Alice Andreoli – Waiting for Kronos

Venezia - 22/01/2012 : 03/02/2012

Waiting for Kronos è la seconda personale di Alice Andreoli a scatolabianca project room di Venezia.

Informazioni

Comunicato stampa

Waiting for Kronos è la seconda personale di Alice Andreoli a scatolabianca project room di Venezia. La mostra anticipa di pochi giorni la prima esposizione di Alice Andreoli in Germania nata grazie all’esposizione di Lucia Lamberti in questa stessa nostra sede - settembre 2011 - al suo ritorno da una residenza a Lipsia e che ha visto la gallerista della art gallery leipzig quale visitatrice in vista di un’esposizione di Lamberti nel suo spazio tedesco. Si è creata in questo modo un’interessante occasione internazionale anche per l’artista padovana

Tale processo è la direzione e il senso di scatolabianca, piattaforma culturale atta ad innestare dialoghi, provocare accadimenti, germinare nuove esperienze di crescita e di espansione del senso. Per questa mostra tanto significativa del percorso professionale di Alice Andreoli la volontà della direttrice artistica di scatolabianca Martina Cavallarin è stata quindi quella di essere affiancata sul piano curatoriale dalla giovane e brava critica bolognese Simona Gavioli, già impegnata con Andreoli in qualità di curatrice del Premio Zingarelli Rocca delle Macie, I edizione vinta dalla nostra artista, e seguita poi da una personale inaugurata in occasione dell’anniversario di SpazioBlue diretto da Gavioli ed accompagnata da un catalogo editato e prodotto dai fautori del Premio, i Signori Zingarelli.

Waiting for Kronos
di Simona Gavioli

“Se tu conoscessi il tempo come lo conosco io non oseresti parlarne con tanta disinvoltura; lui è un signor Tempo” il Cappellaio Matto ad Alice
Il tempo di Alice in Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll è il tempo delle gesta che si compiono nel presente, è un tempo variabile, fisico, ciclico, concreto, contingente, attuale e accidentale. Un tempo quotidiano fatto di giorni che si svelano tra frenesia e lentezza, abitudini e consuetudine, tra mobilità e equilibrio. Il tempo di Alice è Kronos. Un tempo che esiste solo nel presente, dove passato e futuro sono unicamente dimensioni relative al “qui e ora”.
Diverso è invece il Tempo del Cappellaio, il suo è il Tempo dell’arte: è Aion per il quale esistono solo passato e futuro; c’è sempre qualcosa di già accaduto o che sta per accadere, per lui, infatti, “è sempre l’ora del tè”. Aion è il tempo incorporeo e spirituale, il cui esistere non dipende dal compiersi dell’azione ma dalle azioni autentiche. Questi rappresenta l’infinito e il continuo divenire e raffigura l’opera d’arte come un evento creativo in cui l’azione si prolunga all’infinito. L’arte, inimitabile e unica, ma riproducibile, ripresentando illimitatamente la stessa azione, è dinamica nel suo essere statica e durevole in eterno, vive nell’Aion. Secondo Deleuze: “Aion si estende in linea retta illimitato nei due sensi. Sempre già passato e eternamente ancora da venire, Aion è la verità eterna del Tempo; pura forma vuota del Tempo […] è il presente senza spessore, il presente dell’attore, del ballerino e del mimo puro momento perverso. È il presente dell’operazione pura e non dell’incorporazione. Secondo Aion soltanto il passato e il futuro insistono e sussistono nel tempo. Invece di un presente che riassorbe il passato e il futuro, un futuro e un passato che dividono ad ogni istante il presente, che lo suddividono all’infinito in passato e futuro, nei due sensi contemporaneamente”. Possiamo argomentare, quindi, che il compiersi di un’opera d’arte avviene in Kronos ma il suo completamento/adempimento, la sua forma e durata eterna insieme alla sua essenza e anima sono in Aion.
I nuovi lavori di Alice Andreoli sono in Kronos, per lei come per Deleuze “soltanto il presente esiste nel Tempo” seppure nelle opere alberga la speranza di eternità che le lega ad Aion. Quondam, nunc et semper, è il filo conduttore del nuovo ciclo di dipinti, questi fanno parte di un presente sensibile (proprio quello percepito dai sensi) dove il passato è ciò che resta dell’azione di un corpo o della sua passione mentre il futuro è la medesima azione in stand-by che si proietta su un altro corpo per compiersi. La storia, in fondo, si ripete ed è sempre quella. I dipinti di Andreoli ripropongono miti greci inglobati nella cultura latina, corpi con significato, landscape con memoria che si compenetrano con personaggi della mitologia o del folklore tra Andromeda e Proserpina, Gog e Magog, tra Euthalia e Berzerker. Una Proserpina, specchio della mancata libertà dell’individuo, viene calata nella realtà attuale dove i demoni trascinano le conquiste della donna e il mondo femminile nel buio dell’irrazionalità e dell’esclusione. La storia si ripete, i demoni oggi non ci sono più ma esistono gli orchi, i malfattori, i malvagi, i reietti, e altre figure poco rassicuranti che perseguitano le nostre esistenze. Nella precedente produzione di Alice, le persone sembravano smarrite e disorientate in un mondo dove l’apparire era più importante dell’essere e dove il tatuaggio sembrava essere il segno distintivo di una generazione. Il corpo era il protagonista ed era il “il luogo concentrico dove cominciava, o ricominciava, l'enigma della parola" o “il campo intersemiotico in cui, prima o poi, si incontravano e si sovrapponevano tutti i segni possibili”. Adesso c’è una dilatazione dei problemi e del senso d’oppressione a cui l’individuo è condannato. La dimensione del condizionamento sociale è cosmica, gonfiata, accresciuta, spalancata e lo si nota dalla rappresentazione della natura che in lavori come “Euthalia” non è più rassicurante e incoraggiante ma opprimente e quasi insopportabile. Inversione di tendenza, quindi, non più corpi tatuati o trafitti da piercing, i nostri ragazzi underground sono cresciuti, il loro corpo è coperto e non mostra più segni di identificazione visibili. L’attenzione si è spostata dall’immagine al concetto. Il corpo viene smembrato o privato del volto per diventare un elemento costitutivo del paesaggio circostante, ma non per questo si sottrae ad un destino di alienazione dalla realtà. Il copione è sempre lo stesso e non cambierà. Ciò che è cambiato sta nel presente/Kronos, i ragazzi sono cresciuti e ora attingono ad Aion per costruirsi un’eternità perfetta.