Aemilia Ars per Bologna. L’arte e la città

Informazioni Evento

Luogo
MUSEO CIVICO MEDIEVALE
Via Alessandro Manzoni 4, Bologna, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

Martedì, giovedì ore 10.00 - 14.00
Mercoledì, venerdì ore 14.00 - 19.00
Sabato, domenica, festivi ore 10.00 - 19.00
Sabato 15 agosto 2026 (Ferragosto) ore 10.00 - 19.00
Chiuso lunedì non festivi

Vernissage
04/06/2026

ore 12

Biglietti

Intero € 6 | ridotto € 4 | ridotto speciale giovani tra 19 e 25 anni € 2 | gratuito possessori Card Cultura
Dal 4 al 7 giugno 2026 gratuito per tutti in occasione di Bologna Portici Festival 2026

Curatori
Silvia Battistini, Mark Gregory D’Apuzzo, Giancarlo Benevolo
Generi
arti decorative e industriali

Una mostra per far conoscere l’importanza culturale e non solo estetica del movimento Aemilia Ars, peculiare espressione felsinea di una tendenza diffusa in tutta Europa tra la fine del XIX e l’inizio del XIX secolo per il rinnovamento estetico delle arti decorative e degli oggetti di uso quotidiano.

Comunicato stampa

Dal 4 giugno al 6 settembre 2026 i Musei Civici d’Arte Antica del Settore Musei Civici del Comune di Bologna presentano Aemilia Ars per Bologna. L’arte e la città, una mostra per far conoscere l’importanza culturale e non solo estetica del movimento Aemilia Ars, peculiare espressione felsinea di una tendenza diffusa in tutta Europa tra la fine del XIX e l’inizio del XIX secolo per il rinnovamento estetico delle arti decorative e degli oggetti di uso quotidiano.

Allestita nel Lapidario del Museo Civico Medievale, l’esposizione è curata da Silvia Battistini, Giancarlo Benevolo e Mark Gregory D’Apuzzo.
L’inaugurazione si svolge giovedì 4 giugno 2026 alle ore 12.00, in concomitanza con l’apertura della quarta edizione di Bologna Festival Portici (4 - 7 giugno 2026), la manifestazione che celebra i Portici Patrimonio dell'Umanità UNESCO con numerosi appuntamenti alla scoperta di capolavori inediti nel patrimonio urbano che rendono unica la città di Bologna. L’esposizione è visitabile con ingresso gratuito dal 4 al 7 giugno 2026.

Il progetto di Aemilia Ars per il rinnovamento delle arti applicate e decorative

La società per azioni Aemilia Ars viene fondata il 3 dicembre 1898 a Bologna per volontà di Alfonso Rubbiani, restauratore e letterato, con l'appoggio dei conti Francesco Cavazza e Cesare Ranuzzi Segni, primo presidente del Consiglio degli azionisti. Nella società è presente, con una posizione di rilievo, la contessa Lina Bianconcini Cavazza, moglie di Francesco Cavazza, che fa parte sia del Consiglio degli azionisti sia della Commissione esecutiva presieduta da Alfonso Rubbiani.

La società si pone come obiettivi principali sia il recupero delle tradizioni artigiane regionali inserite nella nuova realtà industriale, sia l'evoluzione dei prodotti manufatturieri, attraverso l'applicazione di principi artistici ispirati alla corrente modernista europea, caratterizzata da un recupero in chiave moderna dell'arte medievale e dal ricorso a forme lineari, floreali e fitomorfe. Nello stesso contesto storico-artistico europeo e con le stesse finalità si collocavano le manifatture della nota casa inglese «Arts and Crafts» nata in Inghilterra per volontà di William Morris. A Bologna e in Emilia si assiste così - attraverso la stretta collaborazione tra artigiani e un gruppo di artisti che si era raccolto attorno al Rubbiani nella Gilda di San Francesco (Augusto Sezanne, Achille e Giulio Casanova, Alfredo Tartarini, solo per citarne alcuni) - ad un vero e proprio rifiorire dell'artigianato locale che recupera, in chiave artistica, le pratiche della lavorazione del legno intarsiato e del ferro battuto, l'arte dell'ebanisteria, della legatoria e dell'oreficeria, producendo manufatti di grande bellezza e qualità artistica, espressione più alta della stagione Liberty emiliana.

La società fu la naturale prosecuzione di una complessa esperienza culturale maturata in città a partire dagli anni Ottanta del XIX secolo: durante il restauro di alcuni edifici storici, religiosi e civili, furono applicati i più attuali principi sviluppati in Francia e in Inghilterra, che si stavano utilizzando anche nelle altre regioni italiane. La necessità di ricostruire elementi architettonici, decorativi e manufatti, che si armonizzassero con la struttura dell’edificio antico, permise di sviluppare conoscenze e metodologie che in seguito furono impiegate per la produzione di oggetti di uso quotidiano.
Per questa ragione, nell’articolo 2 dello statuto della nuova società Aemilia Ars si dichiarava l’intenzione di «promuovere e facilitare lo studio, la buona produzione e la commerciabilità delle arti decorative e industrie artistiche nella Regione Emiliana, allo scopo preciso che quanto è arredamento e decoro interno della casa, acquisti una praticità migliore ed un miglior senso artistico, cosicché aumentandosene la ricerca e la produzione, ne venga profitto agli artisti, agli industriali, agli operai».

Nel giro di pochi anni al nome Aemilia Ars si associa l’idea di un gusto rinnovato e moderno, aggiornato sulle novità del Liberty internazionale prima e dell’Art Déco poi, ma che affonda le radici nel recupero dei modelli decorativi propri dell’arte medievale e rinascimentale.
La società coinvolse imprenditori, teorici del restauro e conoscitori della storia dell’architettura, nonché artisti che elaborarono progetti originali e artigiani che li realizzarono. Si creò quindi un clima culturale che sopravvisse alla fine commerciale della società, sopraggiunta già nel 1903.

L’esperienza permeò così profondamente la società bolognese da condizionare anche gli insegnamenti delle scuole artistiche e professionali maschili e femminili, sia comunali sia religiose, che formarono e istruirono decine di artigiani e artigiane da impiegare nelle aziende cittadine.
Ebbe molto successo la formazione delle ragazze e delle donne che lavorarono nell’ambito del tessile, alle quali venivano insegnate le basi della particolare tecnica di ricamo e merletto sviluppata da Aemilia Ars e resa famosa nel mondo da una capillare attività di promozione. Si costituì un sistema virtuoso tra produzione e richiesta del mercato, che permise al dipartimento di ricami e merletti di resistere nel tempo, fino agli anni Ottanta del Novecento.

L’esposizione documenta con particolare attenzione il cambiamento del gusto nella società bolognese e l’articolato lavoro di sviluppo del progetto e di formazione della manodopera.
È inoltre un’occasione per ammirare materiali Aemilia Ars solitamente non esposti, appartenenti alle collezioni permanenti dei Musei Civici d’Arte Antica: Collezioni Comunali d’Arte (lavori e materiali didattici scuola Sirani; manufatti e campioni ricamati Aemilia Ars; pubblicazioni), Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini (disegni dal deposito, ferri battuti e vetri) e Museo del Tessuto e della Tappezzeria “Vittorio Zironi” (progetti restauro architettonico e disegni per merletti di Guido Fiorini; manufatti ricamati Aemilia Ars; pubblicazioni).

Le strutture caritative, che si occupavano della crescita e dell’istruzione di orfani e di bambini disagiati, furono coinvolte in questo progetto di formazione. Per questa ragione i Musei Civici d’Arte Antica hanno sviluppato il contesto della mostra in sinergia con ASP - Città di Bologna, ente che ne ha raccolto l’eredità materiale e morale. Infatti, in parallelo, presso la Quadreria di Palazzo Rossi Poggi Marsili, proprietà di ASP, si svolge l’esposizione Un filo lungo secoli. Ricamo e formazione femminile a Bologna dai conservatori agli Istituti Educativi che mette in luce l’attività educativa degli storici istituti pii bolognesi, tra i quali il Conservatorio di Santa Marta o il Conservatorio del Baraccano.

Nel 2021 il merletto Aemilia Ars è stato riconosciuto come patrimonio storico-culturale identitario della città di Bologna De.Co. La sua produzione è custodita da importanti musei esteri, come il Cooper Hewitt Smithsonian Design Museum di New York e il Victoria & Albert Museum a Londra, ma soprattutto da numerosi musei nella città, le cui collezioni legate al movimento possono essere riscoperte in occasione di questa mostra: le Collezioni Comunali d’Arte, il Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini e il Museo della Storia di Bologna.

Il progetto espositivo Aemilia Ars per Bologna. L’arte e la città fa parte di Bologna Estate 2026, il cartellone di attività promosso e coordinato dal Comune di Bologna e dalla Città metropolitana di Bologna - Territorio Turistico Bologna-Modena.

L'immagine coordinata della mostra è stata finanziata dall’Unione europea nell’ambito del Programma Nazionale Metro Plus e Città Medie Sud 2021-2027 - Priorità 7 - Progetto BO7.5.1.1.b I musei come leva di sviluppo turistico e promozione dei talenti.

Le sezioni della mostra

L’ammodernamento di Bologna tra demolizioni e tutela storico-artistica
Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, Bologna vive una profonda trasformazione urbanistica guidata dal Piano regolatore del 1889 (Piano Faccioli), che ha l’obiettivo principale di adeguare la città medievale alle esigenze di igiene, mobilità e decoro proprie di una città moderna. Per favorire la circolazione e il risanamento si opta per interventi drastici come l’abbattimento della quasi totalità delle mura urbane trecentesche con l’esclusione di alcune porte, l’apertura della via dell’Indipendenza e lo sventramento del Mercato di Mezzo (vie Rizzoli e Orefici), che ridisegnano il centro della città, ormai soggetta all’introduzione di moderne infrastrutture.
Di fronte a questa furia demolitrice, nel 1899 nasce il “Comitato per Bologna Storica Artistica” animato da figure come Alfonso Rubbiani, che si oppone ad ulteriori demolizioni progettate ai danni di singoli edifici storici e comparti urbani. Tra i vari interventi il Comitato riesce a salvare la maggior parte delle torri medievali dall’abbattimento e a preservare i portici, grazie al lavoro di una schiera di pittori, architetti e disegnatori che sviluppano progetti di restauro molto dettagliati per richiamare l’attenzione sull’importanza di quelle zone destinate alla distruzione. L’obiettivo dichiarato è la salvaguardia del patrimonio storico artistico affinché non sia cancellata l’identità della città. Ogni progetto di valorizzazione e restauro è supportato da una rigorosa ricerca documentaria, favorita già negli anni successivi all’Unità d’Italia dalla riorganizzazione e dallo studio delle fonti storiche, operate anche a Bologna dall’Archivio di Stato e dalla Deputazione di Storia patria.
Si avvia così una stagione di restauri “in stile”, in parte riportando alla luce in modo filologico gli antichi resti, ma anche integrando o reinventando elementi strutturali e decorativi in base al gusto neomedievale e neorinascimentale dell’epoca.

Un’idea di città: dai restauri al Liberty
In seguito all’Unità d’Italia, già nel 1860 viene fondata la Regia Deputazione di Storia Patria per Bologna e le Province di Romagna per lo studio e la divulgazione di documenti relativi a eventi storici accaduti nel territorio. Ne fa parte anche un giovane laureato in giurisprudenza, Alfonso Rubbiani, che diventa in seguito una delle figure centrali per la costituzione della Società Aemilia Ars.
A partire dalla metà degli anni Ottanta dell’Ottocento si distingue come restauratore di edifici storici, ai quali applica un metodo già sperimentato in Francia, in Inghilterra e in altre regioni italiane: riportare un’opera di prestigio al presunto aspetto originario, a costo di demolire le stratificazioni della storia e di ricostruirne alcune parti per conferirgli un aspetto unitario e ipoteticamente simile a quello originario. Gli edifici laici e religiosi medievali e rinascimentali da restaurare vengono scelti tra quelli di maggior rilevanza nella storia della città, con la finalità di conservare la memoria del suo passato.
Il primo intervento così concepito da Rubbiani viene realizzato dal 1883 al 1885 nel castello di San Martino in Soverzano, nella campagna bolognese, appena acquistato dalla famiglia Cavazza, ma che aveva avuto un ruolo importante all’epoca della signoria dei Bentivoglio. Ma il cantiere decisivo per la maturazione del pensiero che porta alla fondazione dell’Aemilia Ars è quello della chiesa di San Francesco a Bologna, tra il 1886 e il 1899. L’edificio gotico duecentesco, rimaneggiato nel corso del XVIII secolo e molto danneggiato dall’uso improprio subito in seguito alle soppressioni napoleoniche, aveva perso le decorazioni originarie dell’interno, in particolare nelle cappelle dell’abside. Gli interventi sono preceduti da un’accurata ricerca sui documenti antichi per orientare le scelte di ripristino. Queste esperienze spingono Rubbiani a disegnare lui stesso o con l’aiuto di artisti i nuovi elementi strutturali e decorativi da realizzare. Per la loro esecuzione identifica un gruppo di artigiani con diverse specializzazioni, in grado di applicare le competenze tramandate da generazioni, che vengono coinvolti anche in alcune fasi della progettazione.
L’organizzazione messa a punto dà vita a una “gilda” di impronta medievale, ispirata al movimento inglese Arts and Crafts di William Morris: una corporazione di artisti e artigiani, il cui lavoro è idealmente espressione della sensibilità e del gusto di tutto il popolo. Si costituisce così il primo nucleo di artigiani coinvolti in seguito nell’esperienza commerciale della società Aemilia Ars.

Gli artisti e gli artigiani. I progetti degli artisti e lo sviluppo dell’artigianato artistico
La società per azioni Aemilia Ars, fondata il 3 dicembre 1898 a Bologna, si costituisce per dare continuità all’esperienza nata nei cantieri di restauro dei monumenti storici e per indirizzare le straordinarie capacità manuali degli artigiani verso prodotti di elevata qualità estetica. Gli artisti che hanno costituito già la ‘gilda’ e altri della nuova generazione predispongono disegni tratti da un repertorio assolutamente innovativo, seppur nato per far rivivere l’antico. Tra loro Alfredo Tartarini (1854-1905), Augusto Sezanne (1856-1935), Achille e Giulio Casanova (1861-1948 e 1875-1961), Giuseppe De Col (1863-1912), Alberto Pasquinelli (1872-1928) progettano sculture, ferri battuti, ceramiche, piccoli arredi in marmo e legno, suppellettili di oreficeria, vetri ecc. Nel 1899 la società bandisce ventiquattro concorsi per nuovi progetti di oggetti moderni, funzionali ed economici da produrre, valorizzare e commercializzare; ben otto categorie sono dedicate alle lavorazioni in metallo, dato che, seguendo le tendenze europee, l’utilizzo del ferro battuto è considerato sinonimo di modernità, in grado di coniugare funzionalità e raffinato decoro negli oggetti della quotidianità.
La società si costituisce con il finanziamento di un comitato di azionisti privati e pubblici, che in parte avevano già sostenuto i progetti di restauro edilizio. Il presidente Francesco Cavazza è mosso da ideali culturali e filantropici, che si impegna a diffondere anche all’estero per promuovere una rivoluzione necessaria nel gusto, nella produzione industriale e nel rapporto con la manodopera, che deve essere istruita, qualificata e adeguatamente retribuita.
Aemilia Ars riscuote un grande successo alle esposizioni nazionali e internazionali, ma i prodotti non riescono a trovare un sufficiente sbocco commerciale. Così la società si scioglie alla fine del 1903. Ma il gusto è definitivamente cambiato e sia gli artisti che gli artigiani, che hanno aderito a questo innovativo progetto, continuano negli anni successivi a sviluppare quelle idee e quei processi produttivi di industria artistica.
Rimane attivo il solo dipartimento dei merletti e ricami, fondato nel 1900 e condotto da alcune nobildonne guidate dalla moglie del presidente, Lina Bianconcini Cavazza. Questo settore sarà per decenni un vero e proprio successo commerciale e darà continuità al modello di lavoro e al marchio dell’Aemilia Ars.

Formazione e dignità del lavoro per il successo di Aemilia Ars
Il progetto Aemilia Ars diventa un’opportunità per la formazione scolastica dei giovani dei ceti popolari e della piccola borghesia, che devono diventare una manodopera altamente qualificata e aggiornata tecnologicamente. Aemilia Ars commercializza direttamente le produzioni migliori eseguite per esempio nella scuola di legatoria dell’Istituto dei Salesiani a Bologna e a Faenza sostiene i corsi della ceramica dipinta e del ferro battuto della Scuola di Arti e Mestieri.
Da quando nel 1904 la produzione della società si limita alla biancheria per la casa e per la persona, la contessa Cavazza coinvolge maestre delle scuole elementari pubbliche e private, le insegnanti dell’Istituto femminile d’Arti e Mestieri Regina Margherita (poi Elisabetta Sirani), del Conservatorio (orfanotrofio) di Santa Maria del Baraccano e le suore del Sacro Cuore, in modo da educare anche le bambine e le fanciulle ad apprendere una disciplina artistica e un mestiere. Viene insegnato il merletto ad ago a punto in aria, particolarmente laborioso, altri tipi di merletto di più rapida esecuzione e ricami tradizionali, che utilizzati insieme rendono unici i capi. Per affinare il gusto, la passione per il lavoro e il senso critico delle lavoranti di ogni età sono sempre spiegati nei dettagli i soggetti dei disegni, spesso ispirati ad antichi libri di modelli.
Nel 1905 la società dà lavoro a oltre un migliaio di donne, della città e della campagna. I guadagni non garantiscono uno stipendio, ma il lavoro può essere svolto durante il tempo libero, costituisce un’integrazione per il reddito familiare e favorisce l’elevazione del ruolo della donna e la consapevolezza nelle proprie possibilità.
Per garantire il successo pluridecennale di questa attività la contessa Cavazza organizza anche una rete di promozione e vendita in Italia e all’estero, per lo più gestita da donne; ma impone a chi insegna e lavora per Aemilia Ars riserbo e fedeltà, per evitare la diffusione di una produzione parallela esterna all’organizzazione. Questo protezionismo, con grande fatica, viene applicato fino allo scoppio della seconda guerra mondiale; riesce a garantire un’elevata richiesta del prodotto grazie anche all’esclusività dei disegni, sempre nuovi e aggiornati sul gusto del tempo, realizzati da artisti come Alfredo Tartarini, Alfonso Rubbiani, Guido Fiorini. Quest’ultimo in particolare si rivela un poliedrico creativo, capace di predisporre disegni per i progetti di restauro, per i monumenti patriottici e per i modelli esecutivi per merletti.

Programma eventi

Conferenza
Martedì 9 giugno 2026 ore 17.00
La Quadreria di ASP Città di Bologna | Palazzo Rossi Poggi Marsili, via Marsala 7, Bologna
Tradizione e dispersione dei saperi: l’esempio virtuoso della trasmissione della tecnica del merletto Aemilia Ars
Con Paola Lesti (Associazione Il Merletto di Bologna) e Maria Pia Breviglieri (Associazione Il punto antico di San Giovanni in Persiceto); modera Silvia Battistini (direttrice Musei Civici d’Arte Antica)
Ingresso: libero.

Visite guidate alla mostra
Sabato 6 giugno 2026 ore 11.30 (ingresso gratuito in occasione di Bologna Portici Festival)
Venerdì 26 giugno 2026 ore 17.30
Mercoledì 8 luglio 2026 ore 17.30
Mercoledì 29 luglio 2026 ore 17.30
Mercoledì 2 settembre 2026 ore 17.30
Ingresso: biglietto museo.