Arcangelo / Alessandra Giovannoni

Capalbio - 25/07/2015 : 15/09/2015

Due importanti eventi, due mostre che offriranno al visitatore un percorso emozionante nella varietà di linguaggi, attraverso le diverse chiavi di lettura della realtà.

Informazioni

Comunicato stampa

ARCANGELO
Opere scelte


a cura di
Davide Sarchioni




con opere grafiche e multipli di

ARCANGELO, VANESSA BEECROFT, SALVATOR DALÌ,
GIORGIO DE CHIRICO, RENATO GUTTUSO, MIMMO ROTELLA,
MARIO SCHIFANO, MARE YAMAZOE






25 luglio – 15 settembre 2015
Opening: sabato 25 luglio - ore 19.00
L'Associazione Culturale IL FRANTOIO - Capalbio di Maria Concetta Monaci è lieta di presentare la mostra

ARCANGELO

Opere scelte, a cura di Davide Sarchioni,

accompagnata da una sezione di opere grafiche e multipli di ARCANGELO, VANESSA BEECROFT, SALVATOR DALÌ, GIORGIO DE CHIRICO, RENATO GUTTUSO, MIMMO ROTELLA, MARIO SCHIFANO, MARE YAMAZOE.


Il progetto intende costruire una breve ma efficace rassegna per ripercorrere alcune delle tappe salienti della variegata e rigogliosa ricerca creativa di Arcangelo (Avellino 1956), riunendo e ponendo in relazione una selezione di opere scelte fra differenti nuclei di lavori che spaziano dal 2002 ad oggi.
La mostra si arricchisce poi di una sezione di lavori su carta, di grafica a tiratura limitata e multipli dello stesso Arcangelo, di Vanessa Beecroft, Salvator Dalì, Giorgio De Chirico, Renato Guttuso, Mimmo Rotella, Mario Schifano e altri che testimoniano simbolicamente, nella varietà dei linguaggi, le diverse sfaccetature e chiavi di lettura della realtà.
Degno nota è il giovane Mare Yamazoe, di origine giapponese, che presenta un gruppo di interessanti lavori su carta realizzati utilizzando tecniche miste e pigmenti per approdare a composizioni ottenute avvalendosi di gesti, sovrapposizioni e movimenti che sfruttano le qualità proprie della carta rivitalizzata.

Pur nell'ampia varietà di temi, tecniche, supporti e materiali utilizzati, l'universo immaginifico di Arcangelo trae le sue radici da un ampio patrimonio mnemonico legato anzitutto ad un consapevole senso di appartenenza alla propria Terra d'origine, alle tradizioni, alla storia e alla cultura del Sannio, in un accumulo di stratificazioni di segni e simboli che riemergono nelle sue opere come una sorta di scrittura istintiva, avvalendosi di un processo creativo che, quale trasposizione fisica e profondamente vissuta di adesione al tema, si fa registrazione segnica ed evocativa di tracce gestuali, scritte, macchie e colature di colore tese a cogliere e a rivelare un continuo pullulare di segrete presenze di valenza memoriale. La stessa Terra costitusice per Arcangelo l'imprescindibile punto di riferimento e la solida base di partenza per spingersi altrove, dall'Africa, all'Oriente, al Mediterraneo, e fare esperienza della cultura e delle suggestioni di quei luoghi per scoprire ogni volta, nella condivisione di storie, miti e rituali, gli archetipi dell'umanità in un emblematico ritorno alle origini.
Nella commistione di memorie del Sannio con l'altrove ricercato nei luoghi esotici e primitivi dei suoi viaggi, Arcangelo approda ad immagini complesse, cariche di riferimenti e suggestioni che valicano confini e geografie per essere riconducibili ad un'unica cultura ancestrale. Esse sono connotate da un'intensa forza espressiva e visionaria che trova una naturale e felice traduzione nella pittura come nel disegno, nella scultura e nell'installazione.
In mostra un gruppo di lavori di piccole e medie dimensioni su tela e su carta, una ceramica e una grande opera ambientale composta da elementi in bronzo.

Funge da pendant a questo evento espositivo la mostra della pittrice Alessandra Giovannoni “Luci d'Acqua”.



Si ringrazia:

Arcangelo, Gabriele Esposito, Margherita Spatola
Mare Yamazoe, Dimitri Angelini

Alessandra Giovannoni “Luci d’acqua”



La pittura è tornata in primo piano ed è divenuta, nell’ambito del post-moderno e del relativismo culturale, una delle possibilità d’espressione del nostro tempo accanto alle installazioni, ai video, alle performance e accentua la sua vocazione rappresentativa per essere luogo privilegiato della ibridazione e dello sconfinamento, recuperando dunque aperture impensate alla interpretazione del mondo contemporaneo. E’ con questo nuovo sguardo critico che leggiamo il lavoro di Alessandra Giovannoni.
L’artista dipinge sempre uno stesso soggetto, con accanimento ossessivo, con una potenza imprevedibile, con una maniacale iterazione, ma è proprio questa sua passione di cercare sempre e comunque una propria interna verità che la inserisce di diritto nel dibattito odierno. E’ vero che utilizza la tela tradizionale, ma la allarga a dismisura, a volte unendone insieme alcune per ampliare gli orizzonti, renderli infiniti, così da togliere al dipinto la sua connotazione ‘borghese’ e fargli parlare della natura, del cambiamento, della totalità delle esperienze, della vita, della morte. E’ vero ancora che la luce, l’ombra, il cielo e anche le figure che abitano le sue piazze, le sue strade, i suoi giardini, le sue spiagge sono immobili, incantati, lontani dal movimento e del caos contemporaneo che ci viene proposto giornalmente dai media e che riusciamo a stento a trattenere nella mente; eppure le sfumature, le pennellate energiche e rapide, lo svariare del colore, i bianchi accecanti, le ombre dense parlano proprio di un cambiamento, continuo, costante, sotterraneo alle cose e al nostro pensiero, al nostro essere profondo.

Il tema centrale del suo lavoro è una indagine sulla pittura e su quello che la pittura può fare, più del cinema o del video, per farci conoscere il mondo e il nostro pensiero sul mondo. Nelle sue passeggiate giornaliere, in bici o a piedi, sulle strade e sugli arenili, annota velocemente impressioni, prende appunti in piccoli taccuini e poi, nello studio, rimedita e reinventa ciò che ha visto. Lo fa anche in magiche, poetiche carte. Il lavoro su carta è più sperimentale, intimo e libero, come scrive lei stessa nel marzo del 2011. Non si tratta di bozzetti ma di momenti diversi legati al supporto, al colore più o meno liquido che si spande e si allarga.
Da sempre è stata attirata dall’acqua e dal suo scorrere continuo e lo abbiamo visto nelle tante fontane da lei dipinte o da alcune marine in cui si confondevano cielo e mare, acqua e sabbia.
Questo motivo è diventato centrale nei lavori recenti che qui presentiamo: lunghe passeggiate nel lungomare di Ostia, o lunghe nuotate in piscina. Protagonista è l’acqua, con la sua potenza, con la sua mobilità con la sua luce.
Alessandra guarda, resta folgorata e dai piccoli appunti realizza i dipinti che corrispondono al ricordo di ciò che l’ha colpita, sempre tesa a recuperarne la giusta memoria. E partendo dagli appunti escono i suoi dipinti, i suoi acquarelli anche grandi, vasti, tele o carte che lei padroneggia fisicamente con gesti decisi per essere con tutta se stessa nello spazio del quadro.

Maria Grazia Tolomeo