Antonio Bertoni – Figure II

Cesena - 30/04/2022 : 04/06/2022

mostra Figure II dedicata alle recenti opere di ANTONIO BERTONI, alla presenza dell’artista e del curatore GIAN RUGGERO.

Informazioni

Comunicato stampa

A Cesena, sabato 30 aprile 2022, alle ore 17.00 presso IL VICOLO GALLERIA ARTE CONTEMPORANEA, verrà inaugurata la
mostra Figure II dedicata alle recenti opere di ANTONIO BERTONI, alla presenza dell’artista e del curatore GIAN RUGGERO
MANZONI. Introduce gli ospiti l’architetto Marisa Zattini.
ANTONIO BERTONI (Faenza 1999) si è diplomato al Liceo Artistico di Forlì e sta frequentando l’Accademia di Belle
Arti di Bologna, corso di Pittura. Pittore programmaticamente figurativo, utilizza il colore nero per comporre opere,
dedicate esclusivamente alla figura umana, rispettose e consapevoli della grande tradizione dell’arte

Tra le tante opzioni
che l’arte contemporanea offre, Bertoni ha scelto quella figurativa per rimanere ancorato a una originaria
vocazione umanistica dell’arte. Le sue “figure”, volti o più complesse composizioni di corpi, intendono ribadire
quella insignificanza del soggetto e quell’atteggiamento antieroico che hanno caratterizzato l’arte del XIX e XX secolo.
Notato da Silvano D’Ambrosio, Bertoni ha tenuto una mostra personale nel 2021 al Museo Civico Giuseppe Ugonia
di Brisighella curata dallo stesso artista che ne ha messo in luce la precocità e sottolineato «il monocromatismo nero
che è̀ onirico e induce alla reminiscenza e come le persone che ci parlano in sogno non hanno bisogno
di aprir bocca, così̀ queste figure ci raccontano un sentire che non necessita di parole, perché e la
pittura è silenzio intelligente pieno di voci e di volontà di luce». Concludendo che «certamente si
agitano ancora nel suo giovane petto molte rivoluzioni, ma sono certo che sia già̀ nato in lui
il suo maestro».

In questa occasione, Bertoni sviluppa le sue “figure” alla ricerca di intimi segreti, meraviglie, un qualcosa di insospettato,
il breve lasso di tempo in cui ogni cosa è perfetta e l’intersezione tra vita quotidiana e teatralità. Gian Ruggero Manzoni,
curatore della mostra, scrive, relativamente alle sue opere di un «teatro delle ombre, tracciato in superficie con gestualità
veloce, con indubbio equilibrio architettonico e con sapienza oserei orientale che ci conduce in un luogo di memorie
perdute, di meraviglie lontane, di attimi sospesi, di rivelazioni improvvise, di collegamenti con immagini sognate,
sussurrandoci che (forse) noi, esseri umani occidentali, abbiamo smarrito un qualcosa di importante e che anche
solo un brandello di memoria riacquistata potrebbe ricomporre quel mosaico che sia il crollo delle idealità, sia la perdita
dei valoriclassici, sia la morte del sacro hanno riportato a un ammasso di inutili tessere». La pittura di Bertoni,
sottolinea inoltre Gian Ruggero Manzoni, «si insinua tra il finito e l’infinito, tra l’insinuante e il celato, tra
una bellezza ricercata e il dramma dello sgradevole e immorale presente umano» e le sue “ombre” non
sono «parvenze bensì la diretta testimonianza di come oggi percepiamo il concreto e la cartina da
tornasole dello spazio di significazione dell'inatteso, quindi non di ciò che crediamo
inesorabilmente perduto ma di quello che ancora forte, ancora robustamente primigenio,
nel ventre ancestrale di tutti noi risulta solo nascosto».
Tutte le opere presenti in mostra sono state eseguite con colore ad olio nero su carta da spolvero con imprimitura, montata su
pannello di MDF.