Alan Bee – Correspondances

Informazioni Evento

Luogo
ABC-ARTE ONE OF
Via Santa Croce 21, Milano, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

Mar-Sab: 15:00 - 19:00

Vernissage
09/04/2026

ore 18,30

Artisti
Alan Bee
Curatori
Cesare Biasini Selvaggi
Generi
arte contemporanea, personale

ABC-ARTE è lieta di presentare Correspondances, prima mostra personale di Alan Bee nella sede milanese della galleria, a cura di Cesare Biasini Selvaggi.

Comunicato stampa

ABC-ARTE è lieta di presentare Correspondances, prima mostra personale di Alan Bee nella sede milanese della galleria, a cura di Cesare Biasini Selvaggi.

Nel panorama dell’arte contemporanea, l’anonimato è spesso diventato una strategia di marketing, un brand a sua volta. Se ormai la cortina fumogena sull'identità di Banksy sembra essersi diradata sotto i colpi del sistema mediatico, il caso di Alan Bee (1940-2018) appartiene a una categoria differente. Qui il silenzio non è stato un espediente per accrescere il valore di mercato, ma un atto di protezione della propria libertà creativa. Per decenni, Bee ha operato nel cono d’ombra di una doppia vita: uomo di finanza di giorno, “eroe della pittura” nel segreto di uno studio bavarese. Se Banksy si è svelato nella sua azione pubblica, Bee ha scelto di svelarsi solo attraverso un testamento, lasciando che le opere parlassero per lui solo dopo il suo passaggio “oltre il mondo”. Il suo mistero rimane intatto perché non è biografico, ma estetico: è il mistero di un uomo che ha barattato il proprio nome con quello di un insetto per ritrovare l’essenza della pittura.

La mostra Correspondances presenta una selezione di 20 dipinti rivelatori di quanto la pittura di Alan Bee sia una risposta rigorosa e organica alla frammentazione individualistica della società contemporanea. In un’epoca che esaspera l’individualismo atomizzato, Bee elegge l’ape non come semplice soggetto bucolico, ma come modello operativo e politico. Il favo, riprodotto come nel caso della grande tela Freedom del 1997, attraverso l’uso di reti metalliche esagonali sommerse in impasti di cera e miele, diventa la matrice del mondo. L’esagono di Bee non è una geometria fredda o imposta, ma una forma naturale che organizza lo spazio dall’interno. In queste superfici “grasse” e cerose, è il caso del suggestivo The night has memory (1991), l’opera d’arte si configura come un organismo collettivo: ogni cellula è un atto individuale, ma la sua esistenza ha senso solo in relazione al sistema globale del quadro. Bee ci suggerisce che la bellezza risiede nella cooperazione, nella sedimentazione di gesti che, come il lavoro incessante in un alveare, costruiscono una cattedrale di senso superiore alla somma delle singole parti.

Il titolo dell’esposizione milanese, richiamando le Corrispondenze di Baudelaire, documenta come Bee abbia trasformato la tela in un sistema di relazioni invisibili. Non c’è contrapposizione tra natura e cultura; esse coincidono nel processo pittorico. Se Joseph Beuys caricava il miele di un valore sciamanico e concettuale, Bee ne interiorizza la logica evolutiva. Egli non “dipinge” la natura, ma ne assume il principio generativo. Il colore, fluido e vibrante – è quanto documenta, tra le altre, la tela dal titolo Saint Tropez (1998) – si espande per moduli e variazioni, ricordando la lezione dell’Informale tedesco di Schumacher e Schulze, ma virando verso una dimensione biologica. Le sue opere sono superfici che “trasudano” vita, dove il miele e la cera non sono solo materiali, ma testimoni di un tempo di trasformazione lenta.

«Oggi, parlare di api significa parlare di sopravvivenza. L’estinzione di questo insetto rappresenterebbe il collasso del nostro ecosistema, e la pittura di Alan Bee assume oggi un valore di urgenza non solo ecologica quasi profetica. L’alveare, per l’artista, è il luogo della solidarietà vitale. La sua arte ci invita a lottare contro l’estinzione, non solo biologica, ma anche etica alla base di qualsiasi patto sociale democratico. Il “nutrimento” che l’ape produce per la comunità è lo stesso che l’arte dovrebbe fornire alla società: un collante simbolico capace di far crescere la comunità umana in modo solidale. Alan Bee, attraverso il suo pseudonimo e la sua pittura celata agli occhi del mondo per anni, ci consegna un’eredità che è un monito: per sopravvivere alla deriva del presente, occorre imparar la “lezione del favo”, riscoprendo nell’altro la cellula necessaria per costruire un futuro possibile», dichiara il curatore della mostra, Cesare Biasini Selvaggi.