Ali Hassoun – Crossover

Volterra - 03/08/2017 : 10/08/2017

In occasione di Festival Volterra Jazz sarà presentata la mostra Crossover di Ali Hassoun, in collaborazione con Studio Guastalla Arte Moderna e Contemporanea, Milano, presso la Loggia di Palazzo dei Priori.

Informazioni

  • Luogo: PALAZZO DEI PRIORI
  • Indirizzo: Piazza Dei Priori - Volterra - Toscana
  • Quando: dal 03/08/2017 - al 10/08/2017
  • Vernissage: 03/08/2017 ore 18
  • Autori: Ali Hassoun
  • Generi: arte contemporanea
  • Orari: 4-10 AGOSTO 10-13 17-22

Comunicato stampa

In occasione di Festival Volterra Jazz sarà presentata la mostra Crossover di Ali Hassoun, in collaborazione con Studio Guastalla Arte Moderna e Contemporanea, Milano, presso la Loggia di Palazzo dei Priori. Le opere sono dipinti recenti di Ali Hassoun, coloratissime tele e acquerelli in cui l’artista italo-libanese approfondisce la ricerca che da ormai vent’anni conduce sul tema del nomadismo, della contaminazione, delle identità multiple, della compresenza e simultaneità di mondi diversi in una stessa realtà

Le diverse anime che si intrecciano in Hassoun, nato a Sidone e approdato vent’anni fa a Milano dopo gli studi e una lunga permanenza in Toscana, tra Firenze e Siena, affascinato dall’Africa dove abitano alcuni dei suoi familiari, si rifrangono e ricompongono nei suoi quadri come in un gioco di specchi, di rimandi. Hassoun attraversa continuamente una frontiera nei suoi dipinti: le sue donne africane, le sue famiglie in fuga, i suoi funamboli si stagliano sullo sfondo di una galleria di dipinti che spaziano da Andy Warhol a Capogrossi, da Picasso a Michelangelo. L’identità di Hassoun si plasma in un continuo spaesamento di tempo e di luogo, di personaggi che si riflettono e osservano e agiscono in mondi non loro, scavalcando i limiti temporali, mescolando e stratificando riferimenti visivi e culturali. Come ha sottolineato Martina Corgnati nel saggio critico di corredo al catalogo della mostra del 2010 al Palazzo Pubblico di Siena (“Alla confluenza dei due mari”), è attraversando la frontiera tra oriente e occidente, ritrovandosi come un pesce fuor d’acqua, che Ali Hassoun si è dovuto interrogare sulla sua identità, osservandola in controluce, come in filigrana, per capirne il nucleo, in cui si intrecciano e stratificano elementi diversi. E’ così che l’identità araba è potuta maturare, portando alla luce non gli elementi più scontati, ideologici, superficiali, ma la struttura profonda. I dipinti di Hassoun sono come racconti per immagini che riprendono le forme narrative della letteratura araba: le storie che rimandano ad altre storie come in un gioco di scatole cinesi; la figura del viandante ( l’Alessandrino dei racconti "Maqamat" di Hamadani), che si travestiva per svelare solo alla fine i suoi stratagemmi narrativi, fingendo di accompagnarsi a poeti in realtà vissuti in epoche passate. Nei dipinti di Hassoun la sua fantasmagorica galleria di immagini tratte dall’arte occidentale si intreccia alle figure di donne africane contemporanee o ai personaggi in continua migrazione che ci introducono, proprio come il viandante dei racconti, in un mondo sfaccettato e polimorfo. Nelle opere più recenti icone travestite da altre icone svelano significati nascosti attraverso sottili ironie, come Van Gogh con il basco di Che Guevara, o una moderna Giuditta con il volto di Amy Whinehouse che taglia la testa di un Oloferne-Cattelan. L’effetto pop di questi intrecci e mescolanze è quello che tutti noi abbiamo sotto gli occhi in qualunque parte di mondo ci veniamo a trovare: insegne di catene di fast-food accanto a monumenti del Rinascimento, pannelli luminosi che si accendono all’improvviso alle porte di città remote e polverose in estremo oriente, folle disordinate che si accalcano, forse alle frontiere che cercano di attraversare, ma forse per partecipare a un evento culturale iperpubblicizzato, finte città italiane ricreate senza crepe nel deserto americano o primitivi che in realtà sono vip trasportati su isole da reality. Nelle ultime opere Hassoun sembra alludere, con un sorriso, a questi continui spaesamenti.

BIOGRAFIA
Ali Hassoun è nato a Sidone (Libano) nel 1964. Nel 1982 si trasferisce in Italia per proseguire gli studi all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Nel 1992 si laurea in architettura presso l’università della stessa città. Oggi vive e lavora a Milano. Alla nazionalità libanese Hassoun ha aggiunto quella italiana, integrando la dimensione originaria, arabo-mediterranea, della propria identità, con una dimensione diversa, europea ed occidentale. Il tema più evidente fra quelli che emergono nella sua ricerca pittorica e’ relativo al viaggio, strumento per esplorare esperienze e visioni eterogenee. Invece del concetto di “scontro di civiltà”, semplificazione pericolosa e tuttavia molto diffusa oggi in Occidente, Hassoun propone un’idea di “umanità” come qualità universale e comune fra tutti i popoli, fondata su una spiritualità originaria che precede le diversificazioni religiose e politiche.
Così l’artista si fa interprete di culture diverse ma confrontabili, che convivono nello spazio perfettamente orchestrato delle sue tele coloratissime. I personaggi di un Islam o di un’Africa tanto vissuta quanto favolosa e immaginata, nelle sue composizioni sono tutti catturati in un gioco di citazioni colte e di rimandi indiretti tra figura e sfondo.
Hanno parlato di lui, Elias Shaker, Fayasal Sultan, Omar Calabrese, Mauro Civai, Gianni Giacopelli, Fabrizio Mezzedimi, Letizia Franchina, Luigi Zangheri, Jean Noel Schifanò, Alberto Fiz, Silvia Guastalla, Luca Beatrice, Alessandro Riva, Luca Pietro Vasta, Aldo Mondino, Chiara Guidi, Maurizio Sciaccaluga, Manuela Brevi, Ivan Quaroni, Gabriel Mandel Khan, Marina Mojana, Gianluca Marziani, Beatrice Buscaroli, Antonio d’Avossa, Murteza Fedan, Melih Gorgun, Chiara Canali, Mimmo di Marzio, Saleh Barakat, Gregory Buchakjian, Vittorio Sgarbi e Martina Corgnati.
Tra le personali recenti più significative: nel 2010 Ali Hassoun alla confluenza dei due mari a cura di Martina Corgnati presso il Palazzo Pubblico di Siena; nel 2013 Il POPolo vuole, a cura di Luca Beatrice, presso il Museo Piaggio di Pontedera; nel 2015 il Padiglione del Libano presso Expo Milano.

Ali Hassoun
CROSSOVER

3-10 August
VOLTERRA - LOGGIA DI PALAZZO DEI PRIORI
ON THE OCCASION OF FESTIVAL VOLTERRA JAZZ

Opening: August 3 6-10 pm
Manuela Antonucci will introduce the exhibition in the presence of the artist

Eugenio Giani, President of Consiglio regionale della Toscana will attend the opening

On the occasion of Festival Volterra Jazz the exhibition Crossover by Ali Hassoun will be held, in collaboration with Studio Guastalla Arte Moderna e Contemporanea, Milan, at Loggia di Palazzo dei Priori. Works are recent paintings by Ali Hassoun, vibrantly colourful canvases and watercolours in which the Italo-Lebanese artist explores in depth the themes that have engrossed him for twenty years – nomadism, cultural contamination, multiple identities and the simultaneous co-existence of different worlds in one reality. Hassoun was born in Sidon and ended up in Milan twenty years ago after his studies and a long stay in Tuscany, split between Florence and Siena. The various identities that coalesce in him and his fascination with Africa, where some members of his family live, are refracted and recomposed in his works, as in a game of mirrors and allusions. Hassoun is constantly crossing a frontier in his pictures: his African women, his families in flight, his tightrope walkers standing out against a background of paintings that range from Andy Warhol to Capogrossi, from Picasso to Michelangelo. Hassoun's identity is moulded in a continuous shifting of time and place, of characters who are reflected, observing and acting, in a world that is not their own, leaping over temporal boundaries, blending and stratifying visual and cultural references.
As Martina Corgnati noted, in her critique accompanying the catalogue of the 2010 exhibition in the Palazzo Pubblico in Siena, “Ali Hassoun alla confluenza dei due mari" ("At the confluence of two seas”), it was by crossing the border between east and west, finding himself like a fish out of water, that Ali Hassoun was forced to question his identity, observing it as it were backlit, seen through filigree, to understand its core, in which diverse elements are interwoven and stratified. In this way the Arab identity has been able to mature, bringing to light not its more cliched, ideological or superficial components, but its deep-rooted structure. Hassoun's paintings are like images that recreate the narrative forms of Arabic literature: stories that allude to other stories in an endless game of Chinese boxes; the figure of the wanderer (the Alexandrian of the Hamadani's "Maqamat") who disguised himself, to reveal only in the end his narrative stratagems, pretending to consort with poets who actually lived in past eras.
In Hassoun's paintings, his phantasmagorical gallery of images taken from Western art are interlaced with the figures of modern day African women or people in constant migration, who lead us, just like the wanderer of the stories, into a multifaceted, polymorphous world. In his most recent works, icons disguised as other icons reveal hidden meaning by means of subtle irony – we have Van Gogh with Che Guevara's beret or a modern Judith with the face of Amy Winehouse decapitating Holofernes/Cattelan. The pop aesthetic of these crossovers and fusions is really nothing more than what we can see anywhere we are in the world: fast food signs next to Renaissance monuments, LED displays that suddenly light up at the gates of dusty far-off cities in the Far East, unruly crowds milling around, perhaps at a border they are seeking to cross, or perhaps even to attend a hyped-up cultural event, fake Italian cities recreated blemish-free in the American desert or savages who are in fact celebrities transported onto a reality island. In his latest works Hassoun appears to be alluding, with a smile, however, to this continuous sense of disorientation.

BIOGRAPHY
Ali Hassoun was born in Saida (Lebanon) in 1964. In 1982 he moved to Italy to continue his studies at the Accademia di Belle Arti in Florence. In 1992 he graduated from the city’s university with a degree in Architecture. He now lives and works in Milan. He has added Italian nationality to his Lebanese nationality, and has thus been able to fill in areas that were lacking in his own individual experience.
The most easily identifiable theme of his painting is travel, contributing different experiences and visions. Ali Hassoun’s works seem to act as a pole of attraction for various cultures, which merge to create a new, richer culture. In opposition to the clash of civilzations, Hassoun wants to highlight the idea of “humanity”; a universal and spiritual feature that is common to all people, and that always come first, before any political or religious division.
The artist becomes a sort of cultural translator, and different traditions can coexist in the perfectly balanced space of his colourful paintings. Islamic and African characters are all caught in a game of smart quotations and indirect exchanges between the main action and the background.
Elias Shaker, Faysal Sultan, Omar Calebrese, Mauro Civai, Gianni Giacopelli, Fabrizio Mezzedimi, Letizia Franchina, Luigi Zangheri, Jean Noel Schifano’, Alberto Fiz, Silvia Guastalla, Luca Beatrice, Alessandro Riva, Luca Pietro Vasta, Aldo Mondino, Chiara Guidi, Maurizio Sciaccaluga, Manuela Brevi, Ivan Quaroni, Gabriele Mandel Khan, Marina Moiana, Gianluca Marziani, Beatrice Buscaroli, Antonio d’Avossa, Murteza Fedan, Melih Gorgun, Chiara Canali, Mimmo di Marzio, Saleh Barakat, Gregory Buchakjian, Vittorio Sgarbi and Martina Corgnati have written about him.
Among his more important solo exhibitions: in 2010 Ali Hassoun alla confluenza dei due mari, curated by Martina Corgnati, at Siena's Palazzo Pubblico; in 2013 Il POPolo vuole, curated by Luca Beatrice, at Pontedera's Museo Piaggio; Lebanon Pavillion at Expo 2015.