Antonio Corpora / Giuseppe De Gregorio – Informale Naturale

Rende - 30/04/2016 : 04/06/2016

“La mostra – scrive Sicoli - è un duetto di due importanti artisti italiani del Secondo Novecento, che sono messi a confronto nella loro ricerca informale condotta attraverso esperienze e ambiti culturali diversi ma che si ritrova ad accomunarli nel medesimo interesse per le suggestioni della natura."

Informazioni

Comunicato stampa

INFORMALE NATURALE
ANTONIO CORPORA E GIUSEPPE DE GREGORIO

a cura di Tonino Sicoli

Inaugurazione: sabato 30 aprile, ore 18:00



Al MAON, Museo d’arte dell’Otto e Novecento di Rende (Cosenza) si inaugura sabato 30 aprile alle ore 18 la mostra “INFORMALE NATURALE / ANTONIO CORPORA E GIUSEPPE DE GREGORIO” curata da Tonino Sicoli, direttore del MAON


“La mostra – scrive Sicoli - è un duetto di due importanti artisti italiani del Secondo Novecento, che sono messi a confronto nella loro ricerca informale condotta attraverso esperienze e ambiti culturali diversi ma che si ritrova ad accomunarli nel medesimo interesse per le suggestioni della natura.
Quella di Antonio Corpora e di Giuseppe De Gregorio non è una pittura banalmente naturalistica ma si tratta di uno studio sulla forma che in qualche modo recupera una visione “biologica”, “floreale” e “zoomorfa” riferita più che alle sembianze da imitare ai processi formativi della natura stessa, al suo dinamismo vitale, alla crescita degli organismi viventi, agli spazi di ambienti naturali visti da vicino.
In entrambi si coglie la lezione delle avanguardie storiche che rompendo con il realismo e il naturalismo invertono il ruolo della natura e del linguaggio trasformando l'arte – come ben specificava Filiberto Menna - da una ricerca sul linguaggio della natura ad una sulla natura del linguaggio. La percezione dello spazio e del tempo proposta dal Cubismo di Picasso e dal Futurismo di Boccioni sono state agli inizi del secolo scorso una messa in discussione dello spazio euclideo e del tempo newtoniano a favore di uno spazio antiprospettico con più punti di vista e un tempo relativo legato al movimento e all’accelerazione.
La visione post cubista di Corpora e quella post futurista di De Gregorio sono i risultati di un progressivo allontanamento da una realtà presunta oggettiva, assoluta, uguale per tutti, che ha visto sviluppi sempre più radicali di una modernità estrema. Se la ricerca astratta e informale, geometrizzante e materico-gestuale, ha negato totalmente la rappresentazione e l’interpretazione del vero, un certo informale italiano ha privilegiato una strada più poetica, che ha avuto nello storico dell’arte bolognese Francesco Arcangeli uno dei maggiori teorici e sostenitori. Questa pittura che mantiene viva una espressività appartenente all’arte che non rinuncia all’emozione, sia che si tratti del primitivismo di Giotto, dell’umanesimo di Piero della Francesca, del romanticismo di Turner, del cubismo di Picasso, del neoplasticismo di Mondrian o dell’action painting di Pollock. Corpora e De Gregorio si pongono su questa linea di sviluppo dell’arte, che sperimenta nuove forme ma con un atteggiamento non di rottura.
Non c’è dialettica fra il passato e il presente ma una continuità, che avvicina gli artisti di ieri con quelli di oggi, capaci sempre di interiorizzare la conoscenza attraverso una percezione, che affina i sensi e la sensibilità.”

ANTONIO CORPORA nasce a Tunisi nel 1909.Nel 1930 va a Firenze e partecipa al concorso, vincendolo, per uno dei cinque posti di copista alla Galleria degli Uffizi realizzando la copia di un autoritratto di Rembrandt. Agli Uffizi riesce a studiare i suoi artisti preferiti ed esegue libere copie di opere di Giotto, Piero della Francesca e Paolo Uccello. Nel 1931 a Parigi frequenta Giacometti, Kurt Seligman, Antonio Amante, Tullio Garbari, Okamoto. A Milano nel 1939, tiene una sua personale alla “Galleria del Milione”. Si reca spesso a Roma dove frequenta Renato Guttuso, Enrico Falqui, Giuseppe Capogrossi, Alberto Moravia, Arnaldo Beccaria, Libero De Libero, Ennio Flaiano, Mario Mafai, Franco Gentilini, Angelo Savelli, Pericle Fazzini. Diventa professore di scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna ma dopo poco tempo lascia l’insegnamento e si trasferisce a Tunisi. Nel 1945 ritorna definitivamente a Roma e Renato Guttuso gli offre di lavorare nel suo studio. Diventa amico di Gino Severini, Nino Franchina, Giulio Turcato, Pietro Consagra, dei giovanissimi Piero Dorazio e Achille Perilli. Con Guttuso intraprende una polemica contro il provincialismo della cultura pittorica italiana con quale da vita ad un gruppo neo-cubista (1945) e l’anno successivo, nel 1946, espone presso la “Galleria del Secolo” di Roma. Nel 1947 fa parte del gruppo il “Nuovo Fronte delle Arti” e nel 1948 grazie a Lionello Venturi partecipa alla Biennale di Venezia dove gli viene assegnato il Premio dei Giovani. Espone alla “Galleria del Milione” di Milano nel 1950 e del 1952 fa parte del “Gruppo degli Otto”. Partecipa alla mostra “Documenta” di Kassel del 1955 e Venturi scrive per lui un saggio pubblicato sulla rivista “Commentari”. Sono del 1987 e del 1988 le mostre retrospettive, rispettivamente, presso la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma e la Galleria dell’Accademia di Venezia. Nel 2003 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi gli conferisce il Premio Nazionale “Presidente della Repubblica". Muore a Roma nel 2004 a novantacinque anni.

GIUSEPEP EDE GREGORIO Nasce a Spoleto 1920. Nel 1948 vince il Premio città di Orvieto. Nel 1951 sempre a Spoleto partecipa alla mostra del gruppo “Il Ponte”, insieme a Ugo Castellani, Filippo Marignoli, Giannetto Orsini, Ugo Rambaldi, Bruno Toscano e Piero Raspi. Esponente di spicco del cosiddetto Gruppo di Spoleto, conosciuto come Gruppo dei sei, fondato nel 1953 insieme a Filippo Marignoli, Giannetto Orsini, Ugo Rambaldi, Piero Raspi e Bruno Toscano. Importante è il rapporto con il poeta e storico dell’arte Francesco Arcangeli, allievo di Longhi, che lo introdurrà in un circuito di conoscenze più ampio, per farlo diventare, insieme a Ennio Morlotti e Mattina Moreni, esempio a cui attingere per la ricerca dell’informale in Italia. Nel settembre del 1953 partecipa alla I Mostra Nazionale di Arti Figurative. Il battesimo ufficiale del gruppo di Spoleto avviene nel 1954 con la mostra presso la galleria Il Camino di Roma presentata da Mario Mafai. Nel 1955 partecipa alla Quadriennale di Roma. Diverse le opere di carattere pubblico che realizza per la sua città natale. Del suo percorso artistico hanno scritto Francesco Arcangeli, Maurizio Calvesi, Giovanni Carandente, Enrico Crispolti, Raffaele De Grada, Mario Mafai, Carlo Munari e tanti altri importanti critici e studiosi. Nel 1966 partecipa alla VII Quadriennale Nazionale d'Arte di Roma. Nel 1964 è presente alla XXXII Biennale di Venezia e al Premio Fiorino di Firenze. Nel 1966 e nel 1986 ritorna rispettivamente alla IX e alla XI edizione della Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma . Nel 1974 si trasferisce a Firenze. Nel 1977 il Festival dei Due Mondi gli dedica una mostra personale e l’anno successivo grazie all’invito del maestro Giancarlo Menotti, realizza il manifesto del XXI Festival. Nel 1997 torna a vivere a Spoleto dove muore nel 2007.