Anna Giulia Servili – …A Amore…

Comunanza - 13/07/2012 : 15/07/2012

Ospiti nel caledoscopico mondo di Mazzumaja festival 2012 la mostra vuole rappresentare un punto di riflessione. senza la presunzione di cambiare il mondo ma con il diritto di sognare.

Informazioni

Comunicato stampa

Continua il precorso di collaborazione di Casa della Speranza con la Galleria Marconi di Cupra Marittima, un connubio magico fra Arte e Sociale, con …A Amore.. Vi porta nuovamente in Africa attraverso l’utilizzo di immagini, colori ed oggetti dell’artigianato ,parlando delle donne, e del ruolo che loro rivestono in quella terra così bella ma così problematica,qual’è l’area Sub-Sahariana,ed in particolar modo nel nostro caso,nel Nord Uganda.

Ospiti nel caledoscopico mondo di Mazzumaja festival 2012 la mostra vuole rappresentare un punto di riflessione. senza la presunzione di cambiare il mondo ma con il diritto di sognare



Grazie alla sensibilità e sostegno di molti i sogni sono diventati realtà tangibili, importanti progetti sono stati realizzati nella missione di Atanga dove è parroco il nostro amico Don Ciprian, in particolar modo il centro medico appena ampliato con l’apertura da alcuni mesi di una nursery che insieme alla medicheria già esistente da anni è l’unico punto di riferimento per la popolazione locale.

Parlare della condizione della donna in Africa non è certo questione da poco, non lo è mai parlare della donna, e l’argomento si fa ancor più complesso quando le realtà da considerare e trattare sono tanto frammentate e diversificate.

Donna come lavoratrice, dunque, comunque e sempre; non esiste, in Africa, donna che non lavori, la sua è una forza doppiamente produttiva, come donna madre-nutrice e come donna produttrice.

Cambiano i ruoli, forse, cambiano i rapporti familiari (in parte), la religione e il suo peso all’interno della comunità, ma ciò che resta invariata è l’importanza e il significato del ruolo femminile.

Per quanto un diverso peso possano avere le leggi consuetudinarie e religiose dei diversi Stati, va subito detto che il ruolo della donna africana è, ovunque e comunque, insostituibile: è responsabile della casa e della famiglia, dell’educazione dei figli e così come la parte del lavoro di sussistenza che ha luogo entro il territorio domestico.

Per quanto solo raramente e difficilmente riconosciute oltre il loro ruolo di mogli e madri, resta il fatto che l’Africa sub-sahariana è una delle regioni al mondo in cui le donne, indipendentemente dall’età, lavorano di più e, elemento da non sottovalutare, a tale forza economica non corrisponde, se non in parte minima, un potere sociale e politico.

Nonostante questo, però, ci sono casi, alcuni veramente eclatanti, in cui le donne sono riuscite ad aggirare la dura legge locale e a ricoprire ruoli importanti.

Sono però ancora troppe le donne soffocate, e rese invisibili da una società consuetudinaria di impronta maschile.

La situazione di vita, prima ancora che lavorativa (anche se i confini si fanno sempre più sfumati) delle donne è una realtà dura e difficilmente risolvibile poiché anche quando si rendono conto di quali sono i propri bisogni in termini medici e nutrizionali, le donne spesso non possono fare nulla per provvedere, perché le loro primarie necessità ( cibo e cure) sono sempre secondarie rispetto a quelle del resto della famiglia.

Lavoratrici invisibili, senza retribuzione, senza diritto alla terra, alla proprietà, al credito, all'eredità,ai diritti sociali alle cure mediche.

Vi aspettiamo nei locali di Palazzo Pascoli, Piazza Luzi in Comunanza Vecchia



scheda tecnica

curatore: Pietro Antonelli

testo critico: Loredana Rivosecchi

allestimenti: Franco Marconi