian Davenport versa con consapevole leggerezza colore puro e caramelloso su superfici in MDF, lasciando che si espanda sino a creare delle superfici molto brillati in cui lo spettatore ci si può specchiare.
Note Biografiche:
Domenico Bianchi è nato ad Anagni nel 1955. Vive e lavora a Roma. Dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti di Roma tiene la sua prima mostra personale nel 1977 presso il Fine Arts Building di New York. Vicino al gruppo denominato “ Seconda Scuola Romana”, viene invitato alla XLI Biennale di Venezia, partecipa a importati mostre collettive quali Ateliers curata da Achille Bonito Oliva nel 1984 e De Umbris Idearum presso la Sperone-Westwater Gallery di New York. Le sue opere sono presenti presso prestigiose sedi pubbliche quali il Castello di Rivoli, il MADRE di Napoli, il Centre Pompidou di Parigi, il MOMA di New York, il MOCA, il Paul Getty Museum di Los Angeles e lo Stedelijk Museum di Amsterdam che gli dedica una personale nel 1994.

Anne Blanchet è nata a Vuarrens, in Svizzera, nel 1947. Vive e lavora a Ginevra. Ha intrapreso la carriera di artista negli Stati Uniti nel 1983 con un invito alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh. Formatasi a contatto con gli artisti minimalisti americani dal 1984 al 1989 realizza installazioni di grandi dimensioni. Dal 1994 inizia a realizzare opere strettamente connesse alla luce chiamate Light Drawings. Le sue realizzazioni sono presenti in importanti spazi pubblici quali il Parc du Pommier ed il Jardin des Disparus a Ginevra.

Ian Davenport è nato a Sidcup, nel Kent, nel 1966. Vive e lavora Londra. Si diploma nel 1988 presso il Goldsmiths College. Fra i suoi compagni di corso vi sono Damien Hirst, Gary Hume e Sarah Lucas. Partecipa in quello stesso anno alla mostra inaugurale della YBA denominata Freeze. Nel 1990 tiene la sua prima mostra personale e viene invitato al The British Art Show. Nel 1991 viene nominato per il Turner Prize, edizione poi vinta da Anish Kapoor. Le sue opere sono esposte presso prestigiose sedi pubbliche quali la Tate Gallery di Londra, la Weltkunst Collection di Zurigo ed il Dallas Museum of Art in Texas.