Alessandro Beltrame – Shades of the North

Roma - 11/12/2013 : 11/01/2014

La natura selvaggia e indomita, tema cardine dell'arte romantica, viene riecheggiata nella sua inclinazione più intima ed ancestrale dalle fotografie di Alessandro Beltrame: in esse si espande oltre la percezione una realtà colma di vastità indefinita, in cui l'affanno e il caos si dileguano nella calma disarmante di un paesaggio selvaggio.

Informazioni

  • Luogo: AXEL - LA PISTA DEL GHIACCIO
  • Indirizzo: Piazza Mancini – 00196 - Roma - Lazio
  • Quando: dal 11/12/2013 - al 11/01/2014
  • Vernissage: 11/12/2013 ore 19
  • Autori: Alessandro Beltrame
  • Generi: fotografia, personale
  • Orari: Aperto tutti i giorni dalle 10:00 alle 24:00; Il sabato aperto fino alle 2:00.

Comunicato stampa

La promozione di promettenti artisti emergenti continua ad essere il fiore all'occhiello della collaborazione tra maniA_Factory e Bureau des Arts: proprio con quest'intento l'Axel - la più grande pista di pattinaggio sul ghiaccio di Roma sita presso Piazza Mancini – ospiterà mercoledì 11 dicembre alle ore 19:00 l'esposizione fotografica di Alessandro Beltrame intitolata “Shades of the North”





La natura selvaggia e indomita, tema cardine dell'arte romantica, viene riecheggiata nella sua inclinazione più intima ed ancestrale dalle fotografie di Alessandro Beltrame: in esse si espande oltre la percezione una realtà colma di vastità indefinita, in cui l'affanno e il caos si dileguano nella calma disarmante di un paesaggio selvaggio. L’intento dell’artista è, infatti, riflettere sul potenziale irrazionale che visioni di questo tipo esercitano sul nostro immaginario, ponendoci a confronto con quella tensione irrisolta verso il terribile, l’ignoto e il portentoso con cui, prima o poi, bisogna confrontarsi.

La consapevolezza della distanza insuperabile che separa il soggetto dall'oggetto si amplifica poi nella totale assenza della presenza umana: anche quando essa è intuibile attraverso le tracce materiali di oggetti o d’intervento architettonico, ciò non produce l'effetto di una presenza viva e insistente; essa aleggia senza forma, una eco impalpabile che s’intensifica solo nell'assetto globale della natura circostante.

Beltrame desidera così eternare il ruggito ancestrale di alcuni dei luoghi remoti che ha visitato nei suoi viaggi e che hanno avuto su di lui un impatto percettivo molto simile al cosiddetto “sacro terrore”: come ruderi millenari treni, cisterne, casupole arroccate sulle scogliere si stagliano isolate nel dominio della natura rappresentato da boschi vergini schiacciati dolcemente da coltri di ghiaccio o da nostalgiche vedute dal sapore quasi idilliaco. La tensione profonda che ne consegue si mitiga però nella toccante tavolozza cromatica, la quale amplia l'orizzonte del sublime: mediante l'esaltazione cromatica e le vibrazioni coloristiche Beltrame infatti manipola l’estetica dell’idillio e del sublime fondendole in un tutt'uno e riportando la smisuratezza dell’ignoto ad una dimensione di tollerabile placidità.