Alessandro Bernasconi / Heimo Prünster

Bolzano - 09/01/2016 : 30/01/2016

In questa mostra Alessandro Bernasconi e Heimo Prünster espongono fotografie di spionaggio degli anni 1940-1943, che documentano la costruzione del Vallo Alpino “Littorio” in Alto Adige.

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA FOTO-FORUM
  • Indirizzo: Via Weggenstein 2/1 - Bolzano - Trentino-Alto Adige
  • Quando: dal 09/01/2016 - al 30/01/2016
  • Vernissage: 09/01/2016 ore 11
  • Autori: Alessandro Bernasconi, Heimo Prünster
  • Generi: fotografia, doppia personale
  • Orari: Durata della mostra: 12.1 – 30.1.2016

Comunicato stampa

de

Alessandro Bernasconi und Heimo Prünster zeigen in dieser Ausstellung Spionagefotografien aus den Jahren 1940-43, die die Bauarbeiten des italienischen Alpenwalls („Vallo Alpino Littorio“) in Südtirol dokumentieren. Das vom faschistischen Regime unter strenger Geheimhaltung errichtete militärische Großbauwerk, das zur Absicherung vor dem eigenen Bündnispartner Deutschland dienen sollte, wurde vom deutschen Reich während des Baus – ebenfalls heimlich – fotografisch ausgekundschaftet



In den Jahren ab 1935, besonders aber von 1939 bis 1942 im Zusammenhang mit dem Anschluss Österreichs ans deutsche Reich, beauftragte das faschistische Regime in Rom die Vervollständigung des italienischen Alpenwalls nach Norden hin an der Grenze zum Deutschen Reich. Im Westen Richtung Frankreich und nach Osten hin Richtung Jugoslawien war die Alpengrenze schon früher befestigt worden.
Für Südtirol waren knapp 800 Bunkeranlagen geplant, von denen in mehreren Bauphasen ca. 400 Anlagen errichtet wurden, wobei bis zum Ende der Bauarbeiten große Teile davon im Rohbau oder unfertig blieben. Zur Einstellung der Bauarbeiten hatte unter anderem der Protest des Dritten Reichs geführt, das sich mit Italien im Bündnisvertrag befand.
Zeugnis dieses Misstrauens zwischen den beiden Verbündeten sind nicht nur die Bauten des Alpenwalls, sondern auch diese Spionagefotografien, die das Deutsche Reich unter Zuhilfenahme neuester technischer Möglichkeiten wie Infrarotfilme oder starker Teleobjektive vom VKS (Völkischer Kampfring Südtirols) anfertigen ließ. Verwendete Filme und Platten waren u. a.: Perutz Topo, Perutz Silber Eosin, Infrarot 800 hart.
Die geheimen Umstände bei der Anfertigung der Aufnahmen sind in den Abzügen deutlich erkennbar: viele entstanden in Eile und in der Gefahr, entdeckt zu werden. Teilweise wurden sie aus fahrenden Autos oder Zügen geschossen und sind unscharf, andere wieder sind aus eigentlich ungünstigen, aber wenig einsehbaren, und daher sicheren Blickpunkten aufgenommen. Wieder andere entstanden aus großen Entfernungen von über 20 Kilometern.
Es sind so zweckdienliche, dokumentarische Fotos entstanden, die als Arbeitsgrundlage dienten, um Lage, Größe, Beschaffenheit und Baufortschritt einer feindlichen militärischen Infrastruktur erkennbar zu machen.

Die Aufnahmen sind aus einem weiteren Grund besonders: sie stellen die einzigen Bilddokumente dar, an denen die Dimension des Großbauwerks Alpenwalls ablesbar und jene der landschaftlichen Eingriffe sichtbar ist, die das Bauwerk mit sich brachte. Die Bunkeranlagen sind nach der Einstellung der Bauarbeiten sorgfältig getarnt worden und sind bis heute nur schwerlich in der Landschaft auszumachen.
Im Zeitraum von insgesamt zwei Jahren wurden schätzungsweise 1,5 Mio. Kubikmeter Beton von 19.000 regulär bezahlten Arbeitern an 400 Baustellen in Südtirol vergossen. Um die Bunkeranlagen bauen zu können, musste vorher noch mindestens das gleiche Volumen an Erdreich aus den Baugruben ausgehoben oder aus dem Fels gesprengt werden.
Zusammengenommen wurde im Südtiroler Teil des Alpenwalls ein Volumen an Beton vergossen, das eine Grundfläche von 100 x 100 Meter und eine Höhe von 150 Meter hat.
Die Dimension der Logistik an Material und Arbeitskraft ist nur schwer vorstellbar, speziell wenn man die damaligen technischen Möglichkeiten und die parallel laufenden Kriegshandlungen bedenkt.

Diese fotografischen Aufnahmen aus der Entstehungszeit sind einmalig und somit bedeutende Bilddokumente zum italienischen Alpenwall.




it



In questa mostra Alessandro Bernasconi e Heimo Prünster espongono fotografie di spionaggio degli anni 1940-1943, che documentano la costruzione del Vallo Alpino “Littorio” in Alto Adige. L’ imponente edificazione militare, realizzata dal regime fascista nella massima segretezza allo scopo di garantire la sicurezza nei confronti dell’alleato tedesco, fu oggetto di approfondite indagini fotografiche da parte del Reich.

Negli anni a partire dal 1935, in particolare tra il 1939 ed il 1942, nel contesto dell’annessione dell’Austria al Terzo Reich, il regime fascista a Roma ordinò il completamento del Vallo Alpino verso Nord, al fine di fortificare il tratto di confine con il Reich. A ovest verso la Francia ed a Est verso la Jugoslava il confine alpino era già stato precedentemente fortificato.
Per l’Alto Adige erano previsti poco meno di 800 bunker, circa 400 dei quali furono realizzati in più fasi, molti non furono mai completati. All’abbandono dei lavori ha condotto, tra l’altro, la protesta del Terzo Reich, che in quel momento era alleato proprio con l’Italia.
Testimoni della palpabile diffidenza tra i due alleati sono da un lato le costruzioni stesse del Vallo Alpino, dall’altro queste fotografie di spionaggio, che il Reich tedesco fece realizzare dal VKS (Völkischer Kampfring Südtirols, il “Fronte patriottico sudtirolese”) con l’ausilio di tecniche avanzate per l’epoca, come pellicole a raggi infrarossi o potenti teleobiettivi. Alcune delle pellicole e lastre utilizzate: Perutz Topo, Perutz Silber Eosin, Infrarot 800 hart.
La situazione di clandestinità in cui le riprese sono state effettuate risulta evidente nelle foto qui esposte: molte furono realizzate in fretta e furia, per il rischio di essere scoperti. In parte furono scattate da auto o treni in corsa, per cui risultano sfocate, altre sono state riprese da luoghi poco favorevoli, ma non visibili e quindi sicuri. Altre ancora sono state scattate da distanze di oltre 20km.
Le foto così ottenute sono efficaci, documentarie, e servivano come base sulla quale lavorare per riconoscere posizione, dimensioni, natura, condizioni e avanzamento dei lavori di costruzione dell’infrastruttura militare nemica.

Le riprese sono speciali anche per un’altra ragione: esse costituiscono gli unici documenti fotografici dai quali si può comprendere la reale dimensione della grande opera del Vallo Alpino da un lato, e dall’altro dell’intervento sul paesaggio che la sua costruzione comportò. Dopo la sospensione dei lavori i bunker furono mimetizzati con cura, e a tutt’oggi risultano difficili da individuare nel paesaggio.
In un lasso di tempo totale di due anni furono versati 1,5 milioni di metri cubi di calcestruzzo da 19.000 lavoratori pagati regolarmente in 400 cantieri distribuiti su tutto il territorio altoatesino. Prima ancora di iniziare la costruzione di queste opere difensive si dovette scavare un pari volume di terra o ricavarlo dalla roccia.
In tutto, nella parte altoatesina del Vallo Alpino fu versato un volume di calcestruzzo pari ad una superficie di 100x100m con un’altezza di 150m.
E’ difficile riuscire ad immaginare le dimensioni dell’impresa, dal punto di vista logistico, di materiale e forza lavoro impiegati, specialmente se si considerano i mezzi e le tecniche a disposizione all’epoca e le attività belliche condotte in parallelo.

Queste riprese fotografiche sono documenti unici e di grande importanza risalenti alle origini del Vallo Alpino italiano.