Artworlds

Bologna - 29/01/2016 : 31/01/2016

In occasione dell’art week bolognese inaugura presso gli spazi dello Studio Legale Commerciale il progetto ARTWORLDS. Visioni, divisioni, condivisioni a cura di Raffaele Quattrone e Wunderkammer

Informazioni

Comunicato stampa

In occasione dell’art week bolognese inaugura presso gli spazi dello Studio Legale Commerciale in Via Clavature 22 a Bologna il progetto ARTWORLDS. Visioni, divisioni, condivisioni a cura di Raffaele Quattrone e Wunderkammer, a partire dal 29 gennaio alle ore 18.

Concettualmente ispirato al libro “art worlds” del famoso sociologo americano Howard S

Becker basato sulla visione interazionista del mondo dell’arte, con accento sull’interdipendenza e sulle interazioni effettive tra i soggetti che si muovono ed agiscono all’interno del mondo dell’arte “condividendo” una sorta di abc, di linguaggio che permette loro di comprendere e comprendersi, il progetto include opere di Dacia Manto, Alessandro Moreschini, Sabrina Muzi, Chiara Pergola.

Nel video Asterina Dacia Manto indaga spazi marginali, territori sfuggevoli dove la natura riprende il sopravvento, dove crescere liberi, senza controlli. E' un paesaggio in trasformazione, un organismo in crescita lenta e incontrollata. Il disegno sovrappone le sue trame alle trame vegetali, animali e minerali, strato su strato, in una visione caleidoscopica e mutevole. In Drawings from Asterina i disegni, tra luci, ombre e strati di grafite restituiscono visioni parziali e ambigue dei protagonisti più nascosti del video: insetti, falene, muschi, licheni che sembrano avere vita propria sui fogli , ma che sono indissolubilmente legati uno all'altro. La natura come luogo di trasformazione continua ed adattamento. Luogo di vita e morte, luce e ombra, generazione e rigenerazione. Un'installazione dove cultura e natura dialogano in modo sincero e paritetico.

Alessandro Moreschini ha una distintiva vivacità creativa anche nelle composizioni in bianco e nero. Ne è un esempio Flusso Vitale che richiama il movimento tipico di un ingranaggio composto da elementi circolari. Il centro della composizione dell’opera è occupato da un elemento tridimensionale che fuoriesce dalla superficie bidimensionale del quadro per cercare lo sguardo dell’osservatore quasi a captarne il “flusso vitale” che poi muove la composizione. In Amarsi è così inutile la scacchiera e le pedine del classico gioco degli scacchi sono ricoperte da biomorfismi decorativi che come una fitta vegetazione kitsch dialogano con la simbologia del gioco legata all’esistenza stessa: un campo d’azione delle forze divine (la scacchiera nella cultura persiana e araba dalle quali il gioco proviene, corrisponde infatti al tracciato fondamentale di un tempio o di una città). Completa l’allestimento l’opera Possibili accadimenti futuri.

Nell’installazione B-Side Chiara Pergola si interroga sul segno e sulla traccia dei due emisferi cerebrali e della loro attività congiunta. In questi autoritratti e “visioni interiori” dell’attività cerebrale, l’emisfero sinistro è disegnato con la mano destra, mentre il destro è disegnato con la sinistra. Il disegno diventa così il luogo di riproduzione del momento epifanico, nel quale i due emisferi, non più divisi, si riconnettono attraverso una scarica elettrica. La serie si collega ad altre opere di disegno, in particolare “Sightseeing” e “Novum Organum”, in cui la domanda sulla relazione tra i due emisferi cerebrali si collega ad una più ampia riflessione sul rapporto tra maschile e femminile, in cui il livello singolare di coesistenza nella struttura dell’encefalo è in continuità con il livello di espressione della dualità sessuale a livello storico e sociale.

Confucio ha affermato “l'ignoranza è la notte della mente, ma una notte senza luna né stelle”. Non so quanto possa aver influito questa affermazione sul percorso artistico di Sabrina Muzi, ma le quattro foto in mostra appartenenti alla serie La notte della mente ci portano in un ambiente buio e indefinito, un ambiente dove forse ci siamo smarriti, persi, dispersi. In ogni caso l'arte di Sabrina Muzi ha comunque sempre una valenza rituale, rigenerativa e purificatrice come dimostra l'opera Veste, un abito sciamanico ricco di tantissimi oggetti comuni o ricercati. L'arte, come lo sciamano, può collegarci ad un livello superiore, può mostrarci una strada nuova, nuovi valori, nuove idee. Completano l'allestimento alcune foto sempre in bianco e nero tratte dalla serie Metamorphosis e la scultura Accessorio.

Durante il periodo della mostra sarà possibile “sfogliare” il numero 0 della rivista digitale interattiva Startup dedicata al rapporto tra arte contemporanea e sociologia. Distribuita tramite Joomag, piattaforma americana con oltre 5 milioni di lettori, e con un design semplice e contemporaneo oltre ad un team di redattori qualificati internazionali, Startup trasforma l’esperienza tradizionale del leggere introducendo negli articoli, video, file audio e gallerie di immagini.