Ado Brandimarte / Claudio Zorzi – Ritorno alla Madre

Palermo - 05/03/2022 : 05/04/2022

una mostra dedicata a due giovani artisti, Ado Brandimarte e Claudio Zorzi, all’interno di un progetto di scambio e collaborazione con gli artist run spaces Via Gulli 37 (Torino) e Officine Brandimarte (Ascoli Piceno).

Informazioni

  • Luogo: LA SIRINGE
  • Indirizzo: Via Merlo 28 - Palermo - Sicilia
  • Quando: dal 05/03/2022 - al 05/04/2022
  • Vernissage: 05/03/2022 ore 18
  • Autori: Ado Brandimarte, Claudio Zorzi
  • Curatori: Tabea Badami
  • Generi: arte contemporanea, doppia personale
  • Orari: 5 marzo – 5 aprile 2022, su appuntamento

Comunicato stampa

La Siringe prosegue la sua attività espositiva presentando, sabato 5 marzo 2022, una mostra dedicata a due giovani artisti, Ado Brandimarte e Claudio Zorzi, all’interno di un progetto di scambio e collaborazione con gli artist run spaces Via Gulli 37 (Torino) e Officine Brandimarte (Ascoli Piceno).

La mostra Ritorno alla Madre scaturisce da una riflessione intorno alla pittura e alla scultura intese come espressione di un sentire naturale e arcaico, ispirandosi nel titolo alla ricerca incessante di Boccadoro, protagonista del romanzo Narciso e Boccadoro (1930) di Hermann Hesse



«Ritornare in un luogo, fisico, mentale o spirituale – scrive la curatrice – è un atto che si origina a partire da un richiamo, una forza di attrazione, un sentimento di appartenenza. Il richiamo che muove i passi di Ado Brandimarte e Claudio Zorzi li induce a ritornare a una Madre primigenia, un’Eva, una dea apparentemente spirituale, che esige lavoro, pazienza e disciplina.

Una Madre che può essere anche chiamata Spontaneità, la quale si serve delle mani degli artisti per esprimere la propria voce, per uscire dalla transitorietà e dalla mutabilità della vita, incarnandosi in immagini pittoriche e corpi scultorei frammentati.

L’idea di un ritorno, tuttavia, non deve essere intesa come il volgersi nostalgico a un passato mitico né tantomeno nei termini di una fuga nelle braccia della tradizione. Non è verso un’identità perduta che si indirizza la ricerca dei due artisti ma verso un’identità autentica, senza il timore che il termine “identità” possa rievocare fantasmi nazionalisti.

Nel corso della storia dell’arte più recente, infatti, la questione del “ritorno alla pittura” e ai media artistici tradizionali, il porre l’accento sulla manualità artigianale, sono stati affrontati sia dall’Arte Povera, in senso anticonsumista e antindustriale, sia dalla Transavanguardia italiana, in chiave postmoderna. Eppure, il passato a cui guardano Brandimarte e Zorzi si colloca in un’epoca di gran lunga più remota, ancestrale, in quella età della pietra antica che vide il pittore/cacciatore ricorrere alla pittura come primo strumento di espressione.

Il loro sguardo si rivolge dunque alla dimensione della caverna, alle pareti graffiate e dipinte con immagini di possenti bisonti, agili cavalli, maestosi mammut, non realizzate a fini decorativi o contemplativi ma cariche di poteri magici. Cosicché la pittura, nascendo come strumento magico in grado di influenzare la realtà, si configurava come una pittura di azione, al pari della scultura a scopo propiziatorio, trasformando la caverna in un luogo sacro.

Restano tutt’oggi i residui di questa accezione magica dell’arte, nella sua capacità di sovvertire i piani temporali della realtà, legando il presente al futuro tramite il passato che funge da ponte. Un passato che Brandimarte e Zorzi cercano di percorrere risalendo alle origini, proprio come Boccadoro, percorrendolo sino alla fonte per poter meglio comprendere il presente e intuendo, non con parole ma attraverso immagini molteplici, che l’arte è una sorgente materna. Essa, tuttavia, non si risolve interamente nel mondo materno. È un’unione del lato materno e paterno della vita, della voce più profonda del sangue e della sfera dello Spirito, della coscienza e del mondo dei sogni.

In fondo, lo stesso Narciso aveva compreso, osservando Boccadoro, che le nature “dotate di sensi forti e delicati, gli ispirati, i sognatori, i poeti, gli amanti” sono diversi dai pensatori che spesso li guidano. “A voi appartiene la ricchezza della vita, a voi il succo dei frutti, a voi il giardino dell’amore, il bel paese dell’arte. La vostra patria è la terra, la nostra l’idea. Il vostro pericolo è di affogare nel mondo dei sensi, il nostro è di asfissiare nel vuoto. Tu sei un artista, io un pensatore. Tu dormi sul petto della madre, io veglio nel deserto”1, conclude Narciso.»



1. H. Hesse, Narciso e Boccadoro, trad. it. Di C. Baseggio, Mondadori, Milano 2018, p. 38.



Ado Brandimarte (Ascoli Piceno, 1995) vive e lavora ad Ascoli Piceno. Dopo essersi diplomato nel 2020 nel corso di II livello in Scultura e Videoscultura all’Accademia di Belle Arti di Macerata, si configura come uno dei fondatori dell’artist run space Officine Brandimarte di Ascoli Piceno. La sua ricerca è indirizzata verso un recupero della figurazione attraverso la tecnica della formatura, che possa unire il fare artigianale a un’operazione di carattere concettuale. Tra le mostre più significative: Existence is Co-Existence, MoCA Feast, a cura di Antonello Tolve, direzione artistica di Antonio Giusti, sez. Past and Present, chiesa di Santa Maria degli Aròli, Monsano (AN), 2021; Artisti per Alyna, a cura di Massimo Magurano, Palazzo Albertini, Forlì, 2021; PARATISSIMA. Ѐ una vita che ti ri-cerco, a cura di Rosanna Accordino, ARTiglieria Contemporary Art Center, Torino, 2021; Group Show!, a cura di Brice Coniglio e Andrea Raviola, ViaDellaFucina16 Condominio-Museo, Torino, 2019.



Claudio Zorzi (Gioia del Colle, Bari, 1989) vive e lavora a Torino. Formatosi in un primo momento nel corso triennale di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Bari, nel 2016 si specializza in Arti Visive Contemporanee presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino. Nel 2020 contribuisce insieme ad altri artisti alla fondazione di Via Gulli 37 a Torino, un’associazione culturale no profit per l’arte emergente. La sua pratica pittorica tenta di registrare, attraverso il ritratto, la compenetrazione tra energie opposte e complementari su cui poggia l’interiorità umana, immersa nel costante fluire del tempo. Tra le mostre più significative: The passing, a cura di Milena Becci, Galleria Zamagni, Rimini, 2021; Abbiamo invitato un pò di artisti nello spazio, a cura di Osservatorio Futura, Via Carena 20, Torino, 2021; Group Show!, a cura di Brice Coniglio e Andrea Raviola, ViaDellaFucina16 Condominio-Museo, Torino, 2019; Tutto a posto tutto bene, a cura di Camilla Brivio e Giacinto Di Pietrantonio, Galleria Nazionale di Cosenza, 2019.



Tabea Badami (Alcamo, 1994) dopo aver studiato Pittura ed essersi specializzata in Didattica dell’Arte e Mediazione Culturale del Patrimonio artistico all’Accademia di Belle Arti di Palermo, si iscrive nel 2021 nel biennio magistrale in Storia dell’Arte presso l’Università degli Studi di Palermo. Formatasi tramite l’Osservatorio Arti Visive, un organismo di ricerca e di progettazione curatoriale fondato a Palermo 2008 da Daniela Bigi, Toni Romanelli e Gianna Di Piazza in seno all’Accademia di Belle Arti di Palermo, nel 2021 risulta tra i vincitori della 1a ed. di A Priori. Nel 2018 inizia collaborare con “Arte e Critica” e il suo supplemento “Arte e Critica City”, mentre dal 2019 fa parte della redazione. Tra i testi più recenti: “Carla Accardi. Un racconto appena sussurato", in G. Ingarao, E. Valenza (a cura di), Almanacco delle artiste di Sicilia. Percorsi esplorativi dalla seconda metà del XX secolo, Kalós Edizioni, Palermo 2021; Cuba Pre Mundo. La voce della foresta, in “Arte e Critica”, 2020/2021, n.95; Lara-Vinca Masini e la memoria del futuro, in “Arte e Critica”, 2020/2021, n.95.; L’ipoderma dei luoghi antropologici. Gianfranco Maranto / Giovanni De Cataldo, in “Arte e Critica”, 2019, n.94; Would have been. Modalità condizionali e condizionate di esistenza, in “Arte e Critica”, 2019, n.93.



La Siringe è un luogo destinato all’arte situato nel centro storico di Palermo, nato dal pensiero e dalla volontà di tre giovani artisti: Enzo Calò, Gabriele Massaro e Davide Mineo. Ispirandosi nel nome all’organo vocale presente negli uccelli, appunto la siringe, in relazione sia alla sua collocazione topografica, ossia via Merlo, e alla sua originaria destinazione d’uso (una sala di registrazione), l’artist run space vuole essere uno spazio in grado di generare e ospitare bellezza, un “bello” intenso non levigato e imbalsamato, piuttosto grezzo e vivo, guidato da un istinto colto e misurato da pensieri consapevoli. Una forma di resistenza e avanguardia, una cassa di risonanza libera, capace di amplificare i silenzi e armonizzare i rumori. Un contenitore che diventa a sua volta contenuto fluido, carico di energia e carattere.



Si ringrazia Simone Brockmann per il prezioso contributo.