61. Biennale Arte – Padiglione Haiti

Informazioni Evento

Luogo
PALAZZO ALBRIZZI CAPELLO
Cannaregio 4118 , Venezia, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al
Vernissage
09/05/2026

ore 10

Contatti
Email: amb.italie@diplomatie.ht
Artisti
Enock Placide
Curatori
Mario Savini
Generi
arte contemporanea

In occasione della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, la Repubblica di Haiti presenta Yelena’s Garden, un’installazione dell’artista Enock Placide, a cura di Mario Savini.

Comunicato stampa

Padiglione della Repubblica di Haiti
61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia

Titolo: Yelena’s Garden
Commissario: S.E. Gandy Thomas, Ambasciatore della Repubblica di Haiti in Italia e Rappresentante Permanente presso le Agenzie delle Nazioni Unite con sede a Roma
Curatore: Mario Savini
Espositore: Enock Placide
Sede: Palazzo Albrizzi-Capello Cannaregio 4118

Periodo di apertura: 9 maggio – 22 novembre 2026

COMUNICATO STAMPA

In occasione della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, la Repubblica di Haiti presenta Yelena’s Garden, un’installazione dell’artista Enock Placide, a cura di Mario Savini.

La partecipazione della Repubblica di Haiti alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia si inserisce in una più ampia strategia di diplomazia culturale e dialogo internazionale, volta a promuovere la presenza dell’arte haitiana nei contesti globali e a rafforzare gli scambi culturali attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea.

Yelena’s Garden si configura come uno spazio di attraversamento e di relazione, un campo percettivo in cui pittura, immagine in movimento e interazione concorrono a ridefinire il rapporto tra visibile e invisibile. L’installazione è composta da una costellazione di elementi — tele rettangolari e circolari, un pannello dipinto su due lati, una sfera di vetro e un video — disposti secondo una configurazione esagonale aperta, che non delimita un perimetro fisso ma suggerisce una geometria mentale, instabile e relazionale.
L’opera rifiuta un punto di vista privilegiato e invita il pubblico a muoversi nello spazio, a modificare la disposizione delle opere e a sperimentare assetti sempre diversi. In questo senso, Yelena’s Garden si presenta come un sistema aperto e processuale, in cui l’immagine non è mai definitiva ma si costruisce attraverso il gesto e il tempo dell’esperienza.
Sul piano pittorico, Placide adotta una pennellata delicata e pulsante, che trasfigura una sensibilità naturalistica in un cromatismo intenso. Le tele rettangolari, dedicate alle fasi del tramonto, rimandano a una dimensione fenomenica e quotidiana, mentre le tele circolari, ispirate a fenomeni cosmici, introducono un immaginario più astratto e speculativo. Tra micro-evento terrestre e vastità cosmica si apre una soglia percettiva che attraversa l’intera installazione.
L’interazione del pubblico trova nel pannello centrale il punto di ricomposizione temporanea delle immagini, mentre la sfera di vetro altera la percezione dello spazio, suggerendo la relatività di ogni punto di vista. Questa riflessione trova un’ulteriore estensione nel video, ispirato ai principi della Loop Quantum Gravity, che introduce una dimensione temporale non lineare e dialoga con la materialità pittorica.
In stretta relazione al tema In Minor Keys, l’opera di Enock Placide lavora per sottrazione, per scarti minimi e passaggi graduali, evitando accuratamente ogni enfasi spettacolare o l’affermazione di un sapere dominante e dogmatico. L’installazione privilegia l’ascolto, l’intervallo e la soglia, richiedendo al visitatore tempo, attenzione e una necessaria disponibilità all’incertezza. È un invito a sostare in uno spazio in cui il senso non si manifesta come epifania immediata, ma emerge lentamente attraverso l’esperienza vissuta.
Come afferma lo stesso Placide: “Con quest’opera, con la mia installazione, vorrei ricordare che, nonostante le nostre ricche diversità percepite, siamo in realtà una minuscola forma di vita che prospera nella vastità del cosmo”. Queste parole sembrano attraversare silenziosamente ogni fibra dell’installazione, orientando l’esperienza del fruitore verso una percezione relazionale, umile e non gerarchica dell’esistenza.
Il titolo dell’opera rimanda al concetto di “giardino” come spazio mentale e simbolico: non un luogo decorativo, ma un ambiente di cura, trasformazione e crescita. Un territorio fragile e fertile, da abitare più che da attraversare, in cui il senso non si impone come evidenza ma affiora lentamente attraverso l’esperienza.