Alessandro Bulgarini – Ierofania

Pietrasanta - 04/07/2015 : 18/07/2015

Sacro inteso quindi nel suo senso più ampio che travalica quello abitualmente inteso legato alla religione e che ricomprende in sè le nozioni di essere, di significato, di veritàe di ricerca della conoscenza. E’ questo l’ambito di interesse della pittura di Alessandro Bulgarini, indissolubilmente legata alla sua personale ricerca filosofica ed umana ed in evoluzione con essa.

Informazioni

  • Luogo: PETRARTEDIZIONI
  • Indirizzo: Via Marzocco 27 - Pietrasanta - Toscana
  • Quando: dal 04/07/2015 - al 18/07/2015
  • Vernissage: 04/07/2015 ore 18
  • Autori: Alessandro Bulgarini
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: Dal martedì alla domenica 10.00 - 12.30 16.30 - 20.00 21.30 - 23.30 Lunedì chiuso (apertura su appuntamento)

Comunicato stampa


« Ogni rito, ogni mito, ogni credenza, ogni figura divina riflette l’esperienza del sacro, e di conseguenza implica le nozioni di essere, di significato, di verità. […] Il Sacro è un elemento della struttura della coscienza e non un momento della storia della coscienza

L'esperienza del Sacro è indissolubilmente legata allo sforzo compiuto dall'uomo per costruire un mondo che abbia un significato.»
[Mircea Eliade – il sacro e il profano]


Ierofania(dal greco antico hierós, "sacro", e phainein, "mostrare") è un termine introdotto dallo storico delle religioni Mircea Eliade per definire il senso della presenza o della manifestazione di qualcosa di «sacro» che l'uomo avverte o può avvertire, indipendentemente dal fatto che egli abbia o meno una qualche fede religiosa. “È un termine appropriato, perché non implica null'altro che quello che dice; non esprime nulla di più di quanto implichi il suo significato etimologico, e cioè che qualcosa di sacro si mostra a noi.” [M. Eliade]
Un concetto che con l’arte e con la sua stessa ragion d’essere c’entra parecchio, giacché dai tempi delle incisioni rupestri nelle grotte di Pech Merle nel sudovest della Francia (risalenti a circa 25.000 anni fa), passando attraverso tutte le più grandi Civiltà della storia per arrivare fino al Rinascimento, da sempre l’uomo tenta di dare forma alla sua innata predisposizione verso il sacro nello sforzo compiuto, appunto, per costruire un mondo che abbia un significato: dare una forma riconoscibile a tutto ciò che riguarda gli aspetti più intangibili di funzionamento della vita e della morte, della natura e quindi anche della psiche.

Sacro inteso quindi nel suo senso più ampio che travalica quello abitualmente inteso legato alla religione e che ricomprende in sè le nozioni di essere, di significato, di veritàe di ricerca della conoscenza.
E’ questo l’ambito di interesse della pittura di Alessandro Bulgarini, indissolubilmente legata alla sua personale ricerca filosofica ed umana ed in evoluzione con essa, e protesa alla rievocazione sincretica delle immagini del significato attinte dalle più svariate tradizioni iconografiche esoteriche e non, spaziando da oriente ad occidente.
“Vincendo la sfida storica dell’arte contemporanea nel coraggio del confronto/scontro con l’arte tradizionale, così temuta anche dai più grandi, […] Bulgarini non cita né assorbe ma riedifica, fluidifica, rianima forme antiche senza porsi neppure il problema del confronto, ma la necessità primaria di risultare accattivante agli occhi del suo tempo, al fine di diffondere significati.”[G. M. Prati]
Riedificazione e metamorfosi necessarie al fine del superamento del muro d’ostilità del nichilismo contemporaneo che impone il dogma dell’iper-razionalità a tutti i costi, escludendo a priori tutte le potenzialità dell’anima e spianando in tal modo il terreno all’avanzata del «Nulla»: nemico invisibile, inesorabile flagello sociale che è possibile affrontare unicamente con l'ausilio dell’Imaginatio vera, riaprendo i cancelli del mundus imaginalis.

La sua pittura è allora, consapevolmente, “un'operazione di verità per enigmi visivi, […] dirompenti, tenaci nella loro presenzialità pura e densa, invasivi ma con grazia, non iconici come il logoro dialetto Pop, ma idolici come la fluida e immaginifica lingua greca nella quale l’eidon poteva essere statua o dipinto, ugualmente talismano magico e psicogeno.” [Giacomo Maria Prati]





Iconostasi – oil on table – cm 50 x 40 -2015

“L’iconostasi è il confine tra il mondo visibile e il mondo invisibile […] rende accessibile alla coscienza la schiera dei Santi, la nuvola della testimonianza, coloro che circondano il trono di Dio, la sfera della gloria celeste e annunciano il mistero. L’iconostasi è LA visione.” [Pavel Florenskij – Le porte regali]


«L'irruzione del Sacro non proietta solo un punto fisso in mezzo all'amorfa fluidità dello spazio profano, un "centro" nel "caos"; essa dà luogo inoltre ad una rottura di livello, apre la via di comunicazione tra i livelli cosmici (terra e cielo) e facilita il passaggio, ontologicamente, da un modo di essere all'altro.» [Mircea Eliade – il sacro e il profano]