Alessio Larocchi – Le Grazie fiorite

Varese - 03/05/2021 : 15/06/2021

Surplace presenta, a cura di Claudia Canavesi, una mostra personale di Alessio Larocchi

Informazioni

  • Luogo: SURPLACE ART SPACE
  • Indirizzo: via San Pedrino 4 - Varese - Lombardia
  • Quando: dal 03/05/2021 - al 15/06/2021
  • Vernissage: 03/05/2021 no
  • Autori: Alessio Larocchi
  • Generi: arte contemporanea, personale

Comunicato stampa

Surplace presenta, a cura di Claudia Canavesi, una mostra personale di Alessio Larocchi. Nel suo lavoro segno e significato si scambiano di posto. L’artista compone immagini in lenta trasformazione, in cui l’intervallo, anche quello temporale, è messaggero di significati reconditi, come ad esempio nelle scritte in Braille, alfabeto “misterioso” che Larocchi rivede e riscrive scombinandone la lettura e quindi la decifrazione. La mostra è accompagnata da un testo di Alberto Crespi.



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Le Grazie fiorite

Grazia, nome di mia madre, ma anche gentile linea nel carattere tipografico



Fioritura, sbocciare dei fiori, ma anche alterazione a macchia della carta, gora, foxing.

Accezioni che scivolano a volte in aporie verbo-visuali nell’impossibilità di circoscrivere concetti e forme.

Paradossale ridefinizione semantica di messaggi che mancano sempre il destinatario, come scrivere una lettera ai propri genitori morti.

Alessio Larocchi

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So am I as the rich, whose blessed key,

Can bring him to his sweet up-locked treasure,

The which he will not every hour survey,

For blunting the fine point of seldom pleasure.


(William Shakespeare - Sonnet LII)



Larocchi sfida lo smarrimento di tutti i percorsi, l’azzardo di non guadagnare mai un centro, (si) muove senza conoscere se agire e errare collidano o si integrino o si elidano; muove comunque verso un fine e la fine. Muove intersecando segni, suggerendo ed elidendo cromìe, trasmettendo eventi d’ombre, per cancellarne alfine ogni traccia o al più sospenderne la leggibilità trasferendo i pattern impiegati su piani virtuali, per una completa dissoluzione delle attese. Una vicenda labirintica evolve per spazi fisici dai confini labili, per strumenti e oggetti - dai libri d’artista alle lastre metalliche alle pellicole - atti a riscontri metamorfici o piegati a inediti utilizzi, per itinerari fluttuanti secondo schemi continuamente in fieri, indirizzati a superare ogni soglia per affacciarsi sull’inafferrabile. Che si tratti propriamente di un progetto di sottrazione è l’autore stesso a confermarlo nel momento in cui suggerisce come i suoi scritti non abbiano destinatario se non già scomparso: perciò assumono corpo fantasmatico o sembianze svianti. Il limitare tra l’esperienza che si sta vivendo e l’esperienza che continuamente si perde costituisce il punto focale del pensiero e del lavoro di Larocchi. Vissuto e perduto vi coincidono per un battito d’ali e nulla più, per divaricare immediatamente e allontanarsi inesorabilmente. Le stesse tracce dell’oggi smemorano, fatte cenere da una fiamma breve il cui bagliore s’è impresso nella rétina per un infinitesimo istante. Quella che chiamavamo stratificazione della memoria, anch’essa implode sottraendoci accumuli di pensato e d’esperìto: mai come nella stagione odierna possiamo verificare l’accorciamento e la rarefazione della memoria, dei singoli e collettiva. L’esperienza diventa un tesoro protetto e continuamente differito per timore della sua sparizione. Larocchi non cerca e non vuole risposte dalla sua opera. Gli basta la bellezza, non di averla sine dubio imperfettamente realizzata ma di averla pensata e di essersi semplicemente messo in gioco. Attengono a tale atteggiamento la volontà e la capacità di elidere i vari passaggi sorvegliati che appartengono al consueto lavoro d’artista. Non aspira quindi a una verità - peraltro sperimentiamo più verità quando ci troviamo nella nebbia o in una stanza buia - ma a quel vertiginoso differente rispetto a ciò che all’inizio si poteva credere di investigare. E accetta di trovare esiti ben altrove, certo aldilà del falso orizzonte che ci circonda. Opera nell’enclave di un’écriture sans programme, accetta la lezione degli enigmi, opta per una guida sempre inesatta, suggerisce aperture senza costituirle in messaggi, privandole volutamente d’intenzione; contempla pazientemente gesti automatici affinché il materiale diventi neutrale, astrae dalle forme alterandone l’efficacia identitaria, frattura costantemente i confini della ricerca, cancella e cancella ancora per serbare con il supplizio una purezza. Entra ed esce dall’opera non come autocitazione ma per testimoniare la verticalità dell’umano esperire, per quanto lo si percepisca in ogni istante e stagione come orizzontale, esteso più o meno secondo il grado di onnipotenza che ciascuno si attribuisce.

(Mi immagino la sua casa come un ambiente poco o punto connotato, privo di elementi di disturbo sia nell’arredo, sia per indici d’epoca, sia sul fronte del colore, e soprattutto privo di figure, di qualsivoglia icona pittorica o plastica, forse anche di specchi, le poche cose svuotate da ogni tratto estetico, considerate in mera chiave utilitaristica, onde salvaguardare lucidità di pensiero; ove soltanto la fotografia sussiste come documento riproducibile, rimossa la memoria e gli affetti. Approccio di precisione ma non maniacale quanto monacale, scelta di una spoliazione totalmente priva di enfasi - e altresì di retorica minimalista. Basti considerare i cartamodelli per piccola casa, i lavori mutuati, direi digitalizzati, dai découpages e simulation paintings, i ricami per millimetriche abrasioni, come millennio per millennio sulla superficie dei massi milioni di anni di piogge hanno dilavato la superficie, restituendo un’originaria fisicità che ci sorprende per la provenienza lontana).

Alberto Crespi, Aprile 2021






Alessio Larocchi vive e lavora a Monza. Tra le sue mostre: Arte Segno Scrittura, Archivio di Stato, Pisa; Paesaggio poco romantico, Studio Gennai, Pisa; Permanent vacation, Galleria 10.2!, Milano; Simulation painting, Fondazione Mudima, Milano; Not emotional, Galleria City Art, Milano; PNEUMAtic circUS, Haus der Kulturen der Welt, Berlino; NOPX|artistbook, Galleria Nopx, Torino; Liquid Borders, Castello Svevo, Bari; Il corpo solitario, Fusion Gallery, Torino; BorderBody - Mixing Identities, Palazzo Barone Ferrara, Bari; Punti critici di controllo, Torrione Angioino - Civica Galleria Arte Contemporanea, Bitonto (BA); Figura Aqua, Museo Carà, Muggia (TS); Punti di fuga, The Others, Ex Carcere Le Nuove, Torino; In Levare/En Lever, CACC, Cittadella (PD); Swallowed Paradise, Chiesa di San Rocco, Carnago (VA).





Seguendo le indicazioni delle varie ordinanze la mostra non ha inaugurazione e si potrà visitare solo su appuntamento, con ingresso limitato a quattro persone per volta.