61. Biennale Arte – Padiglione Pakistan
“Punj•AB: A Sublime Terrain” è una grande mostra personale di Faiza Butt, curata da Beatriz Cifuentes Feliciano.
Comunicato stampa
Il Ministero del Patrimonio Nazionale e della Cultura della Repubblica Islamica del Pakistan presenta la partecipazione del Pakistan alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, segnando la seconda presenza del Paese in una delle più importanti piattaforme internazionali per l’arte contemporanea, dopo il suo Padiglione Nazionale inaugurale nel 2019.
“Punj•AB: A Sublime Terrain” è una grande mostra personale di Faiza Butt, curata da Beatriz Cifuentes Feliciano, in programma dal 9 maggio al 22 novembre presso l’Ex Farmacia Solveni. Il Ministero del Patrimonio Nazionale e della Cultura ha nominato Yaqoob Bangash Commissario del Padiglione Nazionale.
Concepito appositamente per il padiglione, il progetto rappresenta sia una prosecuzione dell’impegno di lunga data di Butt sui temi dell’identità, della memoria e della rappresentazione, sia un’importante apertura verso nuovi materiali e pratiche collaborative e spaziali. Riflettendo sulla responsabilità di rappresentare il Pakistan in un contesto internazionale, Butt osserva:
“Rappresentare il padiglione nazionale è una responsabilità che mi ha davvero spinto a pensare in un modo in cui non avevo mai pensato prima… Ho dovuto collegare i miei pensieri e le mie emozioni a una premessa più ampia, a una visione più estesa che rappresentasse il mio paese in modo adeguato."
La mostra prende come punto di partenza la regione del Punjab – al tempo stesso una geografia profondamente personale per l’artista, nata a Lahore, e un sito storicamente ricco, modellato da scambi commerciali, migrazioni e interazioni culturali dall’epoca della Civiltà della Valle dell’Indo fino ai giorni nostri. Piuttosto che offrire una narrazione univoca, il padiglione si sviluppa come un percorso stratificato e trans-storico attraverso “capitoli” della storia. In questo modo, il Punjab viene presentato come un territorio generativo, in cui l’abbondanza materiale ha alimentato cicli di invasioni e incontri, producendo una continua contaminazione culturale e crescita.
I visitatori entreranno in uno spazio dominato da monumentali opere tessili. Sospesi come dipinti, questi arazzi trasformano pratiche tradizionali di tessitura, solitamente destinate al pavimento, in campi visivi immersivi. Combinando tecniche come il dhurrie, l’ikat, il jacquard e il cotone filato a mano, le opere sono unificate da colori simbolici, motivi architettonici e composizioni complesse che tracciano l’ascesa e la caduta delle civiltà.
Accanto agli arazzi, il padiglione riunisce dipinti, sculture e video, creando un ambiente multisensoriale che si muove tra riflessione storica e vita contemporanea. Un’installazione video, girata a Shergarh e in una fabbrica di Johar Town, introduce il pubblico al Punjab odierno – ai suoi rituali, al lavoro e alla vita comunitaria – mettendo in dialogo le tradizioni rurali con i ritmi industriali della produzione tessile. Se da un lato un segmento cattura la vita quotidiana e cerimoniale di una piccola città, dall’altro si sposta in una fabbrica, seguendo il percorso della produzione tessile destinata sia all’uso locale sia all’esportazione globale. Una serie di dipinti amplia ulteriormente la ricerca visiva di Butt, includendo un gruppo di ritratti intimi, presentati accanto al opere più grandi dal titolo “Phantasmagoric”, che intrecciano motivi migratori, frammenti architettonici e tradizioni pittoriche in composizioni riccamente immaginative.
La collaborazione rappresenta l’elemento centrale del progetto. Molte opere sono frutto della collaborazione con artigiani del Punjab, le cui tradizioni tramandate, in particolare la tessitura, costituiscono il cuore della mostra. Butt mette attivamente in discussione la marginalizzazione di tali pratiche nel discorso dell’arte contemporanea: “Si tratta di tradizioni artigianali tramandate… ma cambiandone la scala, i motivi, il modo in cui le pensiamo, portiamo questa tradizione più in là e la inseriamo nel contesto contemporaneo.”
In questo senso, “Punj•AB: A Sublime Terrain” non è solo un’esplorazione della storia, ma anche una presa di posizione. La curatrice Beatriz Cifuentes Feliciano afferma: “Le pratiche spesso classificate come “artigianato” non sono periferiche, ma centrali nella produzione culturale contemporanea. Ricontestualizzando queste tradizioni all’interno della Biennale, il padiglione ne afferma il ruolo nelle conversazioni globali su arte, materialità e conoscenza.”
Bilanciando ricerca intellettuale ed esperienza sensoriale, la mostra invita il pubblico a confrontarsi con la consistenza, i ritmi e le storie racchiuse nei suoi materiali, offrendo al tempo stesso una riflessione sul passato del Punjab e una rinnovata immaginazione della sua presenza nell’arte contemporanea.